meloni santalucia

DOPO IL CONTRATTACCO DEI MAGISTRATI, IL TIMORE DI RIPIOMBARE NELLA STAGIONE BERLUSCONIANA DELLA GUERRA PERMANENTE CON LE TOGHE SERPEGGIA A PALAZZO CHIGI. LA CONVINZIONE È CHE UNA PARTE DELLA MAGISTRATURA, CHE “FAREBBE CAPO AD ALCUNI PEZZI GROSSI DEL PD”, SI SIA MOSSA PER STOPPARE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA TARGATA NORDIO E ABBIA USATO STRUMENTALMENTE I CASI SANTANCHÈ E DELMASTRO. IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO PER EVITARE L’ARMEGEDDON. LE MOSSE DELLA MELONI SU DELMASTRO E SANTANCHE’ E LE CRITICHE DI ALCUNI COLLEGHI A LA RUSSA PERCHE’…

Estratto dell'articolo di Monica Guerzoni per il Corriere della Sera

 

SANTALUCIA ANM

Tutti a Palazzo Chigi, a cominciare da Giorgia Meloni, avevano messo in conto una reazione (anche aspra) dei magistrati. Ma quando la botta è arrivata, la presidenza del Consiglio ha lasciato trapelare la «sorpresa» per le sferzate che il presidente dell’Anm Santalucia ha indirizzato alla maggioranza.

 

L’accusa di voler delegittimare un potere cruciale dello Stato e la richiesta di rispettare le prerogative costituzionali mettono in evidente difficoltà l’esecutivo. Adesso il dilemma per i meloniani è trovare un equilibrio tra la difesa e l’attacco e dimostrare che la colpa di uno scontro che rischia di riportare l’Italia indietro di sei lustri non è di Palazzo Chigi, né di via Arenula, ma di quella «fascia della magistratura» che faziosamente, e su spinta della sinistra, avrebbe aperto anzitempo la sfida elettorale per le Europee.

 

Giorgia Meloni non vuole andare alla guerra contro i giudici, o almeno non voleva.

GIORGIA MELONI E DANIELA SANTANCHE

 

«È uno scontro che non conviene a nessuno e non siamo stati noi a cercarlo — ripete in queste ore a dir poco difficili —. Non siamo noi che abbiamo alzato per primi i toni».

Ma qualcosa di «molto grave» è accaduto e la reazione del governo è stata «obbligata».

 

La convinzione al vertice di Fratelli d’Italia e dell’esecutivo è che una parte della magistratura si sia mossa per stoppare la riforma della giustizia targata Carlo Nordio e abbia usato strumentalmente prima il caso della ministra Daniela Santanchè e poi quello del sottosegretario Andrea Delmastro. Ma «l’assalto è fallito», è il messaggio che arriva dai piani alti del governo, perché Meloni «non arretra» e le nuove norme andranno avanti. Accelerare verso la separazione delle carriere «non è una ripicca, né una vendetta», perché la svolta «è nel programma elettorale del centrodestra».

GIUSEPPE SANTALUCIA

La linea (dura) non cambia.

 

Ora però il timore di ripiombare nella stagione berlusconiana della guerra permanente tra il potere e le toghe serpeggia anche a Palazzo Chigi.

 

Lo ha fatto capire il sottosegretario-magistrato Alfredo Mantovano, quando ha detto che «il problema dell’interferenza di alcune iniziative giudiziarie sull’attività politica riguarda tutti, centrodestra e centrosinistra, e in 30 anni ha colpito tutti i governi». Un tentativo di mediare, per convincere le parti a superare le contrapposizioni e non alimentare un incendio che certo non giova alle istituzioni. I partiti di opposizione guardano al Quirinale, ma non è detto che al rientro dal Paraguay il presidente Mattarella vorrà rendere pubblico il suo stato d’animo sul braccio di ferro tra governo e magistrati.

 

giorgia meloni difende daniela santanche meme by edoardo baraldi

Giorgia Meloni si sente sotto attacco e non fa nulla per nascondere la sindrome del fortino assediato da un «certo potere costituito», che non vuole arrendersi alla vittoria della destra. L’indagine su Santanchè per bancarotta e falso in bilancio e l’imputazione coatta per Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Cospito, sono vissuti nell’ entourage della premier come un «avviso per spaventarci». Il teorema è in sostanza questo: «C’è un filone politico che vede in alcune toghe uno strumento per cambiare gli equilibri di potere senza rispettare il voto degli italiani e il consenso».

 

alfredo mantovano giorgia meloni

E questo filone politico, a sentire i meloniani, farebbe capo ad alcuni «pezzi grossi» del Pd: «Pensano che non possiamo governare perché saremmo razzisti, fascisti, omofobi e provano a farci cadere usando singoli magistrati».

 

La prima reazione della leader della destra è stata proteggere i suoi. Delmastro «non si tocca» e Santanchè può dormire tranquilla, per qualche tempo ancora.

 

(...) Quanto a Ignazio La Russa, tra i colleghi ci sono due scuole di pensiero. C’è chi include la vicenda del figlio nel presunto assalto dei giudici alla destra e chi invece pensa che la seconda carica dello Stato avrebbe dovuto «mordersi la lingua» prima di difendere il terzogenito Leonardo Apache accusato di violenza sessuale e alimentare dubbi sull’autrice della denuncia.

LA SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE DI FRATELLI DITALIA - VIGNETTA ELLEKAPPAgiorgia meloni e mateusz morawiecki a varsavia. 2

GIUSEPPE SANTALUCIA

Ultimi Dagoreport

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)