“THE NEW PRODI” - UN RENZI GRILLIZZATO RISCHIA DI FARE LA STESSA FINE DI PRODI: MAGARI STRAVINCE LE PRIMARIE MA INCHIODA LA SINISTRA IN UNA POSIZIONE ETERNAMENTE MINORITARIA

Claudio Cerasa per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

Sarà che sono le primarie del Pd, e non del centrosinistra. Sarà che le elezioni non sembrano ancora vicine nel tempo. Sarà che il Pd sta vivendo una piccola mutazione genetica.

Sarà che in un contesto in cui non si capisce più bene quali sono i punti cardinali della sinistra italiana - e in cui, per capirci, si trova un ex democristiano (Fioroni) che accusa un ex democristiano (Renzi) di essere diventato il portavoce dei comunisti (per la storia dell'adesione al Pse) quando quello stesso presunto portavoce dei comunisti (Renzi) è stato appena rottamato dalla Cgil (in primis dalla Camusso) per essere troppo poco in linea con le idee della sinistra.

Sarà un po' per tutto questo ma nella parabola confusa, noiosa e soporifera di questa fase precongressuale l'unico tema chiaro che si indovina dietro la corsa di Renzi è legato a quello che è diventato il vero obiettivo e il vero target politico del sindaco di Firenze: Beppe Grillo.

Renzi, numeri e sondaggi alla mano, ha capito che in questo momento della vita del Pd gli unici elettori che realisticamente possono essere conquistati e magari portati dentro i gazebo democratici non sono più quelli legati al mondo del centrodestra - elettori dai quali Renzi ha cominciato ad allontanarsi un minuto dopo la scelta di appoggiare Romano Prodi durante i giorni famosi dell'elezione del presidente della Repubblica - ma sono più che altro quelli di centrosinistra che durante le ultime politiche sono andati in prestito al movimento Cinque Stelle.

I flussi in uscita dal Cinque Stelle, come testimoniato da molte delle rilevazioni demoscopiche arrivate negli ultimi mesi sia sui tavoli di Palazzo Vecchio sia su quelli di Palazzo Chigi, dimostrano che tra gli elettori grillini delusi da Grillo sono circa il 20 per cento quelli attratti dagli schieramenti politici di sinistra (tra Pd e Sel e Rifondazione) e si capisce dunque come il sindaco sia intenzionato ad articolare la sua conquista del centrosinistra seguendo due step: prima, durante le primarie, portare a casa i voti dei grillini; poi, quando si andrà a votare, pensare a come recuperare i voti anche del centrodestra.

Per seguire questa traiettoria Renzi, lo avete visto tutti, negli ultimi tempi ha provato in ogni modo a scaricare la pistola dell'anti politica grillina provando a fare concorrenza su questo campo direttamente al comico genovese e tentando in tutti i modi di prestare attenzione alla pancia dell'elettorato democratico. E' andata così, per esempio, sul caso Cancellieri ed è andata così, per esempio, sul caso del no all'amnistia.

La scommessa di Renzi, però, è una scommessa che rischia di essere pericolosa perché determina uno slittamento del rottamatore rispetto al suo tradizionale percorso di riformatore della sinistra (quello, cioè, convinto che il tesoretto del Pd sia da trovare più scavando al centro che scavando a sinistra).

E anche se bisogna prendere questi numeri con le molle non è difficile ascoltare molti sondaggisti convinti che la traiettoria di Renzi possa essere utile per diventare maggioranza nella sinistra ma rischi di far perdere consenso a Renzi in tutto il resto del paese.

E in un certo senso - considerando che per statuto il segretario del Pd non è soltanto un segretario del Pd ma è anche automaticamente un candidato premier - si può dire che la grande contraddizione delle primarie del Pd è tutta in questo problema: scegliere un candidato che possa essere in grado non solo di tenere insieme dei pezzi di sinistra ma anche di conquistare il resto del paese.

Da questo punto di vista, dunque, per Renzi la vera scommessa sarà quella di riuscire a dimostrare che il Pd del futuro promette di essere un luogo che intende accogliere elettori anche molto lontani dal centrosinistra. Il percorso scelto da Renzi, invece, almeno in questa fase, sembra essere indirizzato verso un obiettivo diverso. La scelta è comprensibile ma può essere pericolosa.

Perché sì, è vero, con ogni probabilità il sindaco di Firenze prenderà una percentuale di voti molto alta, alle primarie, ma in questo passaggio delicato Renzi dovrà stare attento a non farsi percepire dal resto dell'elettorato come fosse il figlio naturale del professor Prodi.

Essere "the new Romano" potrebbe permettergli di vincere facilmente le primarie ma costringerebbe Renzi a trovarsi nella stessa situazione in cui si ritrovata la sinistra negli ultimi vent'anni: una sinistra magari vincente ma dal punto vista numerico eternamente minoritaria.

 

GRILLO E RENZI grillo RENZIBERSANI PRODI IN PIAZZA DUOMO BERSANI PRODI A MILANO PRODI, VISCO, BERSANI

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