catello maresca

SONO TRENT’ANNI CHE I MAGISTRATI SI LANCIANO IN POLITICA E CI SCANDALIZZIAMO PER MARESCA - STEFANO ZURLO: “CI VOLEVA UN GIUDICE DI DESTRA PER FAR TRABOCCARE IL VASO RIEMPITO PER DECENNI DA PM DI SINISTRA. NON È UN PROBLEMA DI CORRETTEZZA, MA DI CREDIBILITÀ E HA A CHE FARE CON L'INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA. COME SI FA AD ESSERE SOPRA LE PARTI SE SI È DI PARTE? MISTERO” - M. FELTRI: “VE LA RICORDATE LA SEPARAZIONE DEI POTERI DI MONTESQUIEU? PARE CHE NE POSSIAMO FARE A MENO, TANTO NOI ABBIAMO I MORALIZZATORI”

MATTIA FELTRI

1 - PORTE, FINESTRE E TOMBINI

Mattia Feltri per "La Stampa"

 

Fa molto fine citare Piero Calamandrei e in genere si cita la frase secondo cui quando la politica entra per le porte della magistratura, la giustizia se ne esce dalla finestra. Bella, niente da dire, sebbene la politica entri di rado per le porte della magistratura, se non nel ruolo dell'indagata, e la magistratura entri spesso per porte della politica, in quello della moralizzatrice.

 

L'ultimo caso appartiene a Catello Maresca, magistrato antimafia poi candidato sindaco a Napoli per il centrodestra ed eletto in Consiglio comunale. Bestia quale sono, ignoravo la possibilità, esercitata da Maresca, di restare in Consiglio comunale e contemporaneamente rientrare in magistratura.

 

catello MARESCA 1

Calamandrei voleva introdurre in Costituzione il divieto per i magistrati di iscriversi ai partiti politici e sosteneva, citazione molto più sporadica, che il magistrato applicato alla politica non avrebbe dovuto mai tornare a indossare la toga, perché in politica dilapida il suo credito d'imparzialità.

 

 Il povero Calamandrei non poteva immaginare che il processo d'evoluzione democratico ci avrebbe consegnato magistrati allo stesso tempo politici, magistrati di giorno e politici la sera. Nessuno sa quanti siano i Maresca d'Italia.

 

piero calamandrei

Però si sa con precisione che alle piante organiche mancano oltre mille e cinquecento magistrati, mentre duecento di loro lavorano nei ministeri, dove scrivono e applicano leggi accumulando in sé un po' di potere giudiziario, un po' di legislativo e un po' di esecutivo. Ve la ricordate la separazione dei poteri di Montesquieu? Pare che ne possiamo fare a meno, tanto noi abbiamo i moralizzatori.

 

2 - TUTTI I «CASI MARESCA» DIMENTICATI DALLA SINISTRA

Stefano Zurlo per "il Giornale"

 

Un corteo interminabile di magistrati che si sono lanciati in politica. E di parlamentari e amministratori che sono tornati ad indossare la toga. Poi esplode il caso, sacrosanto, di Catello Maresca e il ministro Marta Cartabia pronuncia una parola definitiva: «Basta». Così non si può andare avanti.

CATELLO MARESCA

 

Maresca, dopo aver fallito sul versante del centrodestra la conquista del Comune di Napoli vorrebbe sdoppiarsi: leader dell'opposizione in Consiglio comunale e, con la benedizione del Csm che gli ha appena dato il nullaosta, giudice della Corte d'appello di Campobasso. Lontano da Napoli ma non dalla corporazione togata.

ANTONIO DI PIETRO

 

È da trent' anni che tutte le persone di buonsenso segnalano questa clamorosa anomalia italiana, ma come spesso capita nelle vicende tricolori, ci voleva un giudice di destra, per di più silurato alle urne già al primo turno contro Gaetano Manfredi, per far traboccare il vaso riempito per decenni da pm di sinistra.

luigi de magistris in versione che guevara

 

Non è un problema di correttezza, ma di credibilità e ha a che fare con l'indipendenza della magistratura. Come si fa ad essere sopra le parti se si è di parte? Mistero. Eppure se si racconta questo capitolo sconcertante di storia patria, come dire, anfibia, si rischia di riempire un volume con le biografie dei pendolari. Ecco Giuseppe Ayala, nel glorioso Pool antimafia di Palermo, poi parlamentare del Pri, e via via di altri partiti fino ai Ds, quindi sottosegretario nei governi Prodi e D'Alema prima di rientrare nella casa madre, scegliendo per pudore l'approdo nelle retrovie del civile.

 

GHERARDO COLOMBO - ANTONIO DI PIETRO - PIERCAMILLO DAVIGO

 Insomma, nell'attesa di una legge che non si vede mai spuntare all'orizzonte, come il nemico nel Deserto dei tartari, Ayala mostra comunque un riguardo che non tutti hanno. Giannicola Sinisi lascia la magistratura ma non si dimette: va a fare il deputato, il sottosegretario, il senatore, sta fra la Margherita e l'Ulivo, infine ingrana la retromarcia e ricompare fra i giudici della Corte d'appello penale di Roma.

 

«Se fai l'arbitro non puoi metterti la casacca e giocare con una squadra», sentenziava a suo tempo Piercamillo Davigo. Galateo istituzionale, ma anche il minimo sindacale nel Paese dei sospetti, dei retropensieri, degli accordi dietro il palco. E poi ad ogni convegno si sentiva sempre ripetere la stessa consunta massima: «Un magistrato non deve solo essere ma anche apparire imparziale».

CATELLO MARESCA

 

Erano sempre tutti d'accordo e poi all'uscita mettevano la freccia. Michele Emiliano era un pm d'assalto a Bari, un po' alla Di Pietro, poi come il modello originale ha sfruttato la popolarità delle sue inchieste - alimentando dubbi legittimi nello specchietto retrovisore dell'opinione pubblica per diventare sindaco di Bari e poi presidente della Regione Puglia, ma a differenza del Tonino nazionale si è messo in aspettativa, insomma gli è rimasta la toga sotto la fascia tricolore, e da magistrato, sia pure in naftalina, aveva addirittura tentato la scalata alla segreteria del Pd.

 

CATELLO MARESCA

Troppo pure per un ambiente abituato a tutto, tanto da mettere in moto un'azione disciplinare. Ma il catalogo contiene altri paradossi strepitosi: Adriano Sansa da presidente della Corte d'appello di Genova avrebbe potuto indagare, in teoria, sulle ipotetiche malefatte lasciate in eredità ai concittadini dalla giunta del precedente sindaco Adriano Sansa, insomma avrebbe potuto mettere sotto accusa se stesso.

 

Adriano Sansa

Poi ci sono stati i campioni del doppio lavoro in simultanea, come i maestri di scacchi. Fra questi arriva, maldestro, Maresca e le porte girevoli si chiudono. Ma sarà davvero così? Perché finora il passaggio della frontiera fra i due mondi è stato più facile di quello del Mar Rosso da parte degli ebrei in fuga dai carri del Faraone.

CATELLO MARESCA 2

 

Ultimi Dagoreport

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?