SILENZIO, PARLA LA “ZARINA” – GIUSI BARTOLOZZI SI DIPINGE COME UNA VITTIMA MA TRA LE RIGHE TIRA PER LA GIACCHETTA IL “SUO” MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, CARLO NORDIO: “SUL CASO ALMASRI ERA INFORMATO DI TUTTO. IL RAPPORTO ISTITUZIONALE È STATO CONTINUO E TRASPARENTE” – “LE LITI, LE URLA LE DENUNCE? BUGIE. MA HO SPALLE FORTI E HO SEMPRE AGITO NEL RISPETTO DELLE ISTITUZIONI. AMMIRO CHI CERCA LA VERITÀ, MA C’È CHI VUOLE SOLO ORIENTARE GIUDIZI. NON MI SORPRENDEREI SE RANUCCI SI CANDIDASSE, CON IL PD O GIÙ DI LÌ” – “IL PLOTONE DI ESECUZIONE’? NON C’ERA NULLA DI CUI SCUSARMI. MA NON HO COLTO IL TEMPO, CHE È TUTTO IN POLITICA, PER CHIARIRE SUBITO…”
Estratto dell'articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”
giusi bartolozzi e carlo nordio
Si è dimessa per le polemiche sull’accusa mossa ai pm: «Plotone di esecuzione». Ma la segnalano al ministero.
Giusi Bartolozzi un fantasma si aggira per via Arenula o la «Zarina» è tornata?
«Non esistono Zarine nelle amministrazioni pubbliche. Solo responsabilità […] che mi sono sempre assunta. Resto al ministero perché obbligata, in attesa che le autorità preposte completino l’iter procedurale».
Andrà a Londra come magistrato di collegamento?
«Non mi dispiacerebbe. Ma la mia unica richiesta […] è stata solo di rientrare in ruolo, come impone la legge».
CARLO NORDIO E GIUSI BARTOLOZZI
La chiamano Zarina i molti funzionari scappati, se non cacciati, da lei. Perché?
«Ingressi e uscite le determina il ministro. C’era un modello lavorativo di attuazione della linea di politica giudiziaria da lui voluta. Il ministero non è una combriccola di amici. Non puoi permetterti personale non in linea o poco collaborativo. […] ».
E le liti, le urla, le denunce?
«Solite bugie. Ma ho spalle forti e ho sempre agito nel rispetto delle Istituzioni che sono stata chiamata a servire. Ammiro chi cerca la verità, ma c’è chi vuole solo orientare giudizi».
SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO
Ce l’ha con i giornalisti, con la politica o con il governo che l’ha fatta dimettere?
«Non mi sorprenderei se Ranucci si candidasse, con il Pd o giù di lì. Quanto alle opposizioni, conosco le regole della politica. Immutata la profonda stima e fiducia per il presidente Meloni. Nei confronti del mio ministro: sempre e per sempre al suo fianco, e sempre un passo indietro».
Tranne il giorno che in tv ha invitato a votare «Sì» per levare di mezzo il «plotone di esecuzione». Perché non si è scusata con la magistratura?
«Non c’era nulla di cui scusarmi. Era una riflessione amara sul rischio di esposizione mediatica anticipata rispetto a taluni accertamenti giudiziari, non un attacco alla magistratura alla quale sono orgogliosa di appartenere.
carlo nordio e giusi bartolozzi
Se davvero fossi andata oltre, il consigliere Csm Marco Bisogni si sarebbe alzato, invece abbiamo concluso serenamente la trasmissione e poi l’ho accompagnato in aeroporto. La frase è stata estrapolata dal contesto».
Quale contesto?
«Personale e doloroso. Quello del mio processo».
Le bugie su Almasri. Pensa che sia un processo politico?
«Non voglio entrarci. Farei lo stesso errore di chi fa inchieste mediatiche. Si parla nelle aule giudiziarie».
Ma non è stata «scudata»?
«Non l’ho chiesto né mi giova».
E perché non ci rinuncia?
«Non posso, è una prerogativa che il Parlamento ha esercitato. […]».
Non ha mentito ai pm?
«Ho sempre reso dichiarazioni veritiere del contesto istituzionale e sulla base degli elementi a me disponibili in quel momento. La verità verrà fuori. Non ho fretta. E tranquillizzo chi paventa la prescrizione: vi rinuncerei, non ho mentito».
Ha gestito lei il caso?
Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli
«Come capo di gabinetto? Ho solo eseguito disposizioni di una precisa linea di comando e nel rispetto della legge».
Ma per la Procura alcuni passaggi non coincidono.
«Ah, il “plotone”, a nome del quale il procuratore Lo Voi ha portato i saluti al congresso di Md? La Procura ha esaminato una questione molto complessa e l’ha ridotta a frammenti isolati. Le ricostruzioni a posteriori ed estrapolate dal contesto non restituiscono mai la verità».
Nordio era informato?
«Sì, di tutto. Il rapporto istituzionale è stato continuo e trasparente. Non esistono versioni alternative».
[…] Gestì lei la grazia a Nicole Minetti?
giusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse
«No. Mai parlato con gli uffici del Quirinale né con l’autorità giudiziaria. Il Dag, il Dipartimento per gli affari di giustizia, ha agito con autonomia. A istruttoria conclusa ho mostrato le carte al ministro. Come è accaduto per le altre grazie».
Quindi nessun errore?
«Uno certamente, e non me lo perdonerò mai. Non ho colto il tempo, che è tutto in politica, per chiarire subito la frase sul “plotone”. Confidavo in una lettura serena. Invece è stato rilanciato lo spezzone di alcuni giorni prima, subito dopo il video del presidente Meloni sul referendum. Un’operazione studiata a tavolino. E ho involontariamente offerto l’occasione per l’ennesimo, ingiustificato, attacco al governo. Ho imparato la lezione».
L’ha detto nelle due ore infuocate di riunione pre-dimissioni, di cui si è scritto?
«Falso. Sono bastati 5 minuti con il ministro. Ne ho dato io notizia a un’agenzia. Poi abbiamo chiamato i più stretti collaboratori per condividerla. Uno dei momenti più difficili della mia vita. È stato come lasciar la mano a un bimbo cresciuto con tantissimo amore. E non sto esagerando».
Vuole dire che lei è una vittima?
«Dico solo che esiste una distanza tra fatti e racconto mediatico. Si è preferito costruire la Zarina invece di analizzare l’operato di un servitore dello Stato».

