antonio tajani don abbondio

TAJANI, IL DON ABBONDIO DEI PARIOLI – IL MINISTRO DEGLI ESTERI È DIVENTATO LO ZIMBELLO DEL GOVERNO CON LE SUE USCITE DA MAGO OTELMA (AVEVA DETTO CHE NON C’ERANO SEGNALI DI UN ATTACCO ISRAELIANO IMMINENTE SULL’IRAN IL GIORNO PRIMA DELL’INIZIO DELLA GUERRA) – IL RITRATTO VELENOSETTO DI “DOMANI”: “TAJANI NON È NATO CON UN CUOR DI LEONE: LA SUA CARRIERA POLITICA È COSTELLATA DI USCITE INFELICI MA ANCHE DA UN MORDENTE NON PROPRIO TRAVOLGENTE” – LE BACCHETTATE DALLA BERLINGUER, LA FOTO TRISTISSIMA DALL’UNITÀ DI CRISI DELLA FARNESINA E IL GIUDIZIO DI VITTORIO FELTRI: “ERA UN ANONIMO GIORNALISTA, UN PISTOLA QUALSIASI” - LA BATTUTA TRA I FORZISTI: "QUANDO AFFERMA UNA COSA LO DICE CHIARO E TONTO"

Estratto dell’articolo di Alice Valeria Olivieri per “Domani”

 

antonio tajani in versione mago di arcella

«CONGRATULATIONS WORLD, IT’S TIME FOR PEACE», urla Donald Trump dal social Truth, la sua dependance da single dopo il divorzio con Elon Musk.

 

[…] appena una settimana prima, dall’altra parte dell’oceano un ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale con lo sguardo spaurito da coniglio che viene abbagliato dai fari di una macchina, così lo descrive un post su X con duecentomila visualizzazioni e molti like, si era fatto sentire forte e chiaro.

 

«Ho anche parlato con i ministri di Israele e dell’Iran che erano le otto… otto e mezzo di mattina, e ho detto loro: basta con l’escalation. Cioè, anche all’Iran ho detto “Non reagite più”, ho detto a Israele “Basta, fermiamo qua”», ha dichiarato inflessibile Tajani, Antonio Tajani. Dalla Ciociaria con amore.

 

Abbas Araghchi antonio tajani

[…] Se Trump è un Logan Roy con meno charm e più potere, restando nella metafora HBO, Antonio Tajani è una sorta di creatura mitologica, a metà tra Tom Wambsangs e Michael Scott di The Office.

 

Per chi fosse rimasto indietro con due delle serie migliori degli ultimi vent’anni, Tom Wambsangs è l’uomo che, nella lotta sanguinosa alla successione del gruppo Roystar, colosso dell’informazione statunitense, da esterno alla famiglia simbolo del quiet luxury riesce ad accaparrarsi la leadership, scavalcando figli e consanguinei del caso.

 

TAJANI e il nome di berlusconi nel simbolo di forza italia

[…] In questo parallelismo all’italiana, Tajani si colloca come uomo giusto al momento giusto, il fedelissimo della prima ora salito a bordo dell’Azzurra, nave della libertà nel lontano 1994 e rimasto al fianco del capitano, o meglio, del Cavaliere, persino quando questo era già passato a miglior vita, nei manifesti elettorali in cui se ne evocava lo spirito.

 

«Una forza rassicurante», diceva lo slogan, mentre i due si stringono i pugni che tendono al cielo, un po’ Titanic un po’ Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi del 1968.

 

E qui entra in gioco, pardon, scende in campo Michael Scott, il manager che punta a essere carismatico come Steve Jobs ma che risulta convincente come un fuffa guru di LinkedIn che usa parole come «mission» e «vision».

 

ANTONIO TAJANI IN VERSIONE MAGO OTELMA

Perché se Forza Italia è il partito azienda per eccellenza, quello delle campagne elettorali fatte da Publitalia e dei gadget distribuiti porta a porta, del “meno male che Silvio c’è” e delle crociere promozionali, il suo leader non può che essere un cartellone pubblicitario ambulante, come del resto era noi-sappiamo-chi.

 

[…] Tutto l’opposto, potremmo dire, dell’erede Tajani, che già in tenera età manifestava segni di malcelata sudditanza militando nell’Unione monarchica italiana e che tra tutte le qualità che gli si possono attribuire certo non sembra avere il dono della seduzione, del barzellettismo militante, dei sorrisi a centinaia di denti che abbagliavano gli interlocutori come quelli del suo amato predecessore.

 

ANTONIO TAJANI - SILVIO BERLUSCONI - MARTA FASCINA

Figlio di una professoressa di Frosinone e di un ufficiale dell’esercito, giornalista montanelliano, di lui Vittorio Feltri ha detto con la sua proverbiale pacatezza «un anonimo giornalista, un pistola qualsiasi». La sua formazione è al Torquato Tasso, uno di quei licei romani da cui, come vuole la vulgata, si forma la classe dirigente.

 

Tra gli illustri che hanno scarabocchiato i banchi prestigiosi di Via Sicilia: Giulio Andreotti, Vittorio Gassman, Carlo Verdone, Nanni Moretti, Paolo Mieli, Maurizio Gasparri, Luciana Castellina. E poi lui, Tajani, lui che si è fatto battere da Walter Veltroni, con cui condivide la fede bianconera, al ballottaggio delle comunali nell’ormai lontano 2001, quando Roma viveva i suoi fasti e i sindaci non avevano ancora i social per scrivere i loro Ab urbe condita reel.

antonio tajani giorgia meloni al senato foto lapresse

 

[…] Lo sguardo è sempre un po’ preoccupato, la riga di lato, gli abiti sobri da pariolino gentiluomo, insomma niente a che vedere con quella milanesità rampante berlusconiana dentro cui si muove da oltre trent’anni e di cui adesso gestisce la pesante eredità politica che i figli del Cav., al contrario dei personaggi di Succession, hanno tenuto alla larga, salvo qualche sparuta dichiarazione.

 

[…] Perché Tajani, possiamo dirlo, non era nato con un cuor di leone, per citare la famosa litote manzoniana. La carriera politica del Don Abbondio dei Parioli, oltre al lungo corso europeo, è costellata di uscite infelici – e chi non ne ha, chiaro – ma anche da un mordente non proprio travolgente, per usare un’altra litote, applicato a contesti di estrema delicatezza come quello dei giorni recenti a cui fa fronte con una foto a dir poco scoraggiante.

antonio tajani

 

Lo studio semivuoto dell’Unità di crisi della Farnesina, i computer spenti, uno screensaver di vent’anni fa, una pianta al centro del tavolo che sembra la cosa più viva di quella stanza. Quando tenta un’alzata di cresta da Bianca Berlinguer viene subito bacchettato, «capisco che non siete molto abituati a sentirvi fare delle domande», lui controbatte timido «non è che posso avere la lezioncina», crisi rientrata.

 

Quando organizza eventi da lui ritenuti fondamentali per il ministero, come quello sul microbiota intestinale con tanto di prete e conduttrice di Elisir, genera non poche perplessità tra i funzionari della Farnesina. Per non parlare di quelle sue vecchie battaglie, «Tutti coloro che fanno uso di droghe pesanti hanno iniziato facendosi una canna» scriveva candidamente su Twitter nel 2019, omaggiando senza volerlo gli Offlaga Disco Pax, «gli amici del campetto passati dalle Marlboro direttamente all’eroina, alla faccia delle droghe leggere».

 

ANTONIO TAJANI PIANGE AL FUNERALE DI SILVIO BERLUSCONI

E poi ancora, il salario minimo che è roba da Unione sovietica, l’inaccettabile reddito di cittadinanza che va a «rom e stranieri», quel lungo sbrodolare di Benito Mussolini che ha fatto anche cose buone in diretta ai microfoni della Zanzara, palude non ancora bonificata, a differenza dell’Agro Pontino.

 

[…] Non è poi così strano che oggi, alla luce della gravità del momento in cui ci troviamo, la sua posizione di figura centrale per gli equilibri internazionali, in un panorama in cui l’Europa sembra contare molto poco, l’Italia quasi niente, la sua presa tajaniana, risulti poco convincente.

 

«O porta sfortuna, oppure rinunci a fare queste dichiarazioni», gli ha detto Matteo Renzi in una delle sue performance da blastatore professionista del parlamento, riferendosi alle tante uscite del ministro che aveva scongiurato con convinzione un attacco israeliano all’Iran, poi anche uno spostamento dell’ambasciata da Teheran, sempre smentito o dalla storia in the making, come si dice in questi casi, o dal capo stesso del governo, nonché della sua coalizione. Nelle stesse ore, a decorazione del tutto, Matteo Salvini postava un video in cui raccoglieva giulivo fragole e peperoni del suo orto.

antonio tajani meme by 50 sfumature di cattiveria

 

Chissà che effetto farebbe, una volta tanto, sentirsi in una botte di ferro, invece che «un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro», citando sempre Manzoni, sempre a proposito di Don Abbondio, o senza nemmeno saperlo, di qualche ministro.

ANTONIO TAJANI - ATTACCO DI ISRAELE ALL IRAN - VIGNETTA BY VUKICANTONIO TAJANI IN VERSIONE MAURIZIO MOSCA - MEMEJD VANCE - GIORGIA MELONI - ANTONIO TAJANI

 

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”