mario roggero franco gabrielli abderrahim fakir

“SULLA GIUSTIZIA LE ‘CURVE’ STANNO AVVELENANDO I POZZI DELLA DEMOCRAZIA” – FRANCO GABRIELLI, EX CAPO DELLA POLIZIA E DIRETTORE DI SISDE E AISI, DICE QUELLO CHE SCHLEIN E CONTE NON DICONO: “SUL CASO DI FAKIR NON SI POSSONO DARE GIUDIZI A CALDO. CHI VESTE UNA DIVISA È A SERVIZIO DELLA COMUNITÀ, NON È UN REPRESSORE” – LA BORDATA AL SINDACO DEM LEPORE, DOPO LA GUERRIGLIA URBANA A BOLOGNA: “LA VIOLENZA VA SEMPRE CONDANNATA” – SUL CASO ROGGERO: “IN UN CLIMA NEL QUALE LE PAURE SONO STATE ALIMENTATE A DISMISURA, LA GENTE TENDE A RICONOSCERSI NELLA VITTIMA CHE REAGISCE, RISPETTO AL CARNEFICE CHE SOCCOMBE. È IL FAR WEST AL POSTO DELLO STATO: FATTI GIUSTIZIA DA SOLO” – IL CONSIGLIO A ELLY: “OCCORRE UNA VISIONE PER RISPONDERE ALLA PAURA”

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

FRANCO GABRIELLI A REPUBBLICA DELLE IDEE

«Che cosa sta succedendo, da Bologna a Bollate? Che le curve stanno avvelenando i pozzi della democrazia. Sulla sicurezza non si possono emettere giudizi che prescindono dai fatti o costruiti sull'esigenza della propria propaganda politica».

 

Ci dice così, in intervista sulla sicurezza, Franco Gabrielli. La sua storia: direttore del Sisde e dell'Aisi, prefetto dell'Aquila e di Roma, capo della Protezione civile, capo della Polizia, sottosegretario del governo Draghi e Autorità delegata per la sicurezza. […]

 

ABDERRAHIM FAKIR

Gabrielli, che idea si è fatto della morte di Abderrahim Fakir?

«Partiamo da un presupposto: il cosiddetto contenimento è una delle attività più complicate e delicate che un operatore di polizia è chiamato a svolgere. Presuppone professionalità ma ci sono anche variabili, dal contesto al soggetto, che condizionano l'esito dell'azione e quindi impongono prudenza nel giudizio».

 

Ecco, faccia la sua riflessione, in base agli elementi acquisiti.

«Ho appreso, ad esempio, che un operatore aveva una bodycam personale attivata prima del servizio. A dimostrazione di quanto fossero corrette le intenzioni. Ecco perché a caldo non si possono dare giudizi di colpevolezza o assolutori. Così si intossica il dibattito. Le nostre forze di Polizia sono per fortuna sane. Chi veste una divisa è a servizio della comunità, non è un repressore in servizio permanete effettivo».

 

bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse22

Beh, la piazza convocata a Bologna è un verdetto prima dell'accertamento dei fatti. Da quella piazza poi sono scaturiti episodi di guerriglia urbana.

«In una democrazia le opinioni sono legittime con un limite invalicabile: la violenza. Va sempre condannata, senza il minimo atteggiamento giustificativo».

 

Però si impone un giudizio politico. Quella manifestazione l'ha promossa il sindaco a dinamica non ancora chiarita.

«Anche una nobile intenzione, come una manifestazione per la "verità", rischia di essere mal interpretata, strumentalizzata dai violenti e produrre un esito contrario alle intenzioni».[…]

 

Che è quel che è successo. O sbaglio?

«L'assoluzione o la condanna a prescindere sanciscono questa separatezza. Che ha due conseguenze pericolose: da un lato si alimenta la salvaguardia corporativa degli apparati, dall'altro i cittadini si sentono spinti a non percepire gli apparati come soggetti a una verifica del loro operato».

 

La separatezza è anche rispetto ai fatti. O no?

«Le curve stanno avvelenando i pozzi della democrazia proprio sul terreno cruciale della sicurezza, che della democrazia è una precondizione. C'è un aspetto di Bologna che andrebbe approfondito seriamente: la vittima era un soggetto vulnerabile? Spesso le forze di polizia sono costrette a esercitare un ruolo di supplenza nell'ultimo miglio. L'approccio panpenalista, molto di moda, sta caricando gli apparati di una pressione sproporzionata».

 

MARIO ROGGERO SI COSTITUISCE AL CARCERE DI BOLLATE

Parliamo delle curve. Perché il caso Roggero colpisce così tanto l'opinione pubblica?

«Perché in un clima nel quale le paure sono state alimentate a dismisura, la gente, che ha paura, tende a riconoscersi nella vittima che reagisce, sempre e comunque, rispetto al carnefice che soccombe».

 

Direbbe Marco Minniti: la destra risponde proponendo uno scambio tra sicurezza, in cambio di meno libertà. La sinistra dovrebbe coniugare sicurezza e libertà, non negare le paure.

«Quello è il baratto fraudolento l'illusione della sicurezza, pagata con minore libertà. In una democrazia sicurezza e libertà non dovrebbero essere in conflitto. Non c'è libertà senza sicurezza. E una sicurezza senza libertà è la morte della democrazia. A Bollate però, se possibile, si va ancora oltre».

 

Quale?

franco gabrielli

«Un doppio salto di qualità.

Da un lato si chiede a furor di popolo la grazia, come rivincita rispetto alla sentenza invadendo così le prerogative del capo dello Stato. Dall'altra si dice: la difesa è sempre legittima. È il Far West al posto dello Stato: fatti giustizia da solo. Concetto pericolosissimo».

 

Perché in una democrazia il monopolio della forza ce l'ha lo Stato.

«Mettere in discussione questo elemento significa minare, alla radice, le regole della convivenza su cui si fonda una democrazia. Dal punto di vista politico è la certificazione di un fallimento, coperto dalla propaganda: ho fallito sulla sicurezza, abdico al mio ruolo e la delego te cittadino, in barba alle leggi».

 

elly schlein camera

[...] Ma l'allarme sicurezza c'è o non c'è?

«Con riferimento a parametri oggettivi, affermare che l'Italia è un Paese insicuro è ardito. Basterebbe ricordare quale era la condizione negli anni del terrorismo, della criminalità e delle stragi».

 

Però?

«C'è un tema sociale: il sentimento di insicurezza. E un tema social, la cui forma permea la discussione pubblica: leader come influencer che amplificano le pulsioni e estremizzano i messaggi. A tutto questo non rispondi con le statistiche: i dati li leggi come vuoi, perché alcuni reati di strada, ad esempio non vengono neanche denunciati. E comunque, se uno si sente insicuro, non puoi dirgli che sbaglia secondo le statistiche…».

 

matteo lepore al presidio in piazza per la morte di abderrahim fakir foto lapresse

Ma perché lei si è infilato nel gioco politico del centrosinistra?

«Perché credo che sulla sicurezza si giochi la partita vera, e quella parola non va lasciata alla destra come è accaduto negli ultimi anni. La sinistra ha una grande tradizione su questi temi, penso al Pci e alla sua difesa della democrazia o al contributo che diede alla riforma della polizia».

 

Lei capo della Polizia e Minniti al Viminale. Difende quella stagione poi rinnegata dalla sinistra?

«Si può essere d'accordo o meno, ma fu un tentativo, come dicevamo prima, di coniugare sicurezza e libertà con un approccio strategico. Dei ministri dell'Interno che ho frequentato Minniti è quello che più conosceva il pianeta sicurezza».

 

giorgia meloni e matteo piantedosi alla camera foto lapresse

Dia un consiglio a Elly Schlein.

«Occorre una visione per rispondere alla paura: reprimere i comportamenti criminali e mettere in campo politiche per un Paese sicuro che guardino anche alla risoluzione delle cause della marginalità, devianza e illegalità. La denuncia non basta».

bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse24bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse25

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