soros kavanaugh

HA STATO SOROS! (MA STAVOLTA È VERO) - NESSUNA COSPIRAZIONE: C'È LO SPECULATORE MILIARDARIO DIETRO LE PROTESTE A WASHINGTON CONTRO LA CONFERMA DEL GIUDICE KAVANAUGH: LO RACCONTA UNA DONNA LIBERAL, MUSULMANA E FEMMINISTA SUL 'WSJ': ''TUTTO, DAGLI STRISCIONI AGLI HASHTAG DI TWITTER, È STATO DECISO A TAVOLINO E TRASMESSO AI MANIFESTANTI. UNA RETE BEN FINANZIATA CHE HA PRENOTATO AUTOBUS, HOTEL E CHIESE''

Adriano Scianca per “la Verità

 

SOROS HILLARY CLINTON

I manifestanti che hanno preso d' assalto il Campidoglio durante le votazioni in Senato che hanno portato Brett Kavanaugh a diventare giudice della Corte Suprema erano pagati da George Soros.

Stavolta non è Donald Trump a dirlo. O, meglio: non è solo lui. Il presidente americano ha in effetti affermato che i militanti che hanno aggredito verbalmente i senatori repubblicani prima della votazione erano pagati «da Soros e altri».

 

Ma questo non fa notizia: il magnate ungherese è da tempo nel mirino dei politici populisti di ogni latitudine. Un tema che la stampa mainstream ha da sempre dipinto come una fissazione cospirazionista a tinte vagamente antisemite, senza alcuna base reale.

 

kavanaugh

E invece, stavolta, è proprio un «giornalone» a intravedere la manina di Open society dietro le proteste. Parliamo niente di meno che del Wall Street Journal. Non esattamente una testata accusabile di essere contro l' establishment politico e finanziario. E se la tribuna può sorprendere, l' autrice dell' articolo anti sorosiano appare ancor più a prova di illazione: parliamo di Asra Quratulain Nomani, giornalista indiana naturalizzata statunitense, musulmana e femminista. Praticamente una rappresentazione vivente del politicamente corretto.

 

Eppure ecco cosa ha scritto la donna sul giornale della grande finanza (cioè dell' ambiente da cui proviene Soros stesso): «I detrattori di Trump lo hanno accusato di proporre teorie cospirative e persino di antisemitismo contro Soros, un benefattore miliardario per le cause liberali. Eppure lui aveva ragione. Molti americani si oppongono sinceramente al signor Trump e al giudice Kavanaugh. Sono una femminista liberale le cui opinioni sull' aborto e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso sono in linea con quelle del Partito democratico.

 

SOROS

Eppure, mentre la maggior parte dei dimostranti non è pagata per i suoi sforzi, le proteste al Campidoglio di sabato [...] sono state organizzate da gruppi di cui il signor Soros è un importante mecenate». Nomani fa anche un passo indietro e ricorda che «almeno 50 delle più grandi organizzazioni che hanno partecipato come "partner" alla Marcia delle donne del 21 gennaio 2017 avevano ricevuto sovvenzioni da Open society foundations di Soros». All' epoca, una sua denuncia in merito aveva già fatto scalpore, in effetti.

 

Allo stesso modo, «almeno 20 dei più grandi gruppi che hanno guidato le proteste anti Kavanaugh del sabato sono stati beneficiari della Open society», ha scritto l' editorialista del Wsj. Che descrive minuziosamente l' organizzazione scientifica delle proteste di sabato. «MoveOn.org, una lobby e organizzazione democratica fondata con i soldi di Soros», scrive, «ha inviato regolarmente ai suoi seguaci lettere che li rimandavano a un form di Google in cui potevano chiedere biglietti per i treni o posti letto».

AMY SCHUMER ED EMILY RATAJKOVSKY ARRESTATE NELLE PROTESTE CONTRO KAVANAUGH

 

Facile creare rivolte, se si ha il rimborso spese. Sin dalla mattinata, del resto, i manifestanti sono stati istruiti da veri professionisti della rivolta, cominciando col dividere quelli che erano disposti a farsi arrestare da quelli che, invece, dichiaravano di non voler giungere a tanto e che quindi erano dirottati all' interno del Senato per fungere da claque e disturbare la seduta, nonché braccare i senatori.

 

Secondo il racconto di Nomani, tutto, dagli striscioni alle magliette, dagli slogan agli hastag di Twitter, è stato minuziosamente deciso a tavolino e trasmesso ai manifestanti. «Le proteste di sabato e le interruzioni illegali» della seduta al Senato, ha aggiunto la giornalista, «facevano parte di una rete ben orchestrata e ben finanziata che ha prenotato autobus, camere d' albergo e chiese per tale agitazione».

 

christine fair

In chiusura, l' articolo ribadisce la fede dell' autrice nelle battaglie democratiche, molte delle quali condivise peraltro con l' agenda di Open society: «Molti (inclusa me) simpatizzano con le cause liberali dei campioni della Open society. Alcuni sono soci o beneficiari stipendiati da Open society.

 

E molti trovano respingente la retorica conservatrice anti Soros, che a volte diventa truculenta». Ma, conclude la giornalista, la democrazia si serve in modo migliore se non si è costretti a inseguire un flusso di denaro «generosamente» elargito da un campione delle speculazioni finanziarie.

 

Qualche settimane fa anche un giornalista italiano decisamente non vicino alle ragioni populiste, come Enrico Mentana, aveva cercato di far ragionare la sinistra in piena fregola sorosiana, scrivendo sui social che, «almeno nel nostro Paese, Soros può purtroppo essere citato come speculatore senza bisogno di virgolette, per l' attacco alla lira del settembre 1992 che ci costrinse alla più dura manovra economica della nostra storia e fruttò allo stesso Soros un guadagno astronomico per aver scommesso contro l' Italia.

 

KAVANAUGH

Ora a Budapest gli hanno disegnato addosso il ruolo di nuovo nemico del suo popolo, di burattinaio di ogni trama contro il paese che gli diede i natali, di grande vecchio dell' internazionale europeista-sionista: una strumentalizzazione schifosa, ma non riesco mai a provare simpatia per quel vecchio che fa il filantropo coi soldi accumulati anche giocando contro di noi un quarto di secolo fa».

 

kavanaugh trump

Ma in una sinistra in cui sono saltati tutti i parametri della logica politica, l' avvertimento non è valso a nulla: siamo sempre fermi al concetto per cui, se una cosa non piace a Matteo Salvini, a Marine Le Pen o a Viktor Orbán, deve essere buona e giusta per forza.

Anche a costo di ridursi a utili idioti di un vecchio pescecane e delle sue trame.

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....