giorgia meloni nucleare

SI FA PRESTO A DIRE NUCLEARE – QUANDO GIORGIA MELONI ANNUNCIA LA SVOLTA DELL’ATOMO, CHE SAREBBE UNA MANNA PER ABBASSARE I PREZZI DELL’ENERGIA, DOVREBBE AGGIUNGERE CHE CI VORREBBERO ALMENO 10 ANNI PER VEDERE UN REATTORE IN FUNZIONE NEL NOSTRO PAESE – I MINI-REATTORI SONO DIFFICILI DA REPERIRE, E IN UN PAESE MASOCHISTA FINO AL MIDOLLO, CHE PAGA L’ENERGIA PIÙ CARA D’ITALIA, È FACILE PENSARE CHE NASCEREBBERO SUBITO FIOR DI COMITATI “NO NUCLEARE”, CHE BLOCCHEREBBERO LA NASCITA DI NUOVE CENTRALI – LA QUESTIONE DELLO SMANTELLAMENTO DEI VECCHI IMPIANTI (BY SOGIN), I MINI REATTORI E IL CASO “NEWCLEO”: L’AZIENDA ITALO-FRANCESE CHE PROMETTE DI RICICLARE LE SCORIE GIÀ ESISTENTI. ENTRO L’ANNO SI QUOTERÀ AL NASDAQ...

IL NUCLEARE QUI E SUBITO È UN'ILLUSIONE PER UNA CENTRALE CI VOGLIONO 10 ANNI

Estratto dell’articolo di Luca Fraioli per “la Repubblica”

 

centrale nucleare

Quando la premier Meloni indica nel nucleare una svolta, per abbassare i prezzi dell'energia rispetto agli attuali e per accrescere la competitività del Paese, dovrebbe aggiungere: "tra dieci anni, almeno".

 

Anche i più accalorati sostenitori del ritorno alla fissione non fanno mistero che la riaccensione di un reattore in Italia per la produzione di elettricità avverrà non prima di due o tre lustri.

 

Lo stesso presidente di Confindustria Emanuele Orsini lo scorso 8 maggio, in un convegno sull'energia in Sardegna, nel chiedere una accelerazione sulle rinnovabili aveva ammesso: «Benissimo le nuove tecnologie, come il nucleare perché crediamo che comunque quella sia la via, ma serviranno 10 anni».

 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse2

Perché un conto è varare una legge delega, altro è ripristinare una filiera dell'energia atomica capace di installare reattori e gestirne le scorie, altro ancora è creare consenso sociale intorno al sorgere di impianti nucleari.

 

In un Paese che ci mette in media sei anni, tra burocrazia e opposizioni dei territori, per dare l'ok a un campo fotovoltaico, sarebbe davvero stupefacente se si riuscisse a varare in tempi più rapidi una centrale atomica, piccola o grande che sia, con all'orizzonte lo spettro di un terzo referendum sul tema già evocato dal governo.

 

Ma supponiamo che l'esecutivo abbia questa capacità di accelerazione: approvata la legge delega, cosa rimarrebbe da fare?

 

Primo: decidere su quale nucleare puntare. Se ne sta occupando Nuclitalia, società costituita un anno fa da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%). L'obiettivo è appunto "analizzare e selezionare le tecnologie nucleari di nuova generazione, in particolare Smr (Small modular reactor) per identificare quelle più idonee".

 

impianti nucleari

Il risultato dello studio sarà reso noto entro novembre: partiti da una lista di 80 tecnologie, gli esperti si starebbero concentrando su due o tre tipologie di Smr raffreddati ad acqua. [...]

 

Secondo: reperire gli Smr. [...] Ma non esiste ancora un vero mercato per questi reattori. La disponibilità di una filiera di Smr in Europa è attesa a partire dal 2030». Quindi, almeno di non volersi affidare russi o cinesi (con buona pace della sicurezza energetica) occorrerà aspettare ancora diversi anni prima di vedere un Smr in azione da noi.

 

Poi si dovrà decidere dove metterli. Il tema del consenso sociale è cruciale, e non solo da noi: secondo un sondaggio della Gallup, nonostante una crescita di consensi, il 53% degli americani è contrario alla costruzione di un impianto nell'area in cui vive. E in effetti, i nuovi reattori stanno sorgendo soprattutto in Paesi dove lo stakeholder engagement non è una priorità: Cina, India, Russia, Turchia, Egitto. Ieri Orsini ha detto che le imprese italiane «sono disponibili a ospitare piccoli reattori». Ma chi vive nei dintorni che ne pensa?

FUSIONE NUCLEARE

[...]

 

NUCLEARE, NEWCLEO SI QUOTERÀ AL NASDAQ ENTRO IL 2026

Da www.ansa.it

 

Newcleo, la società francese (ma a guida italiana) per il nucleare avanzato, e NewHold Investment Corp III, una special purpose acquisition company quotata, hanno annunciato oggi di aver sottoscritto un accordo definitivo per una aggregazione societaria che porterà newcleo a diventare una società quotata al Nasdaq con il simbolo "Nwcl".

   

L'operazione valuta newcleo a un equity value pre-money di circa 2,4 miliardi di dollari, e dovrebbe generare fino a 429 milioni di dollari di proventi lordi per newcleo, derivanti da una combinazione di proventi Pipe (Private Investment in Public Money) pari a 220 milioni di dollari e fino a 209 milioni di dollari di liquidità detenuta nel trust account di NewHold Investment Corp III, prima di tenere conto di eventuali riscatti e delle spese connesse all'operazione.

   

L'operazione proposta è stata approvata all'unanimità dai consigli di amministrazione sia di NewHold sia di newcleo.

 

Il closing è previsto nella seconda metà del 2026.

    La Pipe, oggetto di domanda superiore all'offerta, è sottoscritta a 10,00 dollari per azione, con 22 milioni di azioni ordinarie da emettere, per un totale di 220 milioni di dollari.

Newcleo - nucleare modulare

 

E' sostenuta da un gruppo di nuovi investitori strategici e istituzionali, con ulteriore partecipazione di diversi azionisti esistenti. newcleo ha inoltre raccolto oltre 150 milioni di dollari negli ultimi 12 mesi attraverso una serie di round privati che hanno preceduto l'operazione Pipe, portando il totale dei fondi raccolti dal 2021 a circa 780 milioni di dollari. Al completamento dell'operazione, la raccolta totale di newcleo supererà il miliardo di dollari.

 

    L'attuale management team di newcleo continuerà a guidare la società risultante dall'operazione dopo il closing. Gli azionisti esistenti di newcleo conferiranno il 100% della propria partecipazione.

 

SOGIN E LO SMANTELLAMENTO DELLE VECCHIE CENTRALI NUCLEARI

Fausta Chiesa per corriere.it - Estratti

 

Oltre mezzo miliardi di euro di valore per lavori messi a gara quest’anno. Sogin accelera nel decommissioning, cioè lo smantellamento delle quattro ex centrali nucleari. Ma parallelamente guarda anche alle prospettive di sviluppo su altri fronti, in una Italia che proprio in questi giorni ha in Parlamento l’approvazione delle delega propedeutica a riportare la produzione di energia nucleare nel nostro Paese.

REATTORI NUCLEARI

 

 «Sono state superate le difficoltà di inizio mandato — dichiara l’ad Gian Luca Artizzu, in carica da tre anni — quando avevamo pochi contratti da lavorare, pochi cantieri aperti e l’avanzamento non stava andando con il giusto ritmo e, soprattutto, fondi rischi da accantonare per oltre 90 milioni. 

(…)

Oltre al decommissioning, al deposito nazionale e al ciclo del combustibile, Sogin pensa allo sviluppo, alla valorizzazione delle aree e a come mettere a frutto le competenze «che sono elevate — dichiara Artizzu — e devono spingersi anche fuori dai confini dei siti italiani». Che, per inciso, sarebbero adatti per ospitare gli small modular reactor, i piccoli reattori su cui punta l’Italia per il ritorno del nucleare, visto che era già questo l’uso per cui erano stati scelti 60 anni fa.

  

impianti nucleari in francia

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