enrico e gianni letta

UOMO DI LETTA E DI GOVERNO/1: PERCHÉ HANNO SCELTO IL NIPOTE PREMIER

Alessandro Gilioli e Luca Sappino per "espresso.repubblica.it"

Prima di tutto - e questa è cronaca delle scorse ore - per il veto su Matteo Renzi.
Veto dovuto a sua volta a due concause. La prima si chiama Silvio Berlusconi: il Cavaliere ha avuto paura che, una volta diventato premier, il sindaco fiorentino conquistasse una visibilità mediatica troppo alta. In altre parole, che riuscisse a far smottare verso di lui una parte dell'elettorato Pdl. Sondaggi alla mano, Berlusconi è tranquillo sul presente: il Pdl è in testa, il Pd in calo. Ma con Renzi premier, la tendenza si sarebbe potuta invertire presto. Di qui il suo ‘no', dopo qualche incertezza.

La seconda concausa è il gruppo dirigente del vecchio Pd, ormai orfano di Bersani. I vari Fioroni, Finocchiaro, Bindi, D'Alema e così via. Tre mesi fa questi erano abbastanza sicuri di tornare nella stanza dei bottoni - cioè al governo o su altre poltrone, magari europee - con la vittoria elettorale. Poi le cose sono andate diversamente. Hanno sperato comunque in un governo Bersani, poi si sono spostati verso le ‘larghe intese'.

Ma sapevano benissimo che in un eventuale esecutivo guidato da Renzi non avrebbero trovato posto. Troppo deciso, il sindaco di Firenze, nel volerli ‘rottamare.' E troppo bisognoso di una acquistare credibilità come uomo nuovo. Loro, i vecchi capi del Pd, sanno benissimo di essere all'ultimo giro. Dopo questa legislatura per loro c'è il nulla. Appoggiare Renzi significava quindi il prepensionamento.
Dunque, niente Renzi. Ma Amato, perché no?

Il nome dell'ex presidente del Consiglio è girato moltissimo nella serata di ieri. Uomo gradito alla Ue, già ben conosciuto in tutti gli ambienti internazionali. Ma pur sempre un reperto della Prima Repubblica. Un uomo di 75 anni entrato in Parlamento trent'anni fa esatti, sul carro di Bettino Craxi di cui era suggeritore e stretto collaboratore. Uno che è stato (Palazzo Chigi a parte), sottosegretario, ministro del Tesoro e ministro degli Interni. Uno di cui gli italiani non più ragazzini hanno memoria per il raid notturno sui conti in banca. Uno che i più giovani invece conoscono per la mostruosa sommatoria di pensioni e vitalizi di cui gode.

Insomma, oltre ogni "accettabilità mediatica" perfino per l'attuale Pd. Toppo lontano, per immagine e passato, da quel «governo di rinnovamento» che i democratici hanno tanto sbandierato, indipendentemente dalle alleanze. Tra l'altro Amato a questo giro non è stato eletto da nessuno - nemmeno in un listino bloccato.

Di qui la convergenza sul ‘giovane' Enrico Letta, 47 anni ad agosto. Altrettanto gradito ai ‘poteri forti' nazionali e internazionali - dal Vaticano e da Washington - per non parlare di quelli economici, mediatici e finanziari.

Una rete di rapporti molto vasta e articolata che il vicesegretario piddino ha intessuto soprattutto attraverso VeDrò, il ‘think tank' da lui fondato che mette insieme personalità di diversa provenienza politica e che si ritrova ogni estate, in salsa pop.

L'evento prende il nome dal paesino di Drò, appunto, sul lago di Garda. Qui negli ultimi giorni d'agosto si riuniscono in plenaria per tre giorni di presentazioni, feste e dibattiti, i «"vedroidi"», come dice il sito dell'evento: «Gente originale, creativa, intraprendente e animata da un po' di sana incoscienza». Bipartisan. Esattamente come richiesto per il governo dal presidente Napolitano.

A VeDrò si parla, si lavora, si tessono relazioni e si gioca a calcetto. Sono assidui frequentatori e pronti ad indossare i calzoncini per allegre partitelle i giornalisti Antonello Piroso, Antonio Polito, Oscar Giannino e Andrea Vianello, il direttore di Raitre. Poi ci sono Myrta Merlino e Gaia Tortora di La7, tra gli altri.

Sono «vedroidi» anche Mauro Moretti, numero uno delle Ferrovie, Corrado Passera, poi diventato Ministro dello sviluppo, Chicco Testa, e Nicola Maccanico, direttore generale della Warner Bross. Tra gli imprenditori, Luisa Todini, Gian Luca Rana e Domenico Procacci. Due anni fa, in una memorabile esibizione, Fedele Confalonieri allietò i presenti suonando il pianoforte.

VeDrò però è inevitabilmente anche il luogo dei direttori delle relazioni esterne. Ne trovi per ogni gusto: Gianluca Comin, dell'Enel, Andrea Prandi, dell'Edison ed Enrica Minozzi, dell'Eni. Impossibili, insomma, cali d'energia. Poi, ovviamente, ci sono i politici.

Sul sito della fondazione sono presentati come «parte del nostro network» Angelino Alfano, Giulia Bongiorno, Ivan Scalfarotto, Paola De Micheli, Benedetto Della Vedova, Mariastella Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Roberto Gualtieri, Maurizio Lupi, Marco Meloni, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Renata Polverini, Laura Ravetto, Flavio Tosi e Matteo Renzi. Poi ci sono Francesco Boccia (un lettiano di ferro, onorevole Pd) e Nunzia De Girolamo (onorevole Pdl), marito e moglie: il simbolo più chiacchierato delle larghe intese.

Lo schema è quello insegnato dal maestro Nino Andreatta che già nel 1976 mise insieme - sempre con spirito bipartisan - politici e imprenditori (Umberto Agnelli e Urbano Aletti, tra gli altri), nell'Arel, l'Agenzia Ricerche e Legislazione: una VeDrò per nulla pop, ancora in attività, e di cui Enrico Letta è oggi Segretario generale.

Le larghe intese, sia chiaro, sono anche internazionali. Rapporti tenuti alla luce del sole rivendicando tutto - con appositi eventi, "Visti da fuori", a cui partecipano uomini e donne delle ambasciate, delle università e degli istituti di cultura esteri, soprattutto di Francia e Stati Uniti. Enrico Letta è anche membro della Trilateral e nel 2012 ha partecipato alla riunione del gruppo Bildelberg a Chantilly, in Virginia.

Letta junior, disse al ‘Corriere' il suo amico Lapo Pistelli, nel lontano 2006, «è l'Amato del Duemila» perché «al pari di Giuliano è dentro tutti i giochi. In quelli di Prodi e in quelli di Walter Veltroni, in quelli di Massimo D'Alema e in quelli di Pierferdinando Casini. Addirittura in quelli di Giulio Tremonti». Mai ritratto fu più azzeccato.

Sponsor dell'ultima convention "vedroide" sono stati Enel, Eni e Telecom. Nonostante questo, il prezzo rende molto esclusiva la festa: per partecipare si paga caro.
La rete in cui ci si tuffa, però, è buona per ogni occasione, che vinca la destra o la sinistra. Se vincono entrambe, figurarsi.

 

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