striscione contestazione lega matteo salvini

“SALVINI DEVE FARSI DA PARTE, C’È IN BALLO LA LEGA” – LA BASE DEL CARROCCIO A NORD SI RIVOLTA CONTRO IL “CAPITANO”, CHE TIRA DRITTO IMPERTERRITO DAVANTI AL CROLLO DEL CONSENSO DEL PARTITO. I DIRIGENTI LOCALI (SINDACI, CONSIGLIERI, REFERENTI PROVINCIALI) TRA LOMBARDIA, VENETO E PIEMONTE, PREPARANO LA CONTESTAZIONE A PONTIDA. E NEL FRATTEMPO LO METTONO ALLA PORTA: “LE COSE VANNO MALISSIMO. SONO ANNI CHE LA STRADA È QUESTA: NON SI PASSA DAL 34 AL 5 PER CENTO DA UN GIORNO ALL’ALTRO. SIAMO STANCHI. COSÌ SIAMO ROVINATI”

LEGA LA FRONDA CONTRO SALVINI ANCHE IN VENETO E PIEMONTE

Estratto dell’articolo di Gabriella Cerami per “la Repubblica”

 

matteo salvini con camicia verde ai funerali di umberto bossi, a pontida

Anche la sempre prudente e regolata Lega piemontese si ribella. Il malumore è trasversale e attraversa tutto il Nord. Del Piemonte se ne è parlato sempre poco. Il segretario regionale Riccardo Molinari, che è anche capogruppo alla Camera, ha sempre cercato di gestire il malcontento internamente pur non facendo mancare il suo disappunto in consiglio federale.

 

Ma il direttivo lombardo, dove sono volati gli stracci, ha avuto un effetto domino. Adesso anche dal Piemonte inizia a emergere il racconto dell'ultimo consiglio direttivo, che ormai risale a un mese fa ma brucia ancora.

 

riccardo molinari agora estate.

Massimo Giordano, segretario provinciale a Novara, ex sindaco della città e assessore regionale, per esempio, è tra coloro che hanno preso la parola. A distanza di tempo racconta: «Ho invitato, insieme a tanti altri, il segretario Molinari a chiedere a Salvini un cambio di rotta. Bisogna tornare a una Lega nordista, quindi occorre un cambio forte».

 

La questione è sempre la stessa: con o senza il segretario? «Sicuramente serve un suo passo di lato». Che tradotto significa che il ministro deve farsi da parte e magari dedicarsi di più al suo ruolo nell'esecutivo e lasciare la gestione del partito ad altri.

 

matteo salvini - pontida 2025

La stessa richiesta […] era arrivata dal consiglio federale lombardo. In pratica Salvini da solo non basta più, «l'uomo solo al comando non ha funzionato». Ma soprattutto l'allargamento della squadra, di cui parla il leader, non può limitarsi ai soli amministratori locali.

 

Molinari è cauto di natura, ma più volte, nei mesi scorsi, ha sottolineato come la Lega abbia un problema legato a una virata eccessiva a destra e il capogruppo, forse, ha visto prima degli altri che Roberto Vannacci sarebbe stato un problema e non una risorsa.

 

Maurizio Fugatti Luca Zaia Attilio Fontana Massimiliano Fedriga

Inoltre sempre Molinari è stato tra i primi a sollevare la questione nordista, cioè di un partito che a suo dire sta trascurando lo zoccolo duro del Carroccio.

 

Un pensiero in linea con le tesi sostenute dall'ex governatore del Veneto Luca Zaia. E anche qui, nella regione del Nord-Est, l'aria che tira dentro il partito è parecchio pesante. Andrea Tomaello, scelto nell'aprile scorso come commissario regionale, voluto dal governatore salviniano doc Alberto Stefani, inizia a traballare e a sentire sulla sua pelle tutte le difficoltà del caso.  […]

 

VIAGGIO NELLA BASE LEGA: “SALVINI CI HA ROVINATO. SALVIAMO UN SOGNO”

Estratto dell’articolo di Francesco Gottardi per “il Foglio”

 

MATTEO SALVINI RICCARDO MOLINARI

Salvini alla porta. Ce lo mettono i suoi. “È nostro dovere dire che le cose vanno male. Malissimo”, la voce leghista che si alza all’unisono dalla Lombardia. “Sono anni che la strada è questa: non si passa dal 34 al 5 per cento da un giorno all’altro. Siamo stanchi. La situazione è sotto gli occhi di tutti: soltanto un gruppo di deputati e senatori continua a fare finta di niente”.

 

Gli yes man del capitano. Istruiti a sostenere che splende il sole anche quando infuria la tempesta. “Dicono a Matteo che tutto va bene, purtroppo però non è così. Sui territori lo tocchiamo con mano giorno dopo giorno, mese dopo mese. Così siamo rovinati”. E qui arriva l’appello ribadito al Foglio a bocce ferme, dopo la riunione del direttivo di venerdì scorso che ha fatto volare gli stracci: “Salvini deve farsi da parte. Siamo stati fin troppo zitti e buoni, ora c’è in ballo la Lega”.

 

MATTEO SALVINI E ROBERTO VANNACCI - PONTIDA 2025

Sono soprattutto i dirigenti locali ad alzare i toni. Sindaci, consiglieri, referenti provinciali: ciò che era stata la storica spina dorsale del Carroccio, prima dell’infelice svolta sovranista.

 

“Questa discesa continua e costante certifica l’incapacità del nostro segretario di ammaliare le folle come una volta”, spiega Renato Pasinetti, primo cittadino di Travagliato (Brescia). “Non sono più risultati accettabili. Di questo passo, presto saremo un partito ininfluente. Non possiamo nasconderci, abbiamo un obbligo morale nei confronti degli elettori. Sono anni che lo ripeto e sempre più colleghi attorno a me condividono queste preoccupazioni. In passato siamo stati ignorati, oggi non siamo più ignorabili: mi auguro che si riesca finalmente ad aprire una discussione vera”.

 

MATTEO SALVINI - ALBERTO STEFANI

Giovanmaria Flocchini, presidente della comunità montana della Valle Sabbia – uno che per intenderci sfoggia “Slava Ukraini” su WhatsApp, alla faccia dei filorussi di destra – invoca il reset di fabbrica. “È finito un ciclo. Bisogna avere il coraggio di mettersi in discussione sia sulla linea politica, sia sulla segreteria”.

 

C’è chi invece è un po’ meno ottimista: l’ex parlamentare Daniele Belotti, pur ribadendo la necessità di un passo a lato da parte di Salvini, centra forse il nodo più ingarbugliato: “Noi militanti lombardi abbiamo detto le cose come stanno, chiaro e tondo. Il fronte è stato aperto: ora si faccia avanti il resto del partito, i suoi pezzi grossi. Qualcun altro deve cominciare a parlare per davvero”.

paolo grimoldi congresso federale patto per il nord

 

[…]  “Lamentarsi fa male al partito”, dice la cricca del vicepremier. “Fa male non farlo”, ribatte la base. “La svolta nazionale aveva una sua logica. Ma abbiamo perso la rotta, senza esportare alcun buon governo: invece di estendere l’efficienza del nord, ci ritroviamo anche qui col clientelismo del sud”.

 

E allora le forze centrifughe si moltiplicano. Paolo Grimoldi, bossiano di ferro ormai fondatore di Patto per il Nord, dice che è pronto “ad accogliere a braccia aperte” i suoi vecchi commilitoni.

 

“Oggi il tema è come salvare la Lega oltre Salvini, e non è scontato. Mancano gli strumenti, l’organizzazione per reagire. Dunque cosa fanno gli altri? Continuano ad attendere il colpo di grazia o hanno il coraggio di lanciare un nuovo progetto politico? Perché Salvini non si farà mai da parte: da buon capitano preferisce affondare a bordo della nave”.

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

Qualche segnale in questa direzione s’intravede: la bozza del governatore Attilio Fontana, per lo statuto di un nuovo partito autonomista; il riottoso nordest che scalpita, aspettando […] una mossa di Zaia o Fedriga. Eppure, in fatto di leadership, nella terra del Carroccio si confida di non dover guardare troppo lontano: “Qualcuno che si sta muovendo noi ce l’abbiamo”, fa notare Pasinetti. “È il segretario regionale Massimiliano Romeo: sta dicendo cose importanti, con il suo stile”. Più della forma, ci vorrà la sostanza.

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