TANTO CONCERTO PER NULLA – MESI DI LOTTE DI POTERE, TRADIMENTI, SCALATE, SOTTERFUGI, INDAGINI, E ALLA FINE MPS TORNA AL PUNTO DI PARTENZA: NIENTE FUSIONE CON MEDIOBANCA, FINISCE IN MANO ALLE COOP E A INTESA SANPAOLO – GIORGIA MELONI AVRÀ ANCHE BENEDETTO L’OPERAZIONE, MA NON POTRÀ GIOIRE NEL VEDERE LA VECCHIA “FINANZA ROSSA” COSTRUIRE IL TERZO POLO CHE IL MINISTRO GIORGETTI AVEVA PENSATO INTORNO A BPM – CALTAGIRONE E DELFIN SI TROVERANNO DILUITI E POCO INFLUENTI NELL’AZIONARIATO DELLA PRIMA BANCA ITALIANA (E SECONDA EUROPEA) – MESSINA E CIMBRI INGIOCABILI, CASTAGNA E LOVAGLIO STRAPAZZATI, ORCEL (PER ORA) NON CLASSIFICATO: CHI VINCE E CHI PERDE...
Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”
Grande è la confusione sotto il cielo della finanza, quindi – almeno per alcuni – la situazione è eccellente. In sintesi estrema e al netto di nuovi colpi di scena, si avvia a vincere Carlo Messina, che con un’offerta da 30,6 miliardi in contanti e azioni della sua banca pare destinato a portare Mps sotto le insegne di Intesa Sanpaolo.
E che, soprattutto, attraverso Siena prenderà Mediobanca e l’ambitissima quota del 13,2% che questa ha in Generali.
Messina creerà così il secondo gruppo creditizio europeo per valore di Borsa e proprio attraverso Mediobanca potrà rafforzare le attività di Intesa-Sanpaolo nella gestione dei patrimoni e nella banca di investimento. E poi, appunto, c’è quel 13,2% di Generali che finora ha consentito a Mediobanca una forte presa sul colosso assicurativo, con i suoi 900 miliardi di asset in gestione […].
Rischia di stravincere, poi, Carlo Cimbri, che viene invitato da Messina a comprare la metà degli sportelli di Mps (Intesa Sanpaolo non può prenderli per motivi di antitrust) e finisce così il lungo traghettamento della sua Unipol dai mari remoti della finanza rossa a un ruolo di pivot nel “terzo polo” creditizio italiano (ma secondo per raccolta e premi), cioè una banca abbastanza grande da fare concorrenza alla stessa Intesa-Sanpaolo e ad Unicredit.
giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse
In modo simmetrico, […] si infittisce la lista degli sconfitti. Nel mondo finanziario rientra nella categoria Giuseppe Castagna, l’ad del Banco Bpm che da anni tesse(va) la rete per costruire il terzo polo attorno alla sua banca.
Domenica sera, mentre si infittivano le voci sulla mossa del rivale Messina, Castagna ha giocato il tutto per tutto facendo approvare dal suo consiglio una proposta a Mps per una fusione alla pari. Ma da ieri, con i soldi di Intesa Sanpaolo sul tavolo, le proposte del Banco-Bpm valgono meno e soprattutto si allontana qualsiasi ipotesi di operazione alla pari, visto che il titolo Mps, che si è allineato all’offerta di Messina, vale il 13% in più.
giuseppe castagna foto lapresse
Si può contare tra gli sconfitti anche l’attuale ad di Mps, Luigi Lovaglio: ha risanato la banca, ha conquistato Mediobanca, ha tentato di svincolarsi dalla presa del grande azionista Francesco Gaetano Caltagirone, ma con l’offerta di Intesa Sanpaolo per lui non ci sarà più un ruolo. […]
È a Roma, comunque, e precisamente tra via XX Settembre e Palazzo Chigi, che si registrano le sconfitte più nette. Quel che succede al ministero dell’Economia, retto dal leghista Giancarlo Giorgetti, è presto detto: la Lega puntava proprio su Banco Bpm per creare il famoso terzo polo.
A tal punto che diciotto mesi fa, quando Unicredit provò a prendere la banca guidata da Castagna, proprio la Lega gli oppose prima una serie di incredibili obiezioni e poi usò l’arma fine di mondo del golden power […]. Adesso il terzo polo, o qualcosa che gli assomiglia, verrà fatto – sotto l’ombra protettiva di Messina – ma dalla vecchia “finanza rossa” delle coop. Un mondo che, sebbene stinto, non è certo prossimo all’area di governo.
E a proposito di governo, par di vedere a Palazzo Chigi una Giorgia Meloni che fa buon viso a cattivo gioco: la più grande banca italiana a presidio delle Generali, tra l’altro grandi acquirenti di Btp e Cct, è una garanzia, certo. Ma l’iperattivismo dell’esecutivo nei mesi in cui si aggiudicava una quota di Mps a chi - come lo stesso Caltagirone e la Delfin di Del Vecchio - l’avrebbe poi usata per conquistare Mediobanca e Trieste proprio con la benedizione del governo, ha finito per produrre poco o niente.
“Così Meloni ha riacceso le banche italiane”, si consolava ieri un titolo online del Secolo d’Italia omettendo che quello che doveva essere un allegro barbecue per alcuni amici adesso è un incendio che Palazzo Chigi non controlla più. E anche gli alleati di un tempo, che hanno costruito posizioni azionarie in Mps, Mediobanca e Generali, ora si troveranno diluiti - e poco influenti - nel capitale della ben più grande Intesa-Sanpaolo. […]
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Caltagirone Lovaglio Milleri
FRANCESCO MILLERI
luigi lovaglio
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
ANDREA ORCEL CARLO MESSINA
FRANCESCO MILLERI
carlo messina (7)



