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DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI! DUE SVALVOLATI SI AGGIRANO PER L’EUROPA: PEDRO SANCHEZ E ELLY SCHLEIN – CON LA NATO MORENTE (TRUMP SOSTIENE CHE L'ARTICOLO 5, CARDINE DELL'ALLEANZA, SI DEBBA "INTERPRETARE"), I DUE SINISTRATI DEL PSE, CHE INSIEME AL PPE SOSTENGONO LA MAGGIORANZA URSULA, MINACCIANO DI STACCARE LA SPINA DICENDO "NO" AL RIARMO UE: UN "NO" CHE SAREBBE UN REGALONE ALLA GIORGIA DEI DUE MONDI CHE NON VEDE L'ORA DI DIVENTARE LA STAMPELLA DEL PPE (DOVE E' ATTESA A BRACCIA APERTE: AL VERTICE DELL'AJA HA SEDOTTO A COLPI DI SMORFIE TRUMP SUI DAZI AL 10% ALL'UE) - LA MOLLA DI TANTO TAFAZZISMO GEOPOLITICO DI ''FALCE & MART-TELLY'' È IDEOLOGICA, TROVANDOSI STRETTA TRA L'INCUDINE DEI RIFORMISTI PD E IL MARTELLO A CINQUESTELLE DI CONTE, CHE L'HA SCAVALCATA A SINISTRA A SUON DI MANIFESTAZIONI, SLOGAN E PROCLAMI "ARCOBALENO", SORPASSANDO PERFINO AVS - E TRA I DUE LITIGANTI, LA DUCETTA SE LA GODE... 

DAGOREPORT

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON TRUMP ALLA CENA DEL VERTICE NATO DELL'AJA

Tira una pessima Aja per la Nato. Se da un lato il vertice in terra di Olanda ha spinto tutti i partner dell’Alleanza atlantica ad aumentare le spese per la difesa, dall’altro c’è da registrare un segnale pericolosissimo per l’esistenza stessa dell'alleanza militare che include trentadue Stati, di cui trenta europei e due nordamericani, istituita all'indomani della Seconda guerra mondiale.

 

Ad assestare il colpo ferale è stato il solito embolo ballerino di Donald Trump che, con la nonchalance da cowboy irresponsabile che lo contraddistingue, ha detto testualmente:

 

CONGRESSO DEI SOCIALISTI EUROPEI A BERLINO - ELLY SCHLEIN E PEDRO SANCHEZ

“L’articolo 5 per un intervento a sostegno di un paese membro aggredito? È interpretabile... dipende... Ci sono diverse definizioni".

 

Una dichiarazione che è sembrata un "via libera" a Putin per invadere, dopo l'Ucraina, anxhe paesi membri della Nato (Finlandia? Polonia? Romania? Estonia?). E che il Cremlino coltivi smanie espansionistiche di questo tipo, dopo i numerosi alert lanciati dagli 007 ucraini, inglesi e scandinavi, l'ha confermato lo stesso Trump: "Putin potrebbe avere ambizioni oltre l'Ucraina". 

giorgia meloni al vertice della nato dell'aja 5

 

Con uno svalvolato come "The Donald" alla Casa Bianca, i partner europei della Nato non possono dormire sonni tranquilli, qualunque sia la spesa militare che realmente intendano mettere in campo.

 

La comoda posizione di "junior partner" ricoperta da sempre dall'Europa all'interno della Nato, culminata nel quadrienno dell'amico Biden che ha foraggiato Kiev a suon di miliardi, si è trasformata in un inferno: tra il tiramolla dei dazi e l'uso e abuso della potenza militare in Medio Oriente, ora l'Ue sconta l'antagonismo ostile da parte del Caligola di Mar-A-Lago verso il Vecchio Continente.

DONALD TRUMP AL VERTICE NATO DELL'AJA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

 

In questo contesto già complesso per l’intero sistema di sicurezza dell’Unione europea, si aggirano due scervellati in grado di destabilizzare ulteriormente lo scenario.

 

Si tratta del premier socialista spagnolo Pedro Sanchez e della segretaria del Pd, Elly Schlein, due dei principali azionisti del partito del PSE che raggruppa Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, secondo pilastro, dopo il i popolari del PPE, su cui si regge la Commissione europea di Ursula von der Leyen.

ELLY SCHLEIN GIUSEPPE CONTE

 

Era la notizia catastrofica di ieri l'ostilità mostrata al piano di riarmo europeo da parte di Pedro & Elly che, per ragioni convergenti ma dissimili, sarebbero pronti a mollare la crucca Ursula e a sganciarsi dalla maggioranza al Parlamento di Strasburgo.

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

 

La differenza sostanziale tra i due sinistrati è nascosta nelle ragioni del dissenso: Sanchez, in Spagna, si ritrova una maggioranza parlamentare fragilissima, che è costretto a puntellare sbandierando un “duro” e identitario anti militarismo, come ultimo mezzo di distrazione di massa dai numerosi scandali di corruzione che lo stanno accerchiando.

 

Così, al Consiglio europeo il leader spagnolo ha tuonato: "Non ha nessun senso che abbiamo portato avanti 18 pacchetti di sanzioni contro Mosca per la sua aggressione all' Ucraina e poi l'Europa, in un doppio standard, non è capace nemmeno di sospendere un accordo di associazione con Israele dopo le due sue continue violazioni di diritti umani". "A Gaza'', ha aggiunto, ''c'è una situazione catastrofica di genocidio''.

 

ARMOCROMIA - MEME BY EMILIANO CARLI

Elly, che non ha neanche responsabilità di governo, ma come esponente di punta del Pse potrebbe risparmiarsi posizioni antagoniste sul Riarmo. E invece mostra i canini alla Commissione presieduta da Ursula.

 

A chi le chiede se fosse stata lei la presidente del Consiglio come si sarebbe comportata rispetto all’aumento della spesa militare al 5%, Schlein dice no, "pur rimanendo all'interno della Nato, così come rimane nell'Alleanza Atlantica anche la Spagna", puntualizza agitando il naso ad apriscatole.

 

La molla di tanto tafazzismo geopolitico della leader del Nazareno è ideologica trovandosi stretta tra l'incudine dei riformisti in rivolta del suo partito (si veda l'intervista a seguire) e il martello a cinquestelle di Giuseppe Conte, che la sta incalzando a suon di manifestazioni, slogan e proclami "arcobaleno", e ha superato in oltranzismo perfino i super-sinistrelli Fratoianni e Bonelli, ormai i Gianni e Pinotto dell'eco-gauche.

 

GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI - ANGELO BONELLI - MANIFESTAZIONE PD AVS M5S PER GAZA - FOTO LAPRESSE - FOTO LAPRESSE

Per Schlein, l'opportunismo camaleontico di Conte rappresenta ciò che Salvini è per la Meloni: una quotidiana corsa a sinistra per non farsi scavalcare. Pur avendo la metà dei voti del Pd, l'ex "Avvocato del Popolo"  smania per essere il candidato premier del "campo largo", non avendo mai digerito la "cacciata" da Palazzo Chigi ad opera di Renzi e di Zingaretti (e Quirinale) per far accomadare il governo dell'"usurpatore" Draghi.

GIUSEPPE CONTE E ELLY SCHLEIN

 

Certo, a differenza di Beppe Grillo, che in nome della purezza disse no al "governo del cambiamento" con il Pd di Bersani, Peppiniello si sta scodellando un trasformismo da abile opportunista: la fu Pochette con le unghie sa fiutare l’aria, quindi abbaia ma non morde e si aggancia ai treni giusti per agguantare il potere.

 

Infatti, nonostante le posizioni estreme su Ucraina e Medioriente, alle recenti comunali di Genova (vinte dalla leopoldina Silvia Salis) e alle prossime regionali nelle Marche (candidato il riformista Matteo Ricci) si è subito infilato nel gruppone del "campo largo", annusando profumo di vittoria. Una passione poltronara che può tornare utile in futuro. D'altronde, se l'unico collante di un governo che si sfancula ogni cinque minuti è il mantenimento del potere, non si capisce perché a sinistra dovrebbe funzionare diversamente.

 

ELLY SCHLEIN CONTE

Conte camaleonte da un lato fa il “descamisado di Volturara Appula”, dall’altro si infila nella stessa coalizione di Renzi, mandando in confusione la segretaria con tre passaporti e una fidanzata. La pressione politica esercitata dall'ex avvocato d'affari sta spingendo Elly ad accentuale il suo profilo "pacifinto" che, unito alle battaglie woke e gender-fluid da centro sociale, sta facendo del Pd un mostro politico anti-sistema, sempre più lontano dal Quirinale di Mattarella.

 

Mentre Elly vola a Budapest per solidarizzare con gli omosessuali ungheresi, visto che Orban ha vietato loro la sfilata del Pride, in Italia i giornalisti vengono spiati senza che la segretaria del Pd muova mezzo dito.

alessandro zan elly schlein al pride

 

Un comportamento ormai completamente fuori tempo massimo, visto che anche negli Stati Uniti, patria dell'ideologia woke, il musulmano e democratico Zohran Mamdani ha vinto le primarie parlando di economia e problemi reali.

 

 

Schlein conferma di essere una che la politica la fa ma non la capisce.

 

Perché la posizione anti-riarmo, ostile a Ursula e alla Commissione, non fa altro che spalancare praterie a Giorgia Meloni, agevolandone il graduale spostamento verso il centro democristiano del Partito Popolare Europeo.

 

giuseppe conte pro pal - meme

La Ducetta, infatti, abilissima nello sfruttare la pippagine politica della sinistra, si sta dando molto da fare per proporsi come credibile e affidabile stampella per la Commissione von der Leyen, sostenendo senza se e senza ma il riarmo europeo.

 

Un eventuale smottamento del Pd sulla politica estera (su cui i dem ormai sono spaccatissimi e in piena confusione), infatti, avrebbe come unica conseguenza un ulteriore accreditamento della Ducetta dei due mondi agli occhi dell’establishment di Bruxelles.

 

La premier de' noantri si è già guadagnata una certa credibilità con il sostegno incrollabile a Zelensky e all’Ucraina e avrebbe gioco facile nel prendere il posto del Pd come puntello dell’alleanza Ursula.

 

giorgia meloni ursula von der leyen

Nel vertice all’Aja, Giorgia Meloni si è mossa con la sua solita furbizia e, con una consolidata abilità adulatoria, si è seduta accanto a Trump per "cucinarselo".

 

Con la sua voce flautata da Garbatella in fiore, la Sora Giorgia ha sussurrato alle recchie piene di fondotinta del tycoon la necessità di tenere i dazi all’Europa fermi al 10%, ottenendo un cenno di assenso (certo, bisognerà vedere se Trump non cambierà idea, visto che le sue promesse sono  scritte sulla sabbia).

 

Inoltre, grazie a Crosetto, la Meloni è riuscita a ottenere la nomina di un italiano a capo del Comando sud della Nato sulla frontiera rovente tra Libano e Israele: i quasi diecimila caschi blu sono infatti passati sotto il comando del generale Diodato Abagnara.

 

SPESA MILITARE DEI PAESI NATO NEL 2024

Bravissima com'è a comunicare attraverso le sue gazzette i suoi successi all'estero, scaltrissima ad adulare la vanità di Trump ma nello stesso tempo attentissima a non inviare messaggini a quell'inaffidabile col ciuffo trapiantato che ci mette un secondo a sputtanarli su X, facendo vedere quanto siano tutti in ginocchio a "baciargli il culo", l'Underdog può permettersi di far dimenticare agli italiani i tanti fallimenti e scandali del suo governo, a partire dal piano del PNRR, passando per gli spioni di Equalize e gli accessi abusivi di Striano all'anti-mafia, per finire all'indagine della magistratura sulle anomalie della vendita del 15% di Monte dei Paschi di Siena da parte del Mef di Giorgetti.

 

BRUXELLES, L'INCONTRO TRA DECARO ED ELLY SCHLEIN: «NO AI DUE FORNI DEL PPE IN UE»

Estratto dell’articolo di Michele De Feudis per https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

 

DECARO SCHLEIN

Ufficialmente l’agenda della riunione dem a Bruxelles, a margine dei quattro giorni di formazione per i giovani ha visto un incontro tra Elly Schlein e la delegazione degli europarlamentari impegnato sui temi nazionali, ma con le regionali in arrivo non si può escludere che ci sia stato qualche scambio di battute (anche) sulla Puglia.

 

[…]  «Non siamo disposti ad accettare la politica dei due forni - ha attaccato la Schlein - da parte del Ppe e della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

 

I nostri voti non possono essere dati per scontati. Abbiamo delle priorità e vogliamo dei segnali chiari, perché non è possibile accettare che qualcuno pensi che ci siano due diverse maggioranze a seconda dei propri bisogni».

 

PEDRO SANCHEZ ELLY SCHLEIN

Una ricostruzione dei temi politici salienti è così sintetizzata da Antonio Decaro, presidente della Commissione Envi: «L’incontro - ha spiegato alla Gazzetta - con la segretaria Schlein a Bruxelles è stato molto utile per condividere e rafforzare la linea del gruppo su alcune priorità che ci vedranno impegnati nelle prossime settimane e mesi qui a Bruxelles».

 

Nel merito: «Si è parlato della richiesta di proroga della scadenza dei termini del Pnrr, per dare una risposta concreta ai tanti sindaci e agli amministratori che sono alle prese con un lavoro importantissimo per il nostro Paese».

 

[…] I rapporti controversi con i popolari? «Sul tavolo - ha concluso Decaro - c’è anche la questione del rapporto con il Ppe che spesso in Europa fa accordi con la destra spostando l’asse delle decisioni del parlamento rispetto alla maggioranza che ha sostenuto la Commissione. I socialisti non possono permettere che questa Europa viri a destra senza far sentire la propria voce».

antonio decaro elly schlein nel 2014

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

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