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SALVINI SBANCATO – IL MONDO BANCARIO LASCIA TRAPELARE TUTTA LA SUA INCAZZATURA PER L’ULTIMA SPARATA DEL LEADER LEGHISTA, CHE HA PROPOSTO UNA NUOVA TASSA DEL 5% SUGLI EXTRAPROFITTI DEGLI ISTITUTI: “È GIÀ IN VIGORE UN ACCORDO MOLTO COSTOSO PER LE BANCHE CHE COPRE IL 2026, 2027 E 2028. STIAMO PAGANDO. BASTA CAMBIARE ACCORDI OGNI ESTATE. NE VA DELLA CREDIBILITÀ DEL RAPPORTO FRA STATO E SOGGETTI ECONOMICI” – L’ECONOMISTA DE ROMANIS: “TASSARE CHI GUADAGNA ‘TROPPO’ È SEMPRE UNA SCELTA MIOPE. IL PREZZO DA PAGARE PER IL PAESE È ELEVATO: CHI MAI VERREBBE A INVESTIRE IN UN SISTEMA PRODUTTIVO DOVE IL GOVERNO DECIDE IN MANIERA ARBITRARIA IL LIVELLO ‘ACCETTABILE’ DEI GUADAGNI DELLE AZIENDE?”

1 - LE BANCHE ALLA LEGA: “STIAMO PAGANDO. BASTA CAMBIARE ACCORDI OGNI ESTATE”

Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”

 

matteo salvini a cervia

Lo scontro si è riacceso come tre estati fa, sempre nella settimana di Ferragosto. Da un lato la Lega, dall'altro gli istituti di credito italiani. Matteo Salvini ha lanciato la sfida agli istituti di credito e ha riaperto il fronte degli extraprofitti.

 

«Preferite la patrimoniale sui conti correnti di alcuni o un contributo del 5% sui guadagni miliardari delle banche?», ha detto il leader della Lega dal palco della Versiliana a Marina di Pietrasanta.

 

[…]  La risposta del settore gela le ambizioni del vicepremier. «Ne va della credibilità generale del rapporto fra Stato e soggetti economici», dichiara una fonte bancaria di alto livello sotto esplicita richiesta di anonimato. Ne deriva che la tregua estiva tra politica e finanza è finita.

 

antonio patuelli

Il segretario del Carroccio sceglie la vigilia di Ferragosto per rimettere sul tavolo un tema divisivo per l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La strategia di Salvini punta a tracciare una linea di demarcazione in vista della manovra d'autunno. Dal suo punto di vista, il dovere del governo è chiedere un esborso aggiuntivo alle banche, denunciando il silenzio della sinistra. E il bersaglio grosso resta il bacino dei profitti bancari.

 

Le reazioni nei piani alti della finanza palesano irritazione per i toni dell'uscita leghista. I banchieri mantengono il riserbo pubblico, e in particolar modo l'Associazione bancaria italiana (Abi), ma a microfoni spenti le parole sono taglienti. «Non stiamo facendo alcuna dichiarazione di alcun genere, anche perché, come noto, è in vigore un accordo molto costoso per le banche che copre il 2026, 2027 e 2028», spiega una fonte vicina al dossier.

 

MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Il comparto respinge l'ipotesi di un nuovo prelievo. «Abbiamo già pagato la prima tranche del 2026», fa notare la fonte, ricordando il peso politico degli attori coinvolti. L'accordo, del resto, è stato preso alla presenza del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e del viceministro Maurizio Leo.

 

 

Il riemergere di pressioni fiscali risulta inaccettabile. «È incredibile che ogni estate si torni fuori con storie analoghe. Sarebbe assurdo che ci sia una nuova versione», evidenzia un secondo banchiere interpellato, avvisando l'esecutivo sui rischi sistemici e sulla potenziale rottura del patto di fiducia. […]

 

tassa sugli extraprofitti delle banche

«Quello che dice Salvini riguarda circa 33 miliardi di euro di potenziale bacino, per circa 1,5 miliardo l'anno, a cui si aggiungono i 10,2 miliardi in tre anni presentati da Palazzo Chigi agli istituti con la legge di Bilancio 2026», quantifica un terzo banchiere, anche lui sotto richiesta esplicita di anonimato.

 

«Bisogna avere coerenza, anche perché i capitali si possono muovere velocemente», ricorda. L'idea del Carroccio viene definita fuori dai canoni finanziari. […]

 

2 - IL VERO RISCHIO DI UNA TASSA SULLE BANCHE

Estratto dell’articolo di Veronica De Romanis per “la Stampa”

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti 2

Servono risorse? Nessun problema: chiediamole alle banche. È questa, in sintesi, la proposta di Matteo Salvini. Non è certamente nuova, ma funziona sempre, il leader della Lega né è convinto.

 

Del resto, le banche sono il nemico perfetto: sono antipatiche, avide, fanno parte di quel mondo oscuro dei poteri forti e con azionisti legati ai grandi fondi internazionali. Inoltre, negli ultimi anni hanno pure guadagnato «troppo». Vanno, dunque, rimesse in riga, ossia tassate.

 

Nello specifico, l'imposta dovrebbe essere pari al 5 per cento sugli utili. Se si considerano quelli registrati dai principali gruppi bancari nei primi sei mesi dell'anno si arriva a «15 miliardi»: una cifra definita «enorme».

 

tassa sugli extraprofitti delle banche

Pertanto, chiedere un contributo sarebbe una questione di «equità» per «far tornare quella ricchezza alla collettività». [...[

 

La proposta lascia davvero perplessi, per almeno tre ordini di motivi. In primo luogo, per la dimensione della tassa. Decidere di quanto punire chi ha guadagnato il «troppo» non è cosa facile, ma il ministro una misura l'ha individuata: il cinque per cento. Non è chiaro, tuttavia, su quali basi sia stata calcolata: una qualche spiegazione potrebbe esser utile.

 

C'è, poi, da chiedersi perché il prelievo dovrebbe essere applicato soltanto alle banche. E qui veniamo al secondo punto: ci sono altri settori che – per fortuna – realizzano utili consistenti. Il motivo della scelta per Salvini è presto detto: gli istituti di credito sarebbero più colpevoli degli altri perché negli anni avverrebbero «chiuso molti sportelli».

 

veronica de romanis foto di bacco

E qui davvero si resta basiti. Perché mai il ministro delle Infrastrutture dovrebbe suggerire quale modello di business adottare, peraltro in evidente contrasto con la realtà? Una realtà in cui sempre meno persone si recano nelle agenzie bancarie?

 

C'è – infine – un terzo punto da rilevare, forse quello più sconcertante della proposta, perché riguarda l'uso delle risorse derivanti dalla nuova tassa. Il leader della Lega propone di destinarle alle pensioni. Vale la pena ricordare che un contributo di natura temporanea, come quello sulle banche, non può finanziare un intervento che il Ministro definisce «strutturale»: come è noto, le maggiori spese legate all'allentamento dei vincoli pensionistici richiedono coperture permanenti.

 

ANTONIO PATUELLI - PRESIDENTE ABI - YOUNG FACTOR - OSSERVATORIO GIOVANI EDITORI

Resta, in ogni caso, un'altra domanda: occorre veramente mandare più persone in pensione? I dati dimostrano il contrario: il Paese ha bisogno di più persone al lavoro. Altrimenti, non ci saranno sufficienti occupati per produrre la ricchezza necessaria a sostenere chi un impiego non lo ha più.

 

[…]

 

In linea generale, tassare chi guadagna «troppo» risulta sempre essere una scelta miope. Il prezzo da pagare per il Paese nel suo complesso è elevato. A cominciare da quello reputazionale: chi mai verrebbe ad investitore in un sistema produttivo dove i componenti del governo decidono in maniera del tutto arbitraria il livello «accettabile» dei guadagni delle aziende?

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

C'è, inoltre, un costo immediato sull'economia reale. L'esperienza insegna che quando si cerca di mettere mano al funzionamento del mercato con decisioni dai connotati moralistici si ottiene il risultato opposto. Le banche, come qualsiasi altra impresa, a fronte di misure distorsive si muoveranno di conseguenza, ad esempio, riducendo il credito oppure rendendolo più costoso: un risultato certamente non positivo poiché – di fatto – la tassa finirebbe per essere pagata, benché in maniera indiretta, dai cittadini.

 

Eppure, diciamola tutta: l'idea di un contributo «giusto» gode di un consenso trasversale. Convince la destra come la sinistra. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, da sempre auspica un allargamento del campo d'azione. A sua avviso non bisogna tassare soltanto gli extraprofitti delle banche, ma anche quelli «delle società energetiche e del web». E di esempi in questo senso ce ne sono ancora moltissimi: la lista è davvero lunga. Insomma, colpire chi guadagna «troppo» piace e parecchio.

 

matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

Tuttavia, promuovere contrapposizioni, dividendo la società tra schieramenti di amici e nemici, non è solo sbagliato, è anche piuttosto scivoloso. Deresponsabilizza le forze politiche, permettendo loro di illudere le persone con la promessa di soluzioni facili.

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