elon musk thierry breton

VIDEO: QUANDO ELON MUSK DICEVA CHE LE LEGGI EUROPEE SULLA PRIVACY ERANO “IN LINEA” CON IL SUO MODO DI PENSARE. ERA IL 2022 E IL MILIARDARIO KETAMINICO INCONTRÒ L’ALLORA COMMISSARIO UE THIERRY BRETON, FINITO SOTTO SANZIONI AMERICANE - MUSK ARRIVÒ A DIRE CHE LUI È BRETON ERANO “ASSOLUTAMENTE SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA” – GLI USA CI DICHIARANO GUERRA E L’UE CHE FA? “CONDANNA”, CHIEDE “CHIARIMENTI”, PROMETTE DI “RESTARE IMPEGNATA” E CHE “RISPONDERÀ IN MODO RAPIDO E DECISO”. CHE È COME DIRE A TRUMP: COLPISCI PIÙ FORTE...

 

Estratto dalla newsletter “Politico Brussels Playbook”

 

ELON MUSK THIERRY BRETON

C’è qualcuno a presidiare il fortino? Gli americani attaccano a Natale! Tutti gli occhi sono puntati su come l’UE reagirà alle sanzioni statunitensi senza precedenti contro cinque europei — tra cui l’ex commissario Thierry Breton — e se quella risposta sarà dura o “debole” (per usare uno degli aggettivi preferiti di Donald Trump).

 

Che cosa è successo? Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito “attivisti radicali” gli europei coinvolti nel contrasto all’hate speech e alla disinformazione, accusandoli di aver lavorato per “costringere le piattaforme americane a censurare, demonetizzare e sopprimere punti di vista americani”.

 

donald trump - unione europea

La linea rossa: La mossa di Washington è stata calibrata strategicamente per non colpire alcuna persona che ricopra attualmente incarichi nell’UE o nel Regno Unito, limitando il rischio di ritorsioni dirette. Eppure, a Bruxelles prevale la convinzione che Washington abbia oltrepassato una linea rossa sanzionando qualcuno semplicemente per aver fatto rispettare le leggi digitali dell’UE.

 

Un vincitore chiaro, finora: Breton. Figura da sempre divisiva — amatissima da alcuni, detestata da altri — non è passato molto tempo da quando era stato accompagnato alla porta dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ora, però, l’ex commissario francese si ritrova improvvisamente a incassare sostegno un po’ ovunque in Europa.

 

ELON MUSK THIERRY BRETON

E non manca l’ironia: è riemerso un video di Elon Musk in cui afferma che il Digital Services Act era “in linea con il mio modo di pensare” e che lui e Breton erano “assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda”.

 

L’Europa reagisce (più o meno): in una nota, la Commissione europea ha “condannato fermamente” la decisione, chiesto “chiarimenti” e promesso di “restare impegnata”. Se necessario, ha aggiunto, risponderà “in modo rapido e deciso” per difendere l’autonomia regolatoria.

 

ELON MUSK CONTRO THIERRY BRETON

Tutto qui? Suona debole: la risposta di von der Leyen, in particolare, ha lasciato perplessi molti. In un post su X, ha virato su un generico impegno a tutela della libertà di espressione. Alberto Alemanno, professore di diritto UE e commentatore politico, ha detto senza giri di parole a Playbook che ciò non è all’altezza della portata della mossa statunitense: “È la prima volta in 70 anni che un funzionario dell’UE viene sanzionato per aver fatto il suo lavoro — e lei parla di libertà di parola”.

 

Fate qualcosa, qualunque cosa: almeno il presidente del Consiglio europeo António Costa ha salvato la faccia dopo la pubblicazione della Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, definendo le tattiche di Trump “interferenze”. Finora, però, l’account Digital EU della Commissione si è limitato a un trolling natalizio sui social.

 

LA RESA DI URSULA VON DER LEYEN A DONALD TRUMP SUI DAZI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

La percezione è che serva ben altro. “I nostri leader sonnambuli devono svegliarsi”, ha detto a POLITICO l’eurodeputato Brando Benifei. “La vera risposta deve essere politica — altrimenti l’Europa resterà permanentemente esposta a queste minacce, da qualunque parte arrivino”.

 

Il potere di una parola: la Francia è stata particolarmente indignata. Figure come l’ex primo ministro Gabriel Attal e l’eurodeputato italiano Sandro Gozi, che rappresenta una circoscrizione francese, hanno usato apertamente il termine “intimidazione”. Il presidente francese Emmanuel Macron si è spinto oltre, aggiungendo una parola dal peso giuridico concreto: “coercizione”. A Bruxelles non è una figura retorica: può voler dire una cosa sola…

 

DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Scatta il “bazooka” commerciale: il lessico di Macron sembra un riferimento tutt’altro che velato allo Strumento anti-coercizione dell’UE, creato nel 2021 durante il primo mandato Trump proprio per uno scenario del genere. È un potente strumento ibrido di politica commerciale e di politica estera, che in sostanza equivale a una pistola carica sul tavolo. Anche l’eurodeputato verde tedesco Sergey Lagodinsky lo ha richiamato.

 

La Germania mantiene i toni bassi: il cancelliere Friedrich Merz non ha diffuso una reazione ufficiale, nonostante tra i sanzionati figurino cittadini tedeschi. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul si è limitato a dire, senza minacce, che Berlino è pronta ad affrontare “interpretazioni diverse con gli USA all’interno del dialogo transatlantico, per rafforzare la nostra partnership”.

 

ELON MUSK THIERRY BRETON

Ma dialogo con chi? Sempre più persone a Bruxelles dubitano che esista un dialogo in senso pieno. Come ha osservato il vicepresidente del Parlamento Javi López, non si tratta di un episodio isolato. L’elenco si allunga: minacce di sanzioni contro aziende UE per ottenere esenzioni dalle leggi digitali europee; una Strategia di sicurezza nazionale statunitense apertamente ostile; la minaccia territoriale sulla Groenlandia; sanzioni contro giudici della International Criminal Court per sentenze sgradite a Washington… Quando risponderà l’Europa? [...]

stretta di mano emmanuel macron donald trump 2vignetta volodymyr zelensky offerto a donald trump dai leader europei VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN

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