giuliano amato - sergio mattarella

UNA POLTRONA PER DUE – LA SOTTIGLIEZZA DI AMATO CONTRO LA SCHIENA DRITTA DI MATTARELLA – PER L’EX PREMIER SI MUOVONO FINANZA, CIRCOLI, FONDAZIONI E VECCHI LEADER – MATTARELLA INVECE A STENTO CONOSCE RENZIE

Francesco Merlo per “la Repubblica”

 

AMATO o Mattarella? Mattarella è l’antimafia che Sciascia definirebbe “non professionista”. Mai, infatti, nell’Italia dei cognomi ha approfittato del fratello Piersanti, il presidente della Regione che nel 1980 fu ucciso dalla mafia perché voleva «mettere la Sicilia con le carte in regola».

SERGIO MATTARELLASERGIO MATTARELLA

 

Amato è invece il «craxiano» che ha dato una soluzione onesta alla disonestà e dunque porta con dignità quell’aggettivo tenebroso e senza mai lamentarsene, anche quando viene caricato di pesante ironia, se non addirittura di disprezzo.

 

E Giuliano è dappertutto, mentre Sergio non sta da nessuna parte, il primo è il ragno che tesse la tela delle solidarietà, il secondo è il signore del riserbo. Una volta, tanti anni fa, Sergio Mattarella mi disse di ammirare molto il poeta Camillo Sbarbaro «che voleva scendere dal marciapiede per evitare che il rumore dei passi richiamasse l’attenzione».

 

GIULIANO AMATO CON TOM E JERRYGIULIANO AMATO CON TOM E JERRY

Amato, invece, trova sempre la riposta giusta nel momento giusto, è un teorico ma con un grande senso pratico che è la punta estrema dell’astuzia. Una volta — era presidente del Consiglio — mi rinfacciò un articolo nel quale avevo preso in giro il suo battutismo a raffica, una vera frenesia con i giornalisti, una sorta di allegria del potere: «Come ha potuto, lei che pure mi conosce, pensare che la poltrona mi dia gioia? La verità è che quando esco dal Consiglio dei ministri io sono contento perché finalmente è finito. Lo considero infatti un impegno estenuante, con gli orari da rispettare, un ordine del giorno da esaudire, la facondia altrui da contenere… Insomma, quando finisce sono contento. Allora scendo, trovo i suoi colleghi giornalisti, che in genere sono giovani, e mi rilasso perché si ricrea lo stesso clima dei seminari universitari, un clima di scherzo e di leggerezza, di goliardia e di simpatia. Per distrarti dalla politica diventa romantico, consigliava Stendhal».

Lucia Annunziata Giuliano Amato Lucia Annunziata Giuliano Amato

 

Al contrario Sergio Mattarella, come faceva anche il suo amico Martinazzoli, risponde con benevoli suoni gutturali, monosillabi di circostanza: «Dire niente in maniera incomprensibile è un esercizio diffuso. Capisco che riesca difficile accettare l’antidoto del dire niente per essere compresi». Mattarella è uno di quei campioni del silenzio che sono molto più numerosi e importanti di quel che si creda nell’Italia delle chiacchiere, e cito a caso il sardo Berlinguer, il bresciano Martinazzoli, Alessandro Manzoni, Luigi Einaudi, Enrico Cuccia, ma anche Totò, Battisti, Mina... e ancora Sciascia, Bufalino e i Sellerio.

 

Ed è inutile dire che il silenzio è dei solitari, e la sottigliezza è invece seduzione eloquiale, salotto nel senso di comunità intellettuale allegra, spiritosa e trasgressiva. E infatti Mattarella conosce appena Renzi che adesso lo candida a capo dello Stato, forse gli ha parlato due volte, e perciò sta vivendo, in solitudine, giorni di stupore. E invece per Amato si spendono la finanza, i circoli, le fondazioni, i vecchi leader come D’Alema, con le visioni strategiche che sono sempre più “visioni”, vecchi arnesi di scena: la stima di cui gode Amato è pari alle inquietudini che suscita.

 

sergio mattarella sergio mattarella

Il Topolino socialista è infatti passato indenne attraverso tutte le fessure d’Italia, senza farsi mai acchiappare, neppure dal gatto Di Pietro. Il Paperino democristiano invece non ha sponsor ma quando occorre ci mette la faccia e qualche volta ci lascia pure le penne, come nella sciagurata stagione della tv “libera”, quando i pretori spegnevano le antenne di Berlusconi e Craxi le riaccendeva. Mattarella si dimise da ministro della Pubblica Istruzione per non far passare la sciagurata legge Mammì e si meritò quell’odio eterno che oggi rischia di far saltare anche il Patto del Nazareno. Berlusconi insomma non vuole Mattarella perché il passato di un uomo può sempre riprendere la luce del presente. E per la stessa ragione vuole Amato che a Roma nell’agosto del 2000 sfidò a tennis Tony Blair.

 

renzi berlusconirenzi berlusconi

Ma quando si accorse che l’inglese era più bravo decise di giocare in coppia con lui: bacia la mano che non puoi tagliare. Berlusconi sa che un realista così sottile da rimanere innocente, quando non c’è il bene si adatta al male minore: se militi in un partito e accetti le iniquità del capo ne diventi complice, ma se le rifiuti e le denunzi ne diventi il boia. Amato non sarà mai il boia di nessuno. E questo tranquillizza Berlusconi. La schiena dritta del mite Mattarella invece lo spaventa: «Sarebbe un altro Scalfaro» ha detto.

 

I due rivali non si somigliano, ma sono i soli sapientissimi che ce l’hanno fatta nel paese dei professori che, reclutati nelle emergenze, quasi sempre falliscono e sono perciò condannati a lasciare la politica e a tornare a insegnare la politica, sia pure simulando la saggezza perché come volgarmente si dice «chi sa fare fa; e chi non sa fare, insegna».

 

Certamente Amato e Mattarella sanno fare. Mattarellum si chiama infatti la legge elettorale che, per una volta, non abbiamo copiato dall’estero e ci ha portato nel maggioritario, ovviamente all’italiana. E Amato è il leader che all’Italia dei senza misura diede una solidità di bilancio della quale il Paese dovrebbe ancora essergli grato. Mattarella fu il ministro della Difesa che abolì la leva obbligatoria ma anche quello che nel 1999, con D’Alema presidente del Consiglio, sfidò l’impopolarità e mandò i cacciabombardieri in Kosovo a fianco degli alleati.

CRAXI E GIULIANO AMATOCRAXI E GIULIANO AMATO

 

Entrambi sono giudici costituzionali, con competenze e autorevolezza evidenti. E sono sicuramente due coscienze lucide con una memoria personale ricchissima che per un presidente sarebbe al tempo stesso un peso di saggezza e una malinconia di calore, esperienza e spleen di rimpianto. Solo la diversa densità del passato ha fatto di Amato il preferito di Berlusconi e di Mattarella il prescelto di Renzi, pur non essendo né berlusconiano Amato né renziano Mattarella. Nessuno dei due rinnegherebbe se stesso. Ma forse Mattarella non diventerebbe mai un professionista a contratto, per dirla con Craxi.

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