TUTTO IL MONDO È PAESE: I "MARANZA" ROMPONO I COJONI OVUNQUE - A PARIGI, IL 14ENNE ALGERINO HAMZA "PATTUGLIA" IL PONTE SUL CANALE SAINT MARTIN E MINACCIA I PASSANTI CON UNA PISTOLA AD ACQUA: "DAMMI DUE EURO O TI BAGNO! COME I DOGANIERI CHE TI FERMANO IN ALGERIA, TI CHIEDO UN PO’ DI SOLDI, BASTA DARMELI E RIPARTI TRANQUILLO" - IL DELIRIO DEI SINISTRATI FRANCESI CHE, INVECE DI RANDELLARE IL "MARANZELLO", LO DIFENDONO: "SIAMO PRONTI A PERDONARE LE RAGAZZATE DEI NOSTRI CONCITTADINI, MA NON DI HAMZA E DELLA SUA BANDA" - LA DESTRA VA ALL'ATTACCO: "I RAGAZZINI STRANIERI NON HANNO IDEA DI COME CI SI DOVREBBE COMPORTARE IN UN PAESE CIVILE" (ECCO PERCHÉ RASSEMBLEMENT NATIONAL È IL PRIMO PARTITO NEI SONDAGGI...) - VIDEO!
Estratto dell'articolo di Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"
«Il terrore del canal Saint-Martin» è un ragazzino di 14 anni che preferisce farsi chiamare “Hamza la Douane”, Hamza la dogana, perché la sua attività standard è fermare i passanti lungo il passante, chiedere due euro, e in caso di rifiuto scaricare loro addosso tutta la potenza del fucile ad acqua da lui imbracciato con grande orgoglio. «Come i doganieri che ti fermano a casa, in Algeria, ti chiedono un po’ di soldi, basta darglieli e riparti tranquillo», spiega sorridendo.
Un sorriso da scugnizzo, certo indisciplinato ma a prima vista non cattivo. Hamza dice di sé con grande soddisfazione «sono una star», e non si può dargli torto: star su Youtube, dove i video delle sue imprese hanno centinaia di migliaia di visualizzazioni, e star dei talk show televisivi.
Per l’estrema destra, Hamza è il simbolo della gioventù perduta di origine maghrebina, la prova che a Parigi e in Francia l’autorità è scomparsa e che i ragazzini, specie quelli di origine straniera, non hanno idea di come ci si dovrebbe comportare in un Paese civile, nelle giornate di caldo straordinario come dopo le vittorie del Paris Saint-Germain e della nazionale francese, regolarmente accompagnate da disordini e incidenti.
Per la sua avvocata Elsa Marcel e per l’estrema sinistra, Hamza è invece il simbolo del razzismo di una parte della società francese, pronta a perdonare le ragazzate dei vari Jean-Louis o Philippe-Alexandre ma non di Hamza e della sua banda, franco-algerini che vivono nel XX arrondissement, al limite estremo della capitale, a ridosso della famigerata banlieue. «I genitori hanno presentato denuncia per molestie, minacce, provocazione all’odio e insulti di carattere razzista, e io difenderò gli interessi della famiglia», dice l’avvocata Marcel.
«Non faccio niente di male», si difende lui, «rinfresco le persone nelle giornate più calde, dovrebbero ringraziarmi. Mio padre lo sa e dice che non è grave, a mia madre ancora non l’ho detto. Vengo da sempre qui al canal Saint-Martin a fare il bagno, è la mia piscina (la balneazione è vietata, tranne casi eccezionali come in questi giorni, ndr)». Che cosa vorresti fare da grande? «Vorrei lavorare nel… come si dice… Vorrei fare l’investitore». [...]
Ma il problema è che Hamza non si limita a fare le battaglie con i gavettoni. È capitato che lui e i suoi amici buttassero nel canale chi non aveva i due euro, oppure che la spruzzata d’acqua con il fucile diventasse un’aggressione di decine di adolescenti infuriati contro un ciclista costretto a fermarsi e a prendersi insulti e bottigliate d’acqua, e poi c’è la denuncia di Sonia, un’abitante del quartiere: «Sono anche io di origine maghrebina, non è certo una questione di razzismo, ma Hamza e i suoi amici mi hanno aggredita e insultata, e siccome sono disabile non potevo difendermi. Un ragazzo che era accanto a lui faceva il gesto di prendermi a pugni, ho avuto paura».
[...] Né ragazzino un po’ troppo gioioso vittima della cattiveria degli adulti, né criminale vero, Hamza è diventato suo malgrado una specie di fenomeno da baraccone, e un nuovo pretesto della guerra ideologica su identità francese e insicurezza che sarà alla base della corsa per l’Eliseo del 2027. [...]




