QUELL’AVANZO DI BOLLITO DI MERZ L’HA CAPITO CHE L’UNICO MODO PER FERMARE PUTIN E’ CON LA FORZA? FRANCIA E REGNO UNITO SCHIERANO 1500 SOLDATI NELLE PRIME ESERCITAZIONI MILITARI DELLA COALIZIONE DEI VOLENTEROSI, PREVISTE IN POLONIA, QUESTO AUTUNNO. IL CANCELLIERE TEDESCO MERZ TENTENNA (MENTRE LA MELONI SI SFILA) - COME LEGGERE L’ESITAZIONE DI BERLINO, PRIMO FINANZIATORE DI KIEV? DA QUATTRO ANNI, NESSUN PAESE DELL’EUROPA “OCCIDENTALE” È SFIDATO COSÌ APERTAMENTE DA PUTIN COME LA GERMANIA (NEL MIRINO DI "ATTACCHI IBRIDI"). PERÒ, QUANDO SI TRATTA DI AFFRONTARE DIRETTAMENTE I RUSSI, NESSUN CANCELLIERE TEDESCO, DALLA MERKEL IN POI, RINUNCIA ALLA CAUTELA…
Mara Gergolet,Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera” - Estratti
Mille e cinquecento soldati francesi e britannici prenderanno parte alle prime esercitazioni militari della coalizione dei Volenterosi, in Polonia, questo autunno. «Ottobre e novembre», ha precisato il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo nel corso dell’ultima riunione ibrida di lunedì, che si è svolta in parte a Kiev e in parte in videoconferenza. I media polacchi parlano di «Fort Macron» a proposito delle infrastrutture che, anche dopo le manovre, potrebbero ospitare soldati francesi.
Se Francia e Regno Unito saranno protagoniste delle esercitazioni, altri Paesi come la Germania tentennano, mentre senza sorpresa l’Italia ha già chiarito che non lo farà, anche perché Macron ha sottolineato che «le esercitazioni su vasta scala dimostreranno la prontezza operativa della coalizione e la sua capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità».
Le manovre di questo autunno quindi sono una prova generale in vista dell’impiego della «Multinational Force Ukraine (Mnf-U)», il contingente di truppe da dispiegare in Ucraina una volta raggiunto l’ipotetico cessate il fuoco: finora solo Londra, Parigi e i Paesi baltici si sono dichiarati pronti a inviare soldati in Ucraina, mentre l’Italia ha sempre dichiarato che non lo farà.
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Il presidente francese Macron e il premier britannico Andy Burnham, che lunedì ha scelto Kiev per il suo primo viaggio all’estero, sono in prima linea. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz invece a Kiev non è andato. E anche se si è collegato, anche se aveva mandato in avanscoperta il ministro degli Esteri Johann Wadephul due giorni prima, anche se aveva il rituale inizio del «nuovo anno politico» da avviare con tutti i crismi a Berlino, l’assenza si è notata. Nessuno in Germania ha calcato la mano, né i giornali né gli avversari politici, ma l’assenza si abbina a un altro tentennamento.
Mentre Londra e Parigi accelerano sullo scudo antimissile, il cancelliere ancora nega i Taurus: i missili a lunga gittata — al centro di infinite discussioni — che due anni fa Merz, da leader dell’opposizione, invocava e che invece il Merz cancelliere non vuole concedere. Infine, non c’è nessun segnale da parte di Berlino di voler partecipare alle manovre militari d’autunno. E se i tedeschi in passato avevano escluso di mettere gli scarponi sul terreno ucraino, non c’è alcun segnale che abbiano cambiato idea e che si uniranno a francesi e inglesi.
FRIEDRICH MERZ - VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON
Come leggere dunque questa esitazione, tanto più che Berlino è il primo finanziatore di Kiev? O che ha messo in piedi una grande joint venture militare proprio con l’Ucraina? Da una parte, Berlino è schierata al fianco di Kiev, dall’altra però pare rifuggire qualsiasi scontro diretto o indiretto con la Russia.
Eppure, Mosca interferisce continuamente sul suo terreno. Fino al clamoroso attentato sventato, o fallito, all’aeroporto di Lipsia del 14 agosto, su cui il governo mantiene il riserbo: ieri si è saputo che è stato trovato materiale esplosivo in un terzo sito vicino allo scalo.
Nessuno ha puntato il dito sui russi. Merz ieri ha detto che «chi è stato pagherà», spiegando che la Germania «si è ritrovata nel mirino di attacchi ibridi».
Da quattro anni, nessun Paese dell’Europa «occidentale» è sfidato così apertamente da Putin come la Germania. Però, quando si tratta di affrontare direttamente i russi, nessun cancelliere tedesco — neppure quello in carica — rinuncia alla cautela.
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