ursula von der leyen donald trump giorgia meloni

TROVATO L’ACCORDO, ARRIVANO I QUESTUANTI – GIORGIA MELONI SUBITO CON IL CAPPELLO IN MANO DOPO LA RESA DELL’UE SUI DAZI AGLI USA, INVOCA “AIUTI” ALLE IMPRESE FUNESTATE DALLA GUERRA COMMERCIALE. DOPO AVER PRESSATO L’UE PER CEDERE A TRUMP, ORA PRETENDE CHE SIA L’EUROPA A PAGARE. ANCHE I MINISTRI CHIEDONO DI SOSTENERE I SETTORI PIÙ COLPITI, ANDANDO A PESCARE TRA PNRR E FONDI DI COESIONE – FATE PRESENTE ALLA DUCETTA E AI SUOI CHE “L’EUROPA” SIAMO NOI: I SOLDI DELL’UE SONO PAGATI DAI CONTRIBUENTI, CHE ANDREBBERO A FINANZIARE LE FOLLIE “DAZISTE” DEL SUO AMICO DONALD

1 - MELONI A URSULA "LA BATTAGLIA NON È FINITA VANNO SBLOCCATI I SUSSIDI"

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

MEME SU DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI BY EMILIANO CARLI

Lasciata Jimma, nel sud ovest dell'Etiopia, a bordo dell'aereo di Stato Giorgia Meloni chiama Ursula von der Leyen. È sera. […] Meloni in pubblico ha giudicato positivamente il patto scozzese. Il 15% sarebbe «una base sostenibile». Toni molto diversi da quelli sposati dai governi di Francia e Germania. Un modo per non rompere con The Donald, fa capire la sua cerchia. Ma non significa che per la leader della destra italiana tutto sia filato liscio. Anzi.

 

La partita è complessa e i rischi, anche in termini di consenso, sono enormi. Ecco perché già dalla mattina, […] la premier sceglie una linea prudente, sulle tariffe targate Maga. Fa capire che la trattativa non è chiusa, «c'è ancora da battersi».

 

Soprattutto, rivolge parole ruvide nei confronti di Bruxelles, che non deve più «perdere tempo»: l'Unione […] dovrebbe muoversi «non solo in termini di aiuti» alle imprese funestate dai dazi. Ma anche «rispetto al tema delle semplificazioni, del mercato unico. C'è tutto un lavoro su cui l'Ue non può più perdere tempo, bisogna accelerare».

 

IL SIGNOR QUINDICIPERCENTO - DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - MEME BY EMILIANO CARLI

Concetti che ribadirà al telefono con von der Leyen. Possibile, secondo fonti governative, che nello scambio si parli anche di altro. Come della web tax, che l'esecutivo italiano vorrebbe conservare. Ma senza intestarsi la mossa, demandandola alla Commissione.

 

La sortita pubblica e la conversazione privata di Meloni servono anche a bilanciare il fronte interno. Perché nonostante il chiarimento domenica notte della premier con Matteo Salvini e Antonio Tajani, per concertare la linea, le crepe in maggioranza già vengono a galla. La Lega, con il capo-delegazione in Ue, Paolo Borchia, parla di «capitolazione» di Ursula.

 

Lo stesso Salvini, riconoscendo a Meloni di avere fatto «il possibile e l'impossibile», bersaglia subito l'Unione «a trazione tedesca», convinto che «il massacro alle imprese» lo faccia l'Ue, «non Trump».

 

Tajani invece è più benevolo con von der Leyen, parla di un accordo che mette fine «all'incertezza», della «miglior trattativa possibile». […]

 

donald trump - dazi

Anche perché la premier sa che con "VdL" dovrà trattare. Perché la fase due dei negoziati comincia ora. E riguarda le categorie specifiche di prodotti che saranno graziati dai dazi Usa. L'intesa di Turnberry per la premier sarebbe solo «un accordo giuridicamente non vincolante, di massima».

 

Ora «bisogna essere certi che alcuni settori sensibili, la farmaceutica o le auto, siano al 15%». Ma il nodo vero sono «le esenzioni, in particolare su alcuni prodotti agricoli». Italia e Ue […] si metteranno al tavolo «per strappare il miglior accordo possibile». Quanto agli acquisti di gas e armi promessi a Trump, dribbla la questione. «Non so ancora esattamente a cosa ci si riferisca», taglia corto […].

 

DONALD TRUMP MOSTRA LA TABELLA CON I NUOVI DAZI

A notte fonda, l'aereo di Stato atterra a Roma. Dove l'attendono le imprese crucciate dagli effetti delle tariffe, a cui la premier assicura un pacchetto di aiuti, anche nazionali. E dove le opposizioni, che da due giorni parlano di disfatta, di «disastro sociale» in vista, le chiedono di riferire subito in Parlamento. Ma è un'opzione che la premier per ora scansa: il quadro, dicono nel suo giro, è ancora troppo incerto.

 

2 - PER LE CATEGORIE RISORSE DAI FONDI PNRR "RIVEDERE GLI AIUTI DI STATO"

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E L'ACCORDO SUI DAZI CON URSULA VON DER LEYEN

Le mani libere sugli aiuti di Stato per sostenere i settori più colpiti. Con soldi europei. Fino a 25 miliardi, pescando dal Pnrr e i fondi di coesione. Quando al mattino i ministri coinvolti in prima linea nel dossier sui dazi si sentono al telefono, l'etichetta posta sulla strategia degli aiuti alle imprese italiane recita così: paga l'Europa. Perché — ragionano i titolari di Imprese, Esteri e Agricoltura — è la Ue che ha chiuso l'accordo con Donald Trump e per questo — insistono — «il conto ora deve essere caricato su Bruxelles».

 

La regia delle contromosse è a Palazzo Chigi. È da qui che partono le prime direttive ai titolari dei dicasteri chiamati a tessere la rete dei sussidi. Con una premessa. La fissa Giorgia Meloni da Addis Abeba quando sente al telefono il suo vice Antonio Tajani. L'atto iniziale è il confronto con le imprese. Per questo il titolare degli Esteri convoca subito una riunione alla Farnesina con le associazioni più rappresentative. Ai presenti spiega che si è evitato lo scenario peggiore, quello dei dazi al 30%, ma alla riunione non tira aria di festeggiamenti.

 

meloni trump g7 canada

«Non c'è nulla da brindare, il contesto è complesso», rivela una fonte governativa di primo livello. Il convitato di pietra è il rischio che i dettagli dell'accordo, fino a ieri sera ancora non del tutto chiari, presentino un saldo più negativo rispetto alle valutazioni fatte a poche ore dalla firma dell'intesa tra Usa e Ue.

 

Un passo per volta. Il prossimo è evitare brutte sorprese dall'accordo politico che sarà finalizzato entro il primo agosto. Poi la trattativa sull'accordo relativo al commercio reciproco, che è vincolante a livello giuridico. Tra i settori che l'Italia vuole tutelare c'è quello vitivinicolo.

 

TELECINESI - MEME BY EMILIANO CARLI

Per queste ragioni, Tajani annuncia l'attivazione di una task force permanente sui dazi. Aiuterà le imprese a mettere a fuoco le priorità durante i negoziati. Oggi nuovo appuntamento al ministero delle Imprese, dove il padrone di casa, Adolfo Urso, sarà affiancato proprio da Tajani alla riunione del Comitato attrazione investimenti esteri (Caie) che sarà tutta dedicata all'impatto delle nuove tariffe. Sono tutte iniziative che puntano a rafforzare le connessioni con le imprese. Ma le incognite sono ancora troppe per definire una strategia compiuta.

 

[...] Lo schema dei ristori alle imprese ha bisogno del via libera della Ue.

 

L'idea allo studio del governo è dirottare 25 miliardi dal Pnrr e i fondi di coesione verso le attività che saranno più danneggiate. In cima alla lista ci sono le aziende della meccanica e dell'agroalimentare, insieme a quelle della farmaceutica. Dallo stralcio degli investimenti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sono attesi circa 14 miliardi: i fondi saranno congelati dentro veicoli finanziari e potranno essere spesi entro il 2028. Dalla riconversione dei progetti della Coesione dovrebbero arrivare invece circa 7-8 miliardi.

 

donald trump e giorgia meloni vertice bilaterale improvvisato al g7 di kananaskis 1

Un contributo è atteso anche dal Fondo sociale per il clima. Ma le risorse, una volta liberate, non saranno utilizzabili per gli indennizzi in modo automatico. Serve il via libera della Ue che vigila sugli aiuti diretti alle imprese da parte degli Stati.

 

Gli aiuti alle filiere Nella lista delle richieste potrebbero rientrare anche i sostegni dedicati alle filiere. Non però a quelle nazionali. Per strappare un finanziamento europeo, l'ipotesi caldeggiata in ambienti di governo guarda a sostegni transnazionali, calibrati appunti sulle filiere dei settori più colpiti dai dazi. Tajani propone anche di modificare lo Sme supporting factor, il programma che agevola il credito alle piccole e medie imprese.

 

Il no alla manovra correttiva Il vicepremier esclude il ricorso a una correzione dei conti. «Ancora non sappiamo l'effetto reale...», taglia corto. La manovra correttiva è un'ipotesi che non rientra neanche nei piani di Palazzo Chigi.

 

L INSTABILITA ECONOMICA BY TRUMP - ILLUSTRAZIONE DEL FINANCIAL TIMES

La richiesta alla Bce: giù i tassi Sempre Tajani chiede un intervento della Bce: «Ritengo si debba ridurre ancora il costo del denaro: ora siamo al 2%, si può arrivare anche a zero, e si può pensare e al quantitative easing, cioè all'acquisto da parte della Bce di titoli di Stato di Paesi dell'Unione».

 

Le difficoltà sul Patto di stabilità Il governo non intende derogare alle regole del Patto di stabilità. L'obiettivo, infatti, è evitare di fare nuovo debito preservando così il tentativo di portare il deficit sotto al 3% già in autunno. Un risultato che garantirebbe l'uscita dalla procedura d'infrazione entro la metà del 2026.

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