RENZI RASSICURA LETTA: “NON MI CANDIDO” - SALE LA CURIOSITA’ DI CONTARE LE TRUPPE PD DEL SINDACO (SE FOSSE SOLO UN BLUFF PAROLAIO?)

Fabio Martini per "La Stampa"

Uno pisano, l'altro fiorentino, Enrico Letta e Matteo Renzi lo sanno bene: la fortuna politica di uno può significare la rovina dell'altro. E dunque, finché si può, tanto vale marciare affiancati: ecco perché nella loro chiacchierata a palazzo Chigi, i due hanno cercato un accordo e l'hanno trovato: d'ora in poi - e finché si può - tutte le scelte che riguardano il Pd - primarie, candidature, assetti interni saranno preceduti da una pre-consulto tra i due.

Un patto di non belligeranza, meglio di consultazione che Matteo Renzi non smentisce: «Io ed Enrico siamo amici. Ci siamo trovati d'accordo su tutto, per parte mia ho garantito il massimo appoggio al governo». E anche il presidente del Consiglio, parlando dell'incontro con i suoi, ha confermato la stessa linea: «Con Matteo siamo amici, mi fido di lui». E d'altra parte non è certo la prima volta che i due si parlano: in questi giorni la consultazione è stata continua.

Il vero punto dirimente riguarda la possibile candidatura di Renzi alle Primarie per l'elezione del nuovo segretario del Pd. Il congresso dei Democratici si svolgerà in autunno e dunque entro la fine di agosto si dovrebbe chiarire il campo dei partecipanti. Fino ad oggi Renzi ha ripetuto che lui non ci pensa proprio a candidarsi. Racconta il sindaco di Firenze: «L'ho ribadito anche ad Enrico: non mi candido. E d'altra parte lo capisco: se lo faccio, gli darei fastidio».

Confessione sincera: un Renzi "legittimato" da milioni di elettori di centrosinistra rischierebbe di indebolire assai un presidente del Consiglio alleato con Berlusconi e soprattutto giunto a palazzo Chigi per effetto di una designazione di "palazzo". Ma alla fine Renzi rinuncerà per davvero al prossimo giro? In questo momento, chi lo conosce, giura: Matteo a tutto pensa tranne che a candidarsi segretario del Pd.

E una prova indiretta di questa ferrea volontà sta nella convocazione delle prime riunioni in vista delle elezioni amministrative di Firenze già previste per la primavera del 2014. Ma già in innumerevoli occasioni Renzi ha cambiato idea dalla sera alla mattina. Istintivo, un tempismo diventato proverbiale, il sindaco ha riconosciute doti da sprinter, ma fatica a pianificare strategie a medio termine.

Lo ha dimostrato anche in occasione delle vicenda che ha preceduto l'incarico di formare il governo: nei giorni che hanno preceduto la decisione del Capo dello Stato, il nome di Renzi è entrato nella rosa dei "presidenziabili" e lui, a dispetto di ogni precedente affermazione o previsione, ha lasciato che il suo nome corresse. Certo, poi la sua candidatura è caduta, ma non perché Renzi l'avesse ritirata, ma per un combinato disposto: ostilità di Berlusconi, scetticismo del Capo dello Stato e sordo malumore di una parte del Pd.

L' atteggiamento "compulsivo" che Renzi ha dimostrato nella vicenda-premier, potrebbe ripetersi a fine estate, quando si avvicinerà la scadenza delle Primarie? Riuscirà il sindaco a convivere con un segretario del Pd legittimato e con un presidente del Consiglio sempre del Pd? I personaggi di maggior peso politico del suo giro - tra questi Matteo Richetti e Dario Nardella - lo spingono a lanciarsi, a candidarsi, a prendersi la guida del Pd. Ma Matteo, si sa, decide sempre all'ultimo momento.

Per il momento a Renzi interessa che restino in piedi le Primarie per la premiership, distinte e distanti da quelle per la segreteria del Pd. E anche di questo Renzi ha discusso nel pranzo col nuovo segretario del Pd, Guglielmo Epifani. Impegnato a preparare il nuovo staff.

 

matteo renzi enrico letta pd GUGLIELMO EPIFANI Napolitano - Berlusconi

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