TRUMP ABBAIA CONTRO LA NATO MA, ALLA FINE, L'ALLEANZA ATLANTICA GLI SERVE - CHARLES KUPCHAN, GIÀ CONSIGLIERE DI BARACK OBAMA: "GLI EUROPEI FANNO BENE A PRENDERE SUL SERIO LE MINACCE DI TRUMP. MA ALLA FINE NON CREDO CHE GLI STATI UNITI LASCERANNO LA NATO. RESTARE NELL’ALLEANZA È ANCHE NEL LORO INTERESSE. E LO DIMOSTRANO PROPRIO GLI ATTACCHI CONTRO L’IRAN: I BOMBARDIERI AMERICANI HANNO USATO LARGAMENTE BASI EUROPEE"
Estratto dell'articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”
Ci sono tre scenari per capire come potrebbe finire la guerra in Iran: «Il campo di battaglia, le manovre della diplomazia, i margini per un accordo non ambiguo». È l’analisi di Charles Kupchan, 68 anni, già consigliere di Barack Obama e docente di relazioni internazionali alla Georgetown University.
Dopo il discorso di Donald Trump, quali sviluppi dobbiamo attenderci nella guerra in Iran?
«L’intervento di Trump era molto atteso, ma alla fine non ha risposto alle domande di fondo, a cominciare dalla possibile durata della guerra. È stato quello che in inglese chiamiamo un “no burger”».
Solo pane?
«Solo pane. Il consenso dell’opinione pubblica sull’attacco all’Iran era basso all’inizio e ora continua a scendere, se non altro perché, nel frattempo, il prezzo di un gallone di benzina (3,785 litri, ndr ) supera i quattro dollari. In ogni caso, penso che la guerra si svilupperà su tre livelli.
Il primo, certamente, dipende da ciò che accadrà sul campo di battaglia. Stati Uniti e Israele hanno colpito più di mille obiettivi, eppure la capacità iraniana di rappresaglia non è stata eliminata.
Vero, il numero dei missili e dei droni lanciati da Teheran è diminuito, ma non è calata la possibilità di colpire obiettivi di alto valore. Anzi, a quanto pare gli iraniani hanno affinato la selezione dei target e pertanto penso che si andrà avanti così, tra raid da una parte e dall’altra».
Trump minaccia di alzare il tiro sulle infrastrutture energetiche...
«È un’eventualità da mettere in conto. A quel punto ci sarebbe una pericolosa escalation, perché l’Iran prenderebbe di mira gli impianti di desalinizzazione nel Golfo e altri impianti».
Alcuni Paesi si sono offerti per mediare. Può essere una via percorribile?
«Questo è il secondo livello: la diplomazia. Ci sono scambi di messaggi tra Teheran e Washington, anche se non sappiamo se sono diretti o indiretti. Logica vuole che entrambe le parti abbiano interesse a cercare una via d’uscita diplomatica».
Molto dipenderà da come finirà la guerra: ci sarà un accordo o semplicemente Trump dichiarerà vittoria e fermerà i bombardamenti?
«Certo e siamo al terzo livello di analisi. Non ci sarà solo il problema di rimuovere le macerie e ricostruire le infrastrutture. Potremmo arrivare a un cessate il fuoco o a una pace con ampi margini di ambiguità.
L’Iran potrebbe essere ancora nelle condizioni di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, oppure il flusso delle petroliere potrebbe procedere a rilento. È un problema che la comunità internazionale si sta già ponendo». [...]
Sullo sfondo ci sono le tensioni, sempre più aspre, tra Trump e gli alleati europei. Il presidente americano lascerà la Nato?
«Mi pare che gli europei stiano perdendo la pazienza nei confronti di Trump. Il punto di svolta, probabilmente, è stato raggiunto con la minaccia trumpiana di occupare la Groenlandia. Poi è arrivata la guerra dell’Iran, con l’impatto sull’economia globale. Il messaggio del presidente Usa è sostanzialmente questo: io sfascio tutto e voi ripulite.
L ACCORDO SUL NUCLEARE TRA TRUMP E KHAMENEI VISTO DA CHATGPT
Detto tutto ciò, gli europei fanno bene a prendere sul serio le minacce di Trump. Ma alla fine non credo che gli Stati Uniti lasceranno la Nato. Restare nell’Alleanza è anche nel loro interesse. E lo dimostrano proprio gli attacchi contro l’Iran: i bombardieri americani hanno usato largamente basi europee».
donald trump - stretto doi hormuz
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