donald trump iran nucleare uranio arricchito

A CHE PUNTO È LA NOTTE DEI NEGOZIATI TRA USA E IRAN – IL NUCLEARE RESTA FUORI DALL’ACCORDO PER IL CESSATE IL FUOCO DI SESSANTA GIORNI: DELL’URANIO IN MANO AGLI AYATOLLAH SE NE PARLERÀ DOPO UN’EVENTUALE INTESA CHE RIAPRIREBBE SUBITO LO STRETTO DI HORMUZ (SENZA PEDAGGI) – IL PAKISTAN RISPONDE PICCHE A TRUMP: “L’ADESIONE AGLI ACCORDI DI ABRAMO È INACCETTABILE”. BIN SALMAN FA IL PARACULO SUL RICONOSCIMENTO DI ISRAELE: “È LEGATO ALLA CREAZIONE DI UN ‘PERCORSO IRREVERSIBILE’ VERSO UNO STATO PALESTINESE”. UNA FORMULA VAGA CHE IN REALTÀ NASCONDE UN’APERTURA…

Mohammad Ghalibaf Shehbaz Sharif

IRAN: PAKISTAN, ADESIONE AD ACCORDI DI ABRAMO PER NOI È INACCETTABILE

(LaPresse) - Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha affermato di non ritenere che Islamabad debba aderire agli Accordi di Abramo, che normalizzano le relazioni con Israele, così come richiesto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come condizione per la fine della guerra in Iran.

 

"Personalmente, non credo che dovremmo aderire ad alcun accordo che contrasti con le nostre ideologie fondamentali", ha detto Asif in un'intervista a Samaa TV, "abbiamo una posizione molto chiara: questo per noi è inaccettabile".

 

IRAN: PASDARAN, APERTO IL FUOCO ANCHE CONTRO UN CACCIA USA F-35

MOHAMMED BIN SALMAN DONALD TRUMP

(LaPresse) - Oltre all'abbattimento di un drone statunitense MQ-9, le Guardie Rivoluzionarie hanno aperto il fuoco contro un drone RQ-4 e un caccia F-35, costringendoli a lasciare lo spazio aereo iraniano. È quanto si legge in un comunicato dei Pasdaran, come riporta Iran International.

 

TRUMP VUOLE TUTTI E SUBITO NEGLI ACCORDI DI ABRAMO

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

[…] Donald Trump […]  vuole dimostrare che sta lasciando un medio oriente migliore di come lo ha trovato. Ieri il capo della Casa Bianca ha assicurato che l’accordo con Teheran o sarà grande o non ci sarà, ma sembra essere un’altra l’eredità su cui il presidente americano punta in medio oriente: gli Accordi di Abramo.

 

TRUMP PARAGONA LA SUA POLITICA SULL IRAN A QUELLA DI OBAMA

Da due giorni il discorso si è spostato dal progetto nucleare iraniano che deve essere eliminato al nuovo sistema di alleanza che si può creare in medio oriente. E ieri Trump ha richiesto “in modo vincolante” che tutti i paesi coinvolti nei negoziati con la Repubblica islamica dell’Iran firmino gli Accordi di Abramo e normalizzino le relazioni con Israele.

 

“Chiedo ai miei rappresentanti di avviare e portare a termine con successo il processo di adesione di questi paesi agli storici Accordi di Abramo”, ha scritto Trump sul suo social Truth, rivolgendo la richiesta all’Arabia Saudita, al Qatar, alla Turchia e al Pakistan.

 

Nello stesso post, il presidente americano ha scritto che “sarebbe un onore” se un giorno anche Teheran decidesse di unirsi all’intesa, lasciando intuire una scarsa comprensione dei rapporti nella regione. La Repubblica islamica non ha neppure risposto all’invito, i suoi funzionari erano diretti a Doha per continuare a negoziare.

 

CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA - LA FOTO REALIZZATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUBBLICATA DA DONALD TRUMP PER MINACCIARE L IRAN

L’Arabia Saudita, invece, secondo la Cnn, avrebbe già detto che qualsiasi futuro nuovo rapporto con Israele è legato alla creazione di un percorso irreversibile verso uno stato palestinese. E’ da sempre la posizione di Riad, che usa la formula molto vaga di “percorso verso” che in realtà rappresenta una grande apertura al negoziato: non chiede uno stato palestinese, ma soltanto un iter.

 

Secondo Axios, quando Trump ha telefonato ai leader del Golfo sabato scorso, esponendo l’idea che tutti dovrebbero firmare gli Accordi di Abramo, ha sentito un lungo silenzio dall’altra parte del telefono. Nessuno sapeva cosa dire e Trump ha chiesto: “Siete ancora tutti lì?”.

 

Gli Accordi di Abramo sono stati rivoluzionari e ancora oggi dimostrano di resistere a molti urti, come nel caso del rapporto fra Israele ed Emirati Arabi Uniti, ma, in questo momento, Trump li vede come la medicina in grado di curare una possibile intesa non soddisfacente con l’Iran, che lasci il regime in grado di ferire il medio oriente anche in futuro. Il rischio è di trasformare gli Accordi in un sistema per riparare un danno e rendere tutti responsabili dei futuri rapporti con l’Iran.

trump con netanyahu con i ministri degli esteri di bahrein e emirati arabi uniti

 

NEGOZIATI FRENETICI: IL PACHISTANO MUNIR A PECHINO, GHALIBAF VA A DOHA GOLFO FREDDO SULLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE. SPIRAGLI SULLO STRETTO

Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per "la Repubblica"

 

[…] La priorità adesso è chiudere la guerra con l'Iran e riaprire Hormuz.

 

I negoziati sono in fase avanzata, gli stessi iraniani hanno ammesso che c'è accordo su diversi punti ma restano aperte questioni non secondarie. Ieri i due capi negoziatori iraniani, il ministro degli Esteri Araghchi e il presidente del Parlamento Ghalibaf, sono volati a Doha, in Qatar, dove fino a qualche settimana fa piovevano missili e droni iraniani. Nell'emirato sono bloccati 6 miliardi di dollari di fondi che la Repubblica islamica rivuole indietro.

 

donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 8

La bozza di accordo che si sta negoziando prevede un cessate il fuoco di sessanta giorni, prorogabile, durante i quali gli iraniani si impegnano a riaprire gradualmente lo stretto di Hormuz senza pedaggi (ma senza rinunciare a un nuovo regime di gestione da concordare con i paesi della regione) e a rimuovere le mine, gli Stati Uniti ad allentare il blocco navale.

 

Le trattative sul programma nucleare iraniano inizierebbero dopo: Teheran è disposta a sospendere l'arricchimento dell'uranio per un certo periodo, e potrebbe diluire l'uranio già arricchito o consegnarlo, tutto o in parte, a un paese terzo. Al Arabiya sostiene che potrebbe essere la Cina, ma Teheran avrebbe chiesto garanzie a Pechino dove ieri è arrivato uno dei grandi mediatori di questo negoziato, il maresciallo pakistano Asim Munir, per incontrare Xi Jinping e convincerlo a giocare un ruolo di primo piano in questa partita.

 

JD VANCE CON IL PREMIER PAKISTANO Shehbaz Sharif E IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO MOHAMMAD GHALIBAF

Gli Stati Unti si impegnerebbero a rimuovere le sanzioni e a scongelare i fondi iraniani gradualmente a seconda dei progressi nei negoziati.

 

Si tratta di punti ancora non definiti e che comunque verranno discussi in una seconda fase. Teheran non vuole trattare sulle questioni nucleari senza che prima ci sia la fine della guerra su tutti i fronti, e le notizie che arrivano da Israele, dove Netanyahu è pronto a intensificare gli attacchi sul Libano, raccontano quanto fragile sia l'intera operazione.

 

Anche perché qualsiasi accordo dovrà essere approvato dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei, che vive nascosto in una località protetta e comunica attraverso una farraginosa catena di messaggeri, il che rallenta il processo decisionale, già non lineare. Lo testimonia quello che è successo ieri sera: il presidente Pezeshkian ha ordinato di riaprire Internet internazionale, dopo tre mesi di blackout, ma è stato subito smentito dai media vicini ai Pasdaran per i quali la decisione compete al consiglio di Sicurezza.

matrimoni in iran 6

 

La censura digitale è un aspetto molto sensibile per la stabilità del sistema, che deve affrontare un negoziato complesso dopo due mesi di guerra, con critiche interne dell'ala ultraradicale e una popolazione sfinita. Sull'opportunità di ridare fiato digitale agli iraniani, dentro la Repubblica islamica non c'è consenso.

mohammad baqer ghalibaf 2

 

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