alemanno rauti

RAUTI CHE SCOPPIANO - ISABELLA MOLLA ALEMANNO, SI RIBUTTA IN POLITICA CON LA MELONI E RACCONTA LA SUA VITA TRA GIOVANI FASCI, PROIETTILI, I CAMPI HOBBIT, I CONGRESSI CHE FINIVANO A SEDIATE, IL PADRE SCONFITTO DA FINI: ‘A FIUGGI CAMBIÒ L’ANTROPOLOGIA, SIGNORE IMPELLICCIATE E FANCIULLE SILICONATE. ALLA FINE SI PAGA TUTTO. LA CASA DI MONTECARLO? BISOGNA AVERE PIETÀ DEI VINTI. MA UNA CASA REGALATA AL PARTITO SCIPPATA DA UN COGNATO…’

 

alemanno e isabella rauti

 

Luca Telese per la Verità

 

Isabella Rauti torna alla politica dopo due anni.

«Vero. Sono stata nell' esercito».

 

C' era incompatibilità?

«La sospensione della militanza era obbligata. Ma ero in Fdi col cuore, dalla nascita e ci sono rimasta sempre, con o senza tessere».

 

Una donna in grigioverde. Era un incarico simbolico?

«Mica tanto: ufficiale di complemento nella riserva selezionata».

 

Con un sedentario incarico d' ufficio?

gianni alemanno isabella rauti

«Veramente lavoravo in una base Nato. Per regolamento vestivo la divisa da combattimento, cioè la mimetica».

 

Ma sapevano che lei era una Rauti?

(Risata). «Presumo proprio di sì».

 

E che da ragazza cantava «Né Usa né Urss, Europa nazione»?

«Volevamo che l' Europa funzionasse e diventasse una entità forte ed autonoma tra i blocchi. Oggi sarebbero d' accordo anche loro».

 

È approdata nel terzo millennio con la mimetica ma è partita da una sezione del Msi alla tenera età di nove anni...

gianni alemanno con la moglie isabella rauti

«E con orgoglio. Nella sezione di Via Medaglie d' Oro alla Balduina a Roma».

 

Primo incarico?

(Sospiro). «Ramazzare con la scopa».

 

Primo incarico di responsabilità?

«Arrotolare i manifesti. Che come non tutti sanno è una scienza. Mi ha sempre affascinato la preparazione del rotolo».

 

In che senso?

«Se il primo manifesto non è piegato ad arte, non riesci a serrare gli altri».

 

Una metafora della politica?

«Anche. Mi portava mia sorella che era per modo di dire "grande" perché aveva tre anni più di me ed già era attivista».

 

E sua madre?

«Le dicevamo che andavamo a nuoto, una balla. Era convinta che sarei diventata rachitica».

 

La Isabella Rauti di oggi, quarant' anni dopo alimenta la Fiamma di Fratelli d' Italia, mentre Gianni Alemanno si è federato con la Lega. Di nuovo divisi politicamente, di nuovo separati.

«Questa storia è così lunga e complessa che non si può riassumere in una battuta. Produce una sofferenza autentica, vera, che non si estingue».

 

pino rauti

Isabella Rauti (figlia ed erede politica della storia di suo padre Pino) è stata una delle figure più acclamate dell' ultimo congresso di Fdi. Militante, politica, giornalista, professoressa a contratto. Isabella è da sempre una figura importante nel pantheon della destra italiana, tra scissioni, scelte militanti, campagne elettorali e percorsi politici appassionati e difficili.

 

Torniamo per un attimo alle sezioni degli anni di piombo.

«Le nostre erano come le tappe di una via Crucis, con le loro ferite e le loro vittime».

 

Esempio?

«A via Medaglie d' Oro, fu ferito un militante, Enrico Tiano, vivo per un miracolo».

 

Miracolo sanitario?

«Esatto. Il proiettile lo attraversò sfiorando cuore e polmoni, senza perforarli. Ma era come se avesse trafitto tutti noi».

 

Lei è cresciuta in un ambiente rautiano, all' opposizione di Almirante.

«Ho capito cosa rappresentava mio padre a 15 anni, partecipando al primo campo Hobbit di Montesarchio».

SALUTO ROMANO IN ONORE DI PINO RAUTI

 

E cosa capì in quei giorni?

«Mio padre con l' aiuto di Generoso Simeone aveva dato una indicazione chiara: uscire dal tunnel del neofascismo».

 

Cosa significava?

«Costruire un' alternativa intellettuale al reducismo e alla nostalgia. La politica come battaglia d' idee».

 

Una vita nel Msi.

«Ho avuto la tentazione di abbandonare il Fronte per seguire Terza posizione. Ne parlai con mio padre, dicendo che si trattava di una mia amica».

 

Suo padre capì benissimo.

«Ma rispettò il mio disagio. È la grandezza di certi genitori che ti lasciano l' aria per crescere da soli».

 

Ma cosa le consigliò?

SALUTI ROMANI IN ONORE DEL FERETRO DI PINO RAUTI

«"Dì alla tua amica di aspettare prima di fare questa scelta". Così feci, non me ne sono pentita mai».

 

È uscita dal partito dopo Fiuggi, nel 1996...

«Eh no!. È il Msi che è uscito da se stesso».

 

È stata Responsabile cultura e formazione quadri nel vecchio Fdg.

«Provinciale. Entrai nel comitato centrale solo dopo la terribile battaglia del congresso di Sorrento».

 

Quello dove suo padre fu sconfitto e vinse Fini.

«Battaglia memorabile, perdemmo per 100 voti, dopo uno scrutinio scheda per scheda».

 

Che ricordo ha?

«Esperienza bellissima, da figlia e da militante».

 

Proviamo a raccontarla.

NECROLOGIO PINO RAUTI RIFERIMENTO ALLA CASA DI MONTECARLO DI FINI

«Mio padre non alzò un sopracciglio, non si scompose nemmeno quando si capì che era persa».

 

E poi?

«Molti dei nostri erano furibondi, sospettavano brogli. alcuni della corrente volevano menare le mani».

 

Ah.

(Sorriso). «Lei sa che il Msi era un partito molto sanguigno: era un po' una tradizione finire i congressi a sediate».

 

Altro ricordo?

«I militanti più duri che piangevano come bambini».

 

Vinse a Rimini, un anno dopo.

«Ma era una vittoria nata male, con un complotto di palazzo contro Fini».

 

Cosa pensa oggi di come è finita An?

«Sono sempre stata antifiniana. Ma un merito di An fu quello di riportare la destra al governo».

PINO RAUTI E GIANFRANCO FINI jpeg

 

E il prezzo?

«Annacquare l' identità del partito. Da qui è disceso tutto il resto».

 

Cioè i Tulliani e Montecarlo?

«Qui parlo di politica. Il nostro costume è avere pietà dei vinti. Sempre. Però...»

 

Cosa?

«A Fiuggi cambiò l' antropologia. È un fatto».

 

 

Esempio?

«Signore impellicciate e fanciulle siliconate. Alla fine si paga tutto».

 

Almirante a casa era «il» rivale.

«Sì, ma mai nemici. Con rispetto. Mio padre stimava la sua sobrietà, che era anche la nostra».

 

Quanto ha sofferto per la casa di Montecarlo?

PINO RAUTI DURANTE UNA CAMPAGNA ELETTORALE jpeg

«Da missina non potevo che esser scandalizzata. Una casa regalata al partito scippata da un cognato».

 

La scissione tra An e Fiamma portò alla prima separazione con Alemanno.

«Lui scese la prima, io la seconda: la politica era una forma totalizzante, eravamo una coppia che viveva di passione e militanza. Saltammo per aria».

 

Vi separaste per 7 anni.

«Poi ci siamo rimessi insieme e siamo andati avanti».

 

Lei si iscrisse ad An.

«Fui riaccolta dalla comunità della Balduina. Era un tentativo di ritorno a casa».

GIANNI ALEMANNO E ISABELLA RAUTI FIGLIA DELLO STORICO LEADER DELL MSI PINO RAUTI NEL GIORNO DELLE LORO NOZZE A ROMA IL GIUGNO jpeg

 

E poi, oggi, di nuovo distanti. Due case e due partiti.

«Noi siamo ancora tecnicamente sposati. Ci stiamo separando. Ma è stavolta è il contrario, la rottura non è prodotta da un percorso politico. Ci siamo divisi politicamente, dopo averlo fatto sul piano personale».

 

Lei sempre con la Meloni.

«Io sono entrata con convinzione in Fdi nel dicembre 2012. Ero delegata al congresso del 2014».

 

Lei e la Meloni siete amiche.

«Ma questo non c' entra con la stima politica: ha fatto una campagna elettorale incinta e ha fatto un miracolo. Si può vincere anche perdendo».

 

Cos' altro le piace?

«Ha difeso un' idea della politica contro l' orrore di queste leggi elettorali».

 

PINO RAUTI ALLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO jpeg

Non le piace il Rosatellum?

«No. Cambia il rapporto eletto-elettore. Chi vuole votare Luca Telese non può scrivere il tuo nome. Non può scegliere, non può affidarsi. I politici diventano nominati, ostaggi, questuanti».

 

Perché la Lega non le piace?

«Lo dissi in tempi non sospetti: Salvini è un interlocutore ed è un potenziale alleato, ma non può essere un approdo».

 

Perché?

«Per essere di destra bisogna avere una storia di destra, dire e fare cose di destra. Lui viene dai comunisti padani!»

 

Cosa vi divide?

isabella rauti

«Abbiamo una serie di temi comuni ma abbiamo un discriminante sulla questione nazionale. Il referendum in Lombardia e Veneto ha fatto emergere in modo plastico una differenza sostanziale».

 

Però «legge e ordine» sono loro.

«Per me la destra non è mai stata né quello, né Dio Patria e famiglia».

 

Ha cancellato il Nord dal simbolo.

«Non basta cambiare i simboli se Zaia chiede di trattenere i soldi delle tasse in Veneto rompendo la solidarietà nazionale».

 

Ne ha parlato con Gianni?

«Non parlo più di politica con lui. È inevitabile, se sta da una parte e io dall' altra».

 

Si sente un dinosauro nel terzo millennio, con questa storia alle spalle?

fini elisabetta tulliani

«Non mi sento antica, mi sento postmoderna. Arrotolo i manifesti ma sono immersa sui social media».

 

Davvero?

«I social e la politica sono stati cuore della tesi di mio figlio Manfredi. Ne abbiamo parlato per mesi».

 

Scienze politiche?

«La cosa più interessante: la sindrome della "fear" del politico malato dei social, la paura di non essere relazionato con il mondo».

 

Sindrome?

«È una malattia scientificamente definita. Di perderti qualcosa che sta accadendo: vogliono essere dappertutto e finiscono per non ritrovarsi da nessuna parte».

 

Vero.

GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI

«Io vengo da lontano. Però non ho mai avuto il torcicollo. Eravamo così oltre da essere considerati inattuali».

 

Il limite del rautismo?

«Il limite di essere stato in qualche modo profetici».

 

Giorgio almirante con fini GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOfini almirante large fini tulliani

 

CITOFONO TULLIANI A MONTECARLOMONTECARLO TULLIANI ANNA MARIA COLLEONIFini nel con Almirante

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