LO SCAZZO TRA ITALIA E SPAGNA È DESTINATO A DURARE – I MIGRANTI DI CEUTA SONO IL SIMBOLO DI UNO SCONTRO PIÙ LARGO TRA DUE VISIONI OPPOSTE DELLA GESTIONE DEI PROFUGHI: MADRID ACCUSA ROMA DI AVER STRUMENTALIZZATO LA CRISI; MELONI SOSTIENE IL CONTRARIO, E HA TENTATO DI COSTRUIRE UNA RETE EUROPEA. FALLENDO: 22 PAESI HANNO FIRMATO LA SUA LETTERA, MA SOLO L’ITALIA HA SOSPESO SCHENGEN – LE SPARATE DI SALVINI PER NEUTRALIZZARE VANNACCI E LA TRATTATIVA SERRATA CON LA GERMANIA SUI RIMPATRI: LA DUCETTA NON PUÒ TRATTARE MERZ COME UN SANCHEZ QUALUNQUE (IL CANCELLIERE TEDESCO È L’UNICO SALVAGENTE CHE LE È RIMASTO NEL VECCHIO CONTINENTE)
Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “la Stampa”
giorgia meloni al mare foto chi
«Esigenze elettorali interne». A una dozzina di giorni dallo stop a Schengen deciso da Giorgia Meloni […] Madrid abbandona anche le ultime cautele diplomatiche.
È il ministro degli Esteri José Manuel Albares, arrivato ieri a Ceuta, a mettere nero su bianco ciò che il governo socialista pensa della reazione di Roma: non solidarietà europea, ma una decisione dettata da «interessi di parte».
Una scelta «spregiudicata», che non tiene conto del fatto che quella di Ceuta e Melilla è «la frontiera più complessa e speciale non solo dell'Europa ma del mondo» e che, dunque, «non se ne può parlare con la leggerezza e con la frivolezza con cui ha parlato il governo italiano».
È una guerra senza esclusione di colpi. Se affonda le radici nella distanza ideologica tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez, ora si alimenta quotidianamente sul terreno più sensibile per entrambi: quello dei confini e dell'immigrazione.
PEDRO SANCHEZ - GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY NARDI PER DOMANI
Almeno fino a Ferragosto, quando Palazzo Chigi assicura che valuterà la revoca della misura alla luce dei report dei Servizi sui rischi di nuovi ingressi di massa nell'exclave spagnola. Ma dai vertici del governo italiano, al netto della mediazione tentata da Bruxelles, non arrivano grandi rassicurazioni.
«L'emergenza non sembra per niente conclusa», spiega una fonte di primo piano dell'esecutivo.
Domani, intanto, sarà Matteo Piantedosi a difendere la scelta davanti al Comitato Schengen, convocato a San Macuto. Il ministro dell'Interno dovrà spiegare le ragioni dell'iniziativa e ribadire che l'eventuale revoca dipenderà dall'evoluzione della situazione a Ceuta. Una posizione che Bruxelles, almeno per ora, non considera incompatibile con le regole europee.
La Commissione insiste però sul carattere temporaneo della sospensione e confida che, in assenza di nuovi arrivi dal Marocco, i controlli possano essere rimossi e la situazione tornare alla normalità.
GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI E I MIGRANTI A CEUTA - VIGNETTA DI ELLEKAPPA
A rilanciare, come sempre, c'è Matteo Salvini. «Diversi servizi segreti, non la politica, dicono che l'allarme a Ceuta non è finito», sostiene il vicepremier. «Vediamo se sarà un allarme che si verificherà, ma spero di no». Poi torna ad attaccare Sánchez: «Vediamo se riuscirà a difendere i suoi confini, ma non con le boe».
Il punto è che anche se i controlli venissero cancellati tra pochi giorni, difficilmente basterebbe a ricomporre la frattura. Perché Ceuta è ormai diventata il simbolo di uno scontro più largo.
Da una parte Madrid, che accusa Roma di aver trasformato una crisi locale in una questione politica europea. Dall'altra Meloni, che rivendica proprio il contrario: l'idea che la gestione dei confini esterni, la prevenzione delle partenze e il controllo dei flussi debbano diventare una politica comune dell'Unione.
La tela della premier, a partire dal coordinamento con la danese Mette Frederiksen, è nota. Così come lo sono le tensioni, quasi paradossali, con la Germania sul rimpatrio in Italia – Paese del primo approdo – di una giovane somala alla quale Berlino non ha riconosciuto il diritto d'asilo.
La contesa è in corso, ma anche le trattative. Se il ministero dell'Interno tedesco si prepara a riportare la 22enne a Roma il prossimo 19 agosto – dopo aver incassato dai meloniani accuse simili a quelle spagnole – tra Palazzo Chigi, Viminale e Farnesina si cerca una mediazione. O, come la definisce un ministro, «un gesto distensivo».
FRANCIA O SPAGNA, PURCHE SE LAGNA - MEME BY EMILIANO CARLI
L'incrocio è delicato. E a complicarlo, anche stavolta, c'è la politica interna. In vista delle elezioni in Sassonia del 6 settembre, dove l'AfD è in netto vantaggio, Merz sembra faticare a contenere le pressioni del partito e dell'elettorato sul dossier migratorio.
Dall'altra parte, FdI, Lega e Forza Italia non hanno alcuna intenzione di «lasciarci appioppare» – dice un dirigente meloniano – «i migranti del resto d'Europa», complice l'ombra di Roberto Vannacci che va allungandosi sul centrodestra. Così il compromesso, per ora, ruota attorno a due possibilità: congelare la disputa oppure, ipotesi più probabile, definire i contorni di un'eccezione che consenta a Roma di accogliere la migrante senza trasformare il caso in un precedente.
Una partita che corre parallela a quella con Madrid. E che racconta quanto sia diventata difficile, per Meloni, la promessa di una linea italiana sull'immigrazione capace di imporsi in Europa senza aprire contemporaneamente nuovi fronti con i partner.
GIORGIA MELONI METTE FREDRIKSEN
GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI - MEME FESTIVALBAR
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