conte juncker

ALLA UE NON BASTA: SERVONO RISPARMI IN MANOVRA PER ALMENO ALTRI TRE MILIARDI - DI CERTO NELLA COMMISSIONE C'È FASTIDIO PER IL SOSPETTO CHE DALL' ITALIA SI VOGLIA FORZARE LA MANO, APPROFITTANDO DELLE DIFFICOLTÀ IN EUROPA LEGATE ALLA BREXIT E ALLA SITUAZIONE FRANCESE - MOSCOVICI: “LAVORIAMO GIORNO E NOTTE CON LE AUTORITÀ ITALIANE PER CONCILIARE LE MISURE CON IL RISPETTO DELLE REGOLE DI BILANCIO”

CONTE JUNCKER

MOSCOVICI, 'LAVORIAMO GIORNO E NOTTE CON ITALIANI'

(ANSA) - "Lavoriamo giorno e notte con le autorità italiane per conciliare le misure che vogliono varare con il rispetto delle regole di bilancio": lo ha detto questa mattina, ai microfoni dell'emittente francese RTL, il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici. Moscovici ha ribadito che "la Francia sarà l'unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019" e "non ci saranno sanzioni".

 

ALLA UE NON BASTA ANCORA: SERVONO ALTRI RISPARMI PER ALMENO TRE MILIARDI

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

moscovici

Di rado disposto a risolvere un problema se può rinviarlo per un altro giorno, il governo italiano non ce l’ha fatta. Neanche stavolta. Non ancora: la trattativa con Bruxelles sulla legge di Bilancio resta aperta anche se ormai siamo quasi oltre il tempo massimo; anche se la Commissione Ue potrebbe ancora decidere l' innesco di una procedura sui conti dell' Italia già domani. Il governo però non ce l'ha fatta a produrre una proposta che risolva lo stallo, neanche se perdere altre quarantotto ore a questo punto significa, tra l' altro, rischiare l' esercizio provvisorio di bilancio dal primo gennaio.

 

Oggi c'è un Paese del Gruppo delle sette democrazie più industrializzate del pianeta che, giunto quasi a Natale, non sa ancora da quale legge di Bilancio sarà governato quando rientra dalle vacanze. La causa prossima dell' incertezza è nel contenuto della lettera che il ministero dell' Economia e Palazzo Chigi hanno mandato a Bruxelles fra la serata di domenica e ieri mattina.

 

conte juncker 3

In teoria doveva indicare le misure con le quali il governo si impegna (almeno) a non far salire l'anno prossimo il cosiddetto disavanzo «strutturale». Quest'ultima è la misura attorno alla quale ruota la discussione fra Roma e Bruxelles: si tratta del saldo di bilancio al netto di spese eccezionali come quelle per il dissesto idrogeologico, i ponti che crollano, o al netto anche di misure che durano un anno solo e dei flussi e riflussi del ciclo economico, che alterano provvisoriamente le entrate fiscali e le uscite dello Stato.

 

moscovici e macron

Quel saldo è impossibile da misurare con certezza, ma è ciò che conta in Europa per evitare che un Paese in difficoltà debba stringere troppo la cinghia. Dunque l'obiettivo di deficit «nominale» al 2,04% del prodotto lordo, che il governo difende come un nuovo totem, sulla carta sarebbe irrilevante. Per evitare una procedura sui conti, all'Italia la Commissione Ue chiede solo di non peggiorare o di ridurre di pochissimo il deficit «strutturale».

 

Ma è qui che l'accordo non c'è: l'ultima proposta inviata dal governo a Bruxelles contiene troppe entrate che incidono per un solo anno, da quelle per le vendite di immobili pubblici alla «eco-tassa» sulle auto di grossa taglia. Invece la Commissione Ue chiede fra 2,5 e tre miliardi di misure «strutturali» e non solo temporanee in più (pari allo 0,15% o 0,20% del prodotto lordo).

matteo salvini luigi di maio

 

Sembrerebbe un diaframma minimo. Ma è ciò che ieri, per l' ennesima volta, ha impedito di chiudere con un accordo fra il governo e la Commissione. Dietro le parole di circostanza sul dialogo che «continua», la frustrazione a Bruxelles ieri era evidente. «Siamo in un angolo dal quale è difficile uscire - diceva ieri sera un funzionario europeo -. Quando le parti lavorano per due settimane, si avvicinano ma non riescono a convergere, ciò lascia presagire cose non buone».

 

conte salvini di maio

Fino alle 20.30 di ieri si sono riuniti i capi degli staff dei commissari Ue e non hanno messo in agenda l' avvio di una procedura contro l' Italia alla riunione dell' esecutivo di domani, come previsto in origine. Ma oggi stesso se ne riparlerà. Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione, si riserva l'autorità di rimettere la delibera in agenda già domani (poi per congelarla se è possibile negoziare un altro giorno o due). Di certo nella Commissione c' è fastidio per il sospetto che dall' Italia si voglia forzare la mano, approfittando delle difficoltà in Europa legate alla Brexit e del deficit in più (al 3,2% del prodotto lordo) che il governo di Parigi prevede per rispondere alla protesta dei gilets jaunes.

 

moavero salvini

Giovanni Tria, il ministro dell'Economia, ieri sera ha annullato un incontro pubblico con Bruno Vespa in serata per andare a Palazzo Chigi a limare ancora la manovra. Prima aveva spiegato ancora una volta al telefono al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis i suoi vincoli: i vicepremier Matteo Salvini e soprattutto Luigi Di Maio resistono all' idea di trovare altri 2,5 o 3 miliardi per non far scendere il deficit «nominale» sotto quel simbolico 2,04%.

 

Enzo Moavero, ministro degli Esteri ed ex alto funzionario della Commissione, ha già incontrato Juncker almeno sei volte per fare da ponte. Ma Di Maio e Salvini non vogliono neanche spostare altre voci dalla spesa per reddito di cittadinanza o pensioni verso investimenti che non rientrerebbero nel deficit «strutturale».

 

juncker dombrovskis

Di qui lo stallo che continua, pericolosamente, su questioni quasi solo di forma. Un tentativo di via d'uscita è nell' apertura del governo a ridurre la sua previsione di crescita per il 2019 dall'1,5% all'1%: per ragioni tecniche, ciò farebbe scendere anche il deficit «strutturale».

 

Più rilevante è però che il governo prometta di contenere deficit e debito nel 2020 con un maxi-aumento di Iva e accise da 20 miliardi di euro. Ha l' aria di un piano scritto sull' acqua: a Bruxelles o a Roma, nessuno crede che Cinque Stelle e Lega siano disposti a imporre sacrificio del genere agli italiani dopo aver promesso per mesi l' esatto opposto. Quelle clausole sulle imposte indirette sono un artificio contabile per fingere di credere che fra un anno i conti tornino: un' ipoteca pesante come un macigno sul percorso del governo l' autunno prossimo.

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?