giorgia meloni antonio tajani marina berlusconi roberto vannacci matteo salvini

SCAZZI IN MAGGIORANZA - MELONI METTE AL MURO TAJANI SULLE PREFERENZE - LA PREMIER, CHE GLI ALLEATI CHIAMANO “TESTONA”, CHIEDE “LEALTÀ” E INSISTE SULLE PREFERENZE CONTRO IL VOLERE DEL VICEPREMIER FORZISTA, AI FERRI CORTI CON STEFANIA CRAXI E I BERLUSCONI (INFURIATI PERCHÉ LO VEDONO PRONTO A CAPITOLARE) - IL FORZISTA STEFANO BENIGNI SU UNA EVENTUALE SOSTITUZIONE DI FI IN MAGGIORANZA CON VANNACCI, RISPONDE: “CON LA NUOVA LEGGE NO, MA CON IL ROSATELLUM TUTTO È POSSIBILE. NON LO ESCLUDO” – IL PIZZINO DI GASPARRI: “SE SI DECIDE DI RIAPRIRE LA QUESTIONE PREFERENZE, È CHIARO CHE C’È UN RISCHIO” - IN LEGA AVVISANO: “O CEDIAMO O MELONI SE NE VA AL VOTO DA SOLA. O CON VANNACCI”. SALVINI APRE PERCHÉ NELLA SUA TESTA “ABBIAMO ZAIA, DURIGON, FEDRIGA. LE PREFERENZE CI AIUTANO”

Carmelo Caruso per il Foglio - Estratti

 

Le preferenze sono la sua libbra di carne e Tajani deve dargli in pegno Forza Italia, il suo anello. Meloni vuole le preferenze, le vuole al Senato in Commissione, con voto palese. Gli alleati adesso la chiamano “la testona”.

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2

 

Dice a Tajani, a pranzo, a Chigi, insieme a Salvini e Lupi, durante un vertice, che è drammatico per la richiesta dei sauditi, per la guerra, per i conti che non tornano: “Le preferenze sono una questione di lealtà.

 

Bisogna votarle. Io non torno indietro”. Gli comunica che intende ripresentare l’emendamento al Senato e poi mettere la fiducia alla Camera. Tajani attonito prova a spiegarle che si rischia di andare sotto, ancora, che già una volta abbiamo perso, “pensaci”. Si diffonde la voce che Tajani ha capitolato, che ha detto “sì” e che, ad Arcore, Marina e Pier Silvio Berlusconi sono infuriati. In Lega avvisano: “O cediamo o Meloni se ne va al voto da sola. O con Vannacci”. C’è profumo di sostituzione etnica, di Tajani remigrato.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

Stefano Benigni, che per conto di Forza Italia ha scritto la legge elettorale, alla domanda “ma Meloni vi vuole sostituire con Vannacci?”, risponde: “Con la nuova legge no, ma con il Rosatellum tutto è possibile. Non lo escludo”.

 

Meloni ci vuole riprovare al Senato, vuole ripresentare quell’emendamento sciagurato, saltato per un solo voto, perché intende fare l’intera campagna elettorale, presentarsi come “la presidente che ha restituito le preferenze”, o forse perché c’è Vannacci, che sulle preferenze continua a sfidarla, o forse, ancora, per avere un motivo per rompere…

 

marina berlusconi tajani

In Aula si votano le pre-intese sull’autonomia e la Lega si presenta compatta, con tutti i ministri. Si presenta anche Giorgetti, che il giorno dell’imbarazzo stava alla Camera, malgrado fosse in missione. Si aggirava a perlustrare convinto che tanto l’emendamento non sarebbe passato e che i voti sarebbero stati più di uno, e invece mancava il suo voto.

 

Solo dei quotidiani gentili gli hanno risparmiato l’onta, chiesto: “Caro ministro, ma lei, alla Camera, che ci faceva? Ma caro ministro, ma con tutti i luoghi possibili, proprio alla Camera doveva passare?”. Raccontano che per convincere Meloni le abbiano ricordato: “Hai visto? L’altra volta mancava perfino Giorgetti. Pensa cosa può accadere se ci riproviamo”.

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

 

 

Solo che con Meloni l’effetto è contrario. La sfida accende i suoi generali, accende i Donzelli, dirigenti che avrebbero potuto avere ministeri e che invece hanno preferito rimanere deputati, prenderle e darle in Aula.

 

Ogni volta che gli domandano perché rischiare ancora, e sulle preferenze, perché? Donzelli replica: “O si ha coraggio o altrimenti avremmo scelto di fare un concorso da funzionari”. Ci credono, non c’è dubbio, e non solo perché per Meloni è un modo per fare correre, per mettere in competizione dirigenti, energie nuove. C’è calcolo. A sinistra, solo il Pd ha le preferenze, il M5s non le ha, Avs ha un voto d’opinione. Dice Meloni agli alleati: “Fidatevi”.

Pier Silvio e Marina Berlusconi

 

 

In Senato è semplice: si vota in commissione Affari Costituzionali, e chi avrà il coraggio, con voto palese, di votare contro Meloni? Solo che la legge ritorna poi alla Camera. La soluzione è mettere la fiducia, ma spiega Benigni: “Alla fine ci sarà il voto segreto. Chi garantisce che non ci possa essere un agguato? Anche l’altra volta c’era l’accordo fra leader, ma l’Aula è un’altra cosa.

 

Ci sono le preoccupazioni delle donne, ci sono gli uomini che hanno paura di essere scavalcati da consiglieri regionali con più consensi”. Da Londra, Maurizio Gasparri riconosce: “Se si decide di riaprire la questione preferenze, è chiaro che c’è un rischio”. Il partito reagisce. Passa il racconto che Tajani ha ceduto, che Meloni abbia chiesto “prova di lealtà”. Si parla di frizioni anche con Stefania Craxi, che rappresenta la famiglia. Tajani ne esce indebolito.

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

Nella nota ufficiale di Chigi non c’è menzione della legge elettorale, ma si parla di energia, della possibilità di accedere alla Nec, la clausola di salvaguardia nazionale, che permette di usare fondi europei. Sono 14 miliardi, ma servirà il voto del Parlamento. E’ lo stesso che ha votato contro le preferenze? Sono risorse ma sono già l’illusione di una finanziaria da Bengodi, 14 miliardi da spendere per il caro energia, pensioni e chissà cosa altro… E’ il malloppo che vuole usare Salvini, il Salvini che dice sì alle preferenze perché nella sua testa “abbiamo Zaia, Durigon, Fedriga. Le preferenze ci aiutano”.

giorgia meloni e matteo salvini video dell account robertus vannaccius

 

 

Resta Forza Italia sempre più isolata. C’è fra Lega e FdI una corrispondenza di amorose pene, cappi, sono d’accordo sulla legittima difesa da estendere, e su quest’ultima proposta della Lega, rilanciata: la cauzione per chi manifesta. Sono prove di governo blu-verde-nero. Meloni ha risposto a chi la sollecitava a dare una risposta a Vannacci. Ha preso le distanze ma ha chiesto alla sinistra di fare altrettanto quando “si delegittimano le forze dell’ordine”.

TAJANI MELONI SALVINI

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