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PUTIN È AVVERTITO: I VOLENTEROSI NON MOLLERANNO L’UCRAINA AL SUO DESTINO, COME HA FATTO TRUMP – L’INCONTRO DI MACRON, MERZ E STARMER CON ZELENSKY ERA UN MESSAGGIO ALLO “ZAR”: DEVE TRATTARE – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “PECCATO CHE IL FORMATO E3+UCRAINA NON VEDA AL TAVOLO L'ITALIA. ROMA È STATA TROPPO ONDIVAGA SULLA NECESSITÀ DI GARANZIE EUROPEE AL FUTURO POST-BELLICO DI KIEV. MELONI E CROSETTO LO NEGHERANNO, MA HANNO FATTO CAPIRE CHE ERA UN AMARO CALICE DA TENER LONTANO IL PIÙ A LUNGO POSSIBILE. GLI ALTRI TRE LEADER, E SOPRATTUTTO ZELENSKY, HANNO BISOGNO DI CHIAREZZA D'IMPEGNO PER METTERE GLI EUROPEI AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

Friedrich Merz ZELENSKY KEIR STARMER EMMANUEL MACRON

In Europa si fanno tante riunioni. Troppe. Poche contano. Quella di ieri a Londra fra i leader di Francia, Germania e Regno Unito col Presidente ucraino è fra quelle. Si colloca a uno snodo cruciale: fra proposta di negoziato bilaterale diretto di Volodymir Zelensky - "facciamola finita" - nyet di Vladimir Putin e defilarsi di Donald Trump.

 

La diplomazia è bloccata. Gli europei, pur protagonisti nel sostegno a Kiev, ne sono stati tenuti ai margini per comune intesa di Mosca e Washington. Macron, Merz e Starmer vi rientrano oggi con un messaggio molto semplice al Cremlino: siamo pronti alla trattativa, ma se, causa il rifiuto russo di sedersi al tavolo, non ci sarà trattativa Mosca-Kiev, l'Ucraina continuerà ad avere tutto il nostro appoggio necessario […]

 

vladimir putin

L'incontro londinese è al tempo stesso un'apertura negoziale e una risposta all'intransigenza di Mosca, non scalfita neppure dalle blandizie affaristiche degli emissari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Peccato che il formato E3+Ucraina non veda al tavolo l'Italia. Declinante o non invitata?

 

Non fa differenza. Roma è stata troppo ondivaga sulla necessità di garanzie europee - di chi altri se Washington si tira indietro - al futuro post-bellico di Kiev. Giorgia Meloni e Guido Crosetto lo negheranno ma hanno fatto capire che era un amaro calice da tener lontano il più a lungo possibile.

 

STEFANO STEFANINI

Gli altri tre leader, e soprattutto il quarto, Zelensky, hanno invece bisogno di chiarezza d'impegno adesso per mettere gli europei al tavolo delle trattative. Un "dopo vedremo" non basta. Quindi tirano avanti senza Italia.

 

Il che risolve anche il problema del "mediatore europeo". Se ci sarà lo saranno loro. Se Putin non lo vuole la guerra, che non sta andando particolarmente bene per lui, continuerà. Disastro per l'Ucraina, ma sempre di più anche per la Russia.

 

Peccato perché l'assenza dell'Italia peserà anche domani. I formati ristretti sono il dramma costante della nostra politica estera. Grande successo quando ci entriamo (G7, gruppo di contatto ex-Jugoslavia), infelice gara ad inseguimento quando ne rimaniamo fuori (negoziato per l'accordo nucleare con l'Iran del 2015). Qui può diventare particolarmente grave.

 

[…]

 

vertice a londra – friedrich merz volodymyr zelensky keir starmer emmanuel macron

Comprensibilmente - siamo in Europa non in Medio Oriente o nell'Indo Pacifico - i leader francese, tedesco e britannico vogliono farvi sentire la voce, o le voci, europee. Questo non varrà solo per la guerra russo-ucraina.

 

Il futuro negoziato sull'Ucraina - prima o poi ci sarà - metterà la prima pietra della futura architettura di sicurezza continentale ed euro-atlantica. Chi siederà a quel tavolo? Gli americani naturalmente, ma senza deleghe in bianco come ai vecchi tempi.

 

Per loro scelta. Donald Trump ha il pregio di essere esplicito. Con lui, gli Usa tutelano principalmente i loro interessi nazionali, vedi l'incontro di Anchorage con Vladimir Putin, a sorpresa e senza alcuna successiva informativa degli alleati, non quelli "atlantici". Fuori dagli E3 oggi, domani l'Italia sarà ai blocchi di partenza di un'altra corsa diplomatica a inseguimento.

 

guido crosetto giorgia meloni alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse

Cosa possono dire i tre leader franco-tedesco-britannici, affiancati da Zelensky? Ripetono che sono pronti a sedersi a un vero tavolo negoziale. L'hanno già detto e lo confermano.

 

Ma la condizione sine qua non è che sia un "vero" negoziato, il che significa avere come interlocutori fondamentali, su un piede di parità, Mosca e Kiev.

 

C'è certamente spazio per altri partecipanti in veste di mediatori, facilitatori, garanti ecc. ma il do ut des della trattativa deve essere fra Russia e Ucraina. Che è quanto Zelensky chiede e Putin rifiuta. A questo rifiuto Londra oggi risponderà: «Caro Vladimir, non vuoi negoziare con Volodymyr e continui invece a fargli la guerra, pardon l'operazione speciale che ha già mietuto tante giovani vite umane russe?

 

murale vladimir putin donald trump

Non ci lasci altra scelta che continuare a sostenerlo. PS: ti saresti dovuto accorgere che è un vicolo cieco da cui non puoi uscire più vincitore di quanto hai già strappato. Incassa e accontentati».

 

 

Il problema di Putin è proprio che non può accontentarsi delle conquiste territoriali già fatte, fra il 2014 e il 2022-26, pari a circa il 20% del territorio ucraino internazionalmente riconosciuto.

 

Non che Kiev lo cederebbe formalmente, ma sarebbe la situazione di fatto con un cessate il fuoco sulla linea del fronte attuale. Che è quanto chiede Zelensky per mettere fine alla guerra. Soluzione coreana - dove dura da settant'anni.

 

vertice dei volenterosi a parigi - friedrich merz emmanuel macron keir starmer Giorgia meloni

[…]  Ma Putin ha posto una posta troppo alta. Vuole di più, specie un'Ucraina sottomessa. L'ha detto e ripetuto troppe volte. "Accontentarsi" significa tirarsi indietro e perdere la faccia. […]

 

Quindi deve continuare una guerra che non può vincere. Se non facendo venir meno il sostegno occidentale a Kiev. C'è riuscito, in buona parte, col pezzo più grosso quello americano. Trump non fa più assistenza militare all'Ucraina.

 

Gliela vende. Può ripetere con gli europei? Dove ha amici, come Matteo Salvini e Roberto Vannacci, i governi frenano, ma oggi, da Londra, i tre principali leader, pur tutti a rischio in politica interna, gli dicono di no. Si fa così politica estera. Anche per arrivare al tavolo negoziale.

emmanuel macron donald trump giorgia meloni foto lapressevladimir putin donald trump anchorage, alaska foto lapresse

 

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