zaia giorgetti fedriga salvini

DURA LA VITA PER CHI VUOLE DETRONIZZARE SALVINI - LA STRADA VERSO IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE DELLA LEGA PER SALVINI PREMIER È LUNGA E COMPLESSA: NON SI SA ANCORA CON QUALI REGOLE DOVREBBE SVOLGERSI (E CHI POTRA' PARTECIPARE) - IL PARTITO HA EREDITATO LO STATUTO DELLA VECCHIA LEGA NORD MA PER ORA È TUTTO IN MANO A COMMISSARI NOMINATI DAL "CAPITONE"…

Maria Tornielli per https://www.editorialedomani.it

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 1

Per quanto il fantasma del congresso sia stato evocato in questi giorni di crescente difficoltà per Matteo Salvini, la strada della Lega verso la sua prima riunione a livello nazionale è ancora lunga. Innanzitutto perché si dovrà prima passare per i congressi locali, in un partito che è nato dalla personalizzazione di un vecchio apparato che ha in larga parte mantenuto. E poi perché la composizione dell’assemblea che dovrà riconfermare o meno la leadership di Salvini non è ancora chiara, né si sa chi ne definirà le regole. Nemmeno all’interno del partito.

zaia salvini

 

DUE LEGHE, UNA NUOVA LEGA

La Lega per Salvini premier (LSp) è stata fondata nel 2017 e per anni ha convissuto parallelamente all’indebitata Lega nord, della quale Salvini era stato rieletto segretario sempre nel 2017. A differenza della vecchia Lega, che aveva fin dagli inizi una sede fisica, il nuovo partito è nato con un'ambiguità di fondo: per i primi anni il domicilio coincideva non con una sede reale, dove fare riunioni e incontri politici, ma con lo studio di un commercialista di Milano, poi condannato di recente nell’inchiesta sui fondi regionali dirottati a società private appartenenti ai contabili del partito di Salvini.

 

MASSIMILIANO FEDRIGA E MATTEO SALVINI

Dopo il congresso nazionale della Lega nord a dicembre 2019, la LSp è diventata attiva su tutto il territorio nazionale. Formalmente la Lega nord esiste ancora, ma è ormai rimasta solo uno scheletro, una struttura cui Salvini ha imposto un commissario, da tenere in vita perché in debito di 49 milioni con lo stato italiano. Nel 2017, infatti, il tribunale di Genova ha condannato Umberto Bossi, fondatore della Lega nord, e Francesco Belsito, ex tesoriere del partito, per truffa ai danni dello stato, a seguito di un’indagine sull’uso dei rimborsi elettorali per spese personali.

 

I procedimenti contro Bossi e Belsito sono poi finiti in prescrizione, ma il tribunale di Genova aveva comunque chiesto la confisca di 49 milioni dalle casse del partito, come risarcimento per l’uso personale dei rimborsi. Al nord gli apparati e la maggior parte degli iscritti sono passati al nuovo partito: una modifica allo statuto adottata nel 2019 permette ai militanti della Lega nord il doppio tesseramento.

 

Lo stesso statuto permette di cedere a partiti o movimenti «affini» il simbolo con Alberto da Giussano (anche se il suo utilizzo da parte di LSp è stato contestato da due ex dirigenti, Gianni Fava e Gianluca Pini). Diversi membri della dirigenza di quello che resta della Lega nord, come Giulio Centemero, Roberto Calderoli e Lorenzo Fontana, hanno anche ruoli di rilievo all’interno della Lega per Salvini premier.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

LA STRUTTURA DI LSP

Dal punto di vista dell’organizzazione politica lo statuto della Lega per Salvini premier, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale prima nel 2017 e poi nel 2018, quando il partito ha spostato la sua sede legale dal via delle Stelline a via Bellerio, ricalca sostanzialmente quello della Lega nord del 2015.

 

Come la Lega nord, anche LSp si definisce un «movimento politico confederale». Nonostante la metamorfosi da movimento indipendentista a partito nazionale, mantiene una struttura interna simile, per quanto “epurata” nel linguaggio: al posto di essere formata da varie «nazioni», la Lega per Salvini premier chiama le proprie sezioni regionali «articolazioni territoriali».

MASSIMILIANO FEDRIGA E MATTEO SALVINI

 

E, soprattutto, le ex «nazioni» sono passate da 13 (Alto Adige, Emilia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche e Piemonte, Romagna, Toscana, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto), a 22, andando a comprendere tutte le altre regioni della penisola.

 

Per il resto, però, la struttura interna è rimasta in larga parte analoga. C’è un organo rappresentativo degli iscritti, il consiglio federale: da statuto, è responsabile delle modifiche ai regolamenti e della scelta dei candidati per le liste. Ma soprattutto dovrebbe stabilire il numero di delegati che votano al congresso, da suddividere poi fra le varie sezioni regionali.

 

matteo salvini e umberto bossi

Il consiglio può tuttavia scegliere di affidare questi compiti ad altri organi interni al partito e di nominare tra i propri membri un comitato esecutivo (del quale fa parte di diritto il responsabile federale organizzativo e del territorio). Cosa succederà nel caso di un congresso della Lega per Salvini premier sembra non essere chiaro nemmeno alla dirigenza del partito. «Non so se sarà il consiglio a occuparsene o se affiderà il compito a un comitato esecutivo più ristretto», dice una fonte autorevole interna alla Lega.

 

Da statuto, il consiglio è composto dal segretario federale, cioè Matteo Salvini, dall’amministratore federale, il tesoriere Giulio Centemero, che ricopre lo stesso ruolo anche per la Lega nord, dal responsabile federale organizzativo e del territorio, cioè il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, dai segretari delle articolazioni territoriali regionali che abbiano almeno 50 soci militanti e da 22 membri eletti dal congresso federale assegnati alle articolazioni territoriali regionali «seguendo le modalità previste da apposita norma regolamentare».

 

GIULIO CENTEMERO

Attualmente nel consiglio siedono i commissari regionali nominati da Salvini. A oggi, infatti, gli apparati regionali della LSp sono in mano a commissari o coordinatori pro tempore perché dalla sua nascita il partito non ha ancora celebrato congressi regionali. Deve essere il segretario ad autorizzarli e Salvini ha detto che lo farà dopo le amministrative.

 

Per ora, quindi, fanno le veci dei segretari i commissari scelti da Salvini. Come Alberto Stefani, nominato a dicembre 2020 commissario della Liga veneta per Salvini premier, in sostituzione del vicesegretario federale, Lorenzo Fontana.

 

La nomina di Stefani, vicino all’ex sindaco di Padova Massimo Bitonci e a Fontana, è stata vista come un tentativo da parte del leader di mantenere il controllo nella terra di uno dei suoi principali rivali, Luca Zaia. Nella stessa occasione Salvini ha nominato commissari anche per altre regioni dove è più forte l’anima della vecchia Lega nord: Trentino, Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2

 

Ci sono state poi le nomina di Claudio Durigon nel Lazio e di Roberto Marti al posto del deputato abruzzese Luigi D’Eramo in Puglia. Da gennaio del 2020 Marti è anche stato nominato commissario per la Basilicata, mentre D’Eramo è diventato segretario in Abruzzo.

 

Il valzer delle nomine in questi anni non si è limitato ai passaggi di regione: c’è chi, come Jacopo Morrone in Romagna, era segretario della Lega nord prima di diventarlo di LSp. O chi, come Marialice Boldi, era stata nominata da Salvini commissario della Lega nord valdostana prima di diventare segretaria regionale della Lega per Salvini premier.

 

zaia salvini

In primavera è diventato commissario della Lega lombarda Fabrizio Cecchetti, mentre coordinano il partito in Piemonte e Liguria gli onorevoli Riccardo Molinari e Edoardo Rixi. Ci sono poi il veneto Andrea Ostellari per l’Emilia, Mario Lolini in Toscana, Virginio Caparvi in Umbria, Jari Colla in Molise, Valentino Grant in Campania, Francesco Saccomanno in Calabria, Nino Minardo in Sicilia ed Eugenio Zoffilli in Sardegna.

 

Ma se Salvini, come ha promesso, autorizzerà i congressi regionali dopo le amministrative, entreranno nel consiglio federale i nuovi segretari (che potrebbero essere diversi dagli attuali commissari). Non ci sono invece attualmente, né ci saranno prima di una riunione nazionale, i membri del consiglio eletti perché LSp non ha ancora tenuto un congresso. Sempre per lo stesso motivo, non è ancora esplicitato né da statuto né da regolamento con quali criteri verranno ripartiti i voti dei membri eletti al consiglio fra le varie articolazioni territoriali.

matteo salvini e giancarlo giorgetti 6

 

I DELEGATI AL CONGRESSO

Questa stessa incognita si ripete anche per quanto riguarda il numero di delegati che saranno inviati al congresso dalle varie regioni. In entrambi i casi la mancanza di una norma nello statuto di LSp dipende da un semplice fatto: sono regole che vengono stabilite in vista di un congresso nazionale e la Lega per Salvini premier non ha mai tenuto un congresso.

 

Non è chiaro in questo momento come i delegati espressi dalle segreterie regionali saranno suddivisi fra le varie articolazioni territoriali, né quanti saranno. Diventa quindi complicato prevedere gli scenari di un possibile congresso nazionale, anche perché difficilmente potrebbe essere celebrato prima dei congressi provinciali e regionali che i leghisti sul territorio chiedono da tempo e che, come dicono dalla Lega piemontese e da quella ligure, hanno subìto ritardi per via dell’emergenza sanitaria.

calderoli

 

Da statuto, però, sono indicate una serie di figure che di diritto possono votare al congresso per l’elezione del segretario federale.

 

Sono «i membri del consiglio federale, i segretari provinciali per le articolazioni territoriali con più di 50 soci ordinari militanti, i parlamentari, i consiglieri regionali, i presidenti di provincia e i sindaci di capoluoghi di provincia o delle aree metropolitane, purché in regola con le norme sul tesseramento dei soci».

 

matteo salvini luca zaia e le ciliegie

Ci sarebbero quindi i 22 segretari regionali (che, come spiegano, a oggi sono tutti commissari ma potrebbero cambiare dopo i congressi locali), poco più di un centinaio di segretari provinciali e i parlamentari leghisti, i 133 deputati della Lega alla Camera e i 64 senatori, oltre che i 24 europarlamentari. A questi si aggiungono sette presidenti di provincia, oltre duecento consiglieri regionali e 14 sindaci.

 

I SEGRETARI PROVINCIALI

Nell’ottica di un possibile congresso, i segretari regionali sono figure chiave, che non solo hanno diritto di voto, ma sono anche membri di diritto del consiglio federale.

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 1

Finora le nomine dei commissari e coordinatori regionali sono state importanti per Salvini, perché gli hanno permesso di controllare direttamente un partito che è strutturalmente organizzato come una federazione. Ma prendendo per buona l’ipotesi di un imminente congresso bisogna guardare soprattutto ai numeri.

 

E se non c’è ancora modo di calcolare quanti potrebbero essere i delegati delle varie regioni, si può iniziare a fare i conti sui segretari provinciali.

 

calderoli

Le sezioni provinciali corrispondono perlopiù ai territori delle singole province italiane, anche se lo statuto prevede la possibilità di organizzarle con altri criteri. In Lombardia, ad esempio, al momento le sezioni provinciali sono 16: oltre a quelle delle 12 province della regione, ci sono anche le sezioni di Crema, della Martesana, della Vallecamonica e del Ticino.

 

In questa fase i referenti provinciali non sono eletti, ma sono commissari, espressione diretta dei coordinatori regionali.

 

Attualmente quelli con diritto di voto per l’elezione del segretario sono 106. Di questi 47 sarebbero provenienti dalle regioni del centro e del sud dove, prima di diventare un partito nazionale, la Lega non esisteva.

 

Delegati, quindi, che anche dopo i congressi locali dovrebbero essere più inclini a rimanere fedeli a Salvini rispetto a quelli di sezioni dove esisteva una forte presenza della vecchia Lega.

salvini zaia

 

Tuttavia anche tra i “fedelissimi” si iniziano a intravvedere malumori o insofferenze per la mancanza di autonomia a livello locale.

 

È il caso della Calabria, dove ad agosto trecento fra militanti, iscritti e aderenti alla Lega hanno sottoscritto la lettera di uno dei fondatori del partito calabrese, Bernardo Spadafora, che lamentava l’avvicendamento dei diversi commissari regionali.

 

GLI ALTRI DELEGATI

Uno dei blocchi di voti più significativi, che rimarrà invariato se si arriverà al congresso senza scioglimento delle camere, è quello dei parlamentari eletti alle politiche del 2018 e alle europee del 2019: sono 133 deputati, 64 senatori e 24 europarlamentari, per un totale di 221. Qui i numeri sono decisamente sbilanciati verso il nord, con la Lombardia che da sola conta 45 deputati e 18 senatori.

giancarlo giorgetti matteo salvini a cernobbio

 

L’altro grosso blocco è quello dei consiglieri regionali, più di duecento, più della metà del nord, provenienti da Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Quest’ultima ha la delegazione più consistente, con 32 consiglieri.

 

Al momento sono 14 i sindaci leghisti che avrebbero diritto di voto nel congresso nazionale: fra di loro c’è il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, che è entrato in contrasto con Salvini sul tema dell’accoglienza, il sindaco di Treviso, Mario Conte, gli ex An Leonardo Latini e Michele Conti, di Terni e Pisa. E anche Alessandro Canelli, sindaco di Novara, Pietro Fontanini di Udine, Fabrizio Fracassi di Pavia, Francesco Persiani di Massa, Sara Casanova di Lodi, Claudio Corradino di Biella, Gianfranco Cuttica di Revigliasca di Alessandria e Sandro Parcaroli di Macerata.

Berlusconi con Salvini e Fedriga a Trieste

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