QUIRINALOTTO - RENZI POTREBBE ESCLUDERE DALLA ROSA DEI QUIRINABILI TUTTI GLI EX SEGRETARI, DA FASSINO A VELTRONI - E SPUNTA L’IPOTESI DI UN CANDIDATO DI BANDIERA PER “DIROTTARE” IL DISSENSO E CONTARE I FRANCHI TIRATORI

Carlo Bertini per “la Stampa”

 

renzi veltroni  5renzi veltroni 5

In quel campo minato che è ormai il Pd, il premier comincia ad accarezzare l’idea di indicare un candidato di bandiera per le prime tre votazioni in modo da poter contare i lealisti e i franchi tiratori da subito. Un modo per porre anche un argine a eventuali trappole ordite da dissidenti interni e opposizioni grilline che potrebbero saldarsi segnando sulla scheda un nome diverso. Tanto più che ormai basta una fiammella per scatenare incendi. 
 

dario franceschinidario franceschini

L’ultima grana esplode di buon mattino, quando in aula tutti sono alle prese con le votazioni sulla riforma costituzionale. Una delegazione dei socialisti di Nencini viene ricevuta al Nazareno dai vicesegretari Guerini e Serracchiani e alla fine esce fuori un lancio dell’agenzia Dire che oltre a spiegare l’iter con cui procederà il premier - una rosa di tre nomi sottoposta ai grandi elettori del Pd dopo la consultazione con le altre forze politiche - specifica che di questa rosa non dovrebbero far parte gli ex segretari di partito.

 

Una voce che gira da giorni, ma tra i banchi della sinistra, dove il clima è pessimo, l’equazione che allora verrebbero tagliati fuori nomi come Veltroni, Franceschini e Bersani (magari pure Fassino che guidò i Ds) mette tutti in agitazione. Anche perché non è un mistero che il centrodestra non gradirebbe tecnici, ministri di area ed ex segretari. Insomma non certo un buon viatico per ricucire l’unità del Pd andata in pezzi sull’Italicum.

Debora Serracchiani seduta tra i simboli del PD Debora Serracchiani seduta tra i simboli del PD

 

«Sono entrati tutti in fibrillazione», ammette un dirigente Pd vicino al premier. 
A poco serve una smentita dalla segreteria che bolla come illazioni queste ricostruzioni, seguita a ruota da una smentita degli stessi socialisti. Su facebook Nencini assicura solo che c’è stata condivisione sulla loro indicazione, «forte europeismo, garante dell’unità nazionale, alto profilo». Ma nulla più. Fatto sta che i malumori lievitano. 


In un corridoio della Camera, Pierluigi Bersani fa mostra di superiorità. Gli ex segretari del Pd sarebbero esclusi dalla corsa? «Non so per gli altri, per me certo non è un problema. Punto».

 

renzi bersani jpegrenzi bersani jpeg

Sorride e si allontana. Due ore dopo prima di uscire dalla Camera, prova a lanciare segnali di pace, pur ammettendo di non essere stato convocato dal premier per un incontro. «Noi siamo gente seria, non è che il dissenso sull’Italicum può influire sul nostro comportamento per il Colle».

 

Tradotto, Bersani vuol trattare da una posizione di forza. «Renzi dovrà tenere conto del fatto che siamo 140», dice un colonnello dell’ex segretario. Ma tra lui e il premier è gelo, «non è aria di incontri a due, ha fatto una cosa pesante e ci ha messo la firma», spiegano gli uomini di Renzi: che come segnale di distensione vedrà i gruppi Pd di Camera e Senato lunedì 26 prima dell’incontro con Berlusconi di martedì.
 

Luigi Zanda Luigi Zanda

Il premier quindi dà il via alle danze in un clima infuocato: riunisce il comitato già ribattezzato «i big five», Orfini, Speranza, Zanda, Guerini e la Serracchiani, con i quali esamina appunto l’ipotesi di partire con un candidato di bandiera nelle prime tre votazioni per scoraggiare giochetti.

 

«Noi un candidato del patto del Nazareno non lo vogliamo. Ma Renzi di sicuro ci proporrà un nome su cui non potremmo dir nulla», prevede uno dei bersaniani più realisti. Mentre i più combattivi affilano le armi: «Basta poco a raccogliere le firme per una mozione che obblighi il premier a una verifica della maggioranza di governo in aula per capire se il patto del Nazareno si allarga all’esecutivo. Magari lo faremo chiusa la partita del Quirinale».

 

lorenzo guerini intervistatolorenzo guerini intervistato

Minacce che rientrano nel movimento carsico di avvisi ai naviganti: perfino il voto contrario al Senato della minoranza bersaniana su un emendamento a prima firma Finocchiaro che recepisce gli accordi della maggioranza sull’Italicum viene recepito come un segnale. E intanto le truppe si posizionano: martedì sera pure una settantina di renziani si sono ritrovati a cena in una trattoria trasteverina, presenti la Boschi, Bonifazi, Ermini e Alessia Rotta della segreteria, decine di parlamentari della prima e seconda ora, «per fare spogliatoio» in vista delle grandi manovre.

 

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