IL FASCICOLO FANTASMA - HAI VOGLIA A CERCARE IN PROCURA A ROMA: GLI ATTI DELL’INCHIESTA SU ALDO MICCICHE’ NON SI TROVANO PIU’ - ARRESTATO 10 GIORNI FA A CARACAS, IL POTENTE FACCENDIERE AMICO DELLA ‘NDRANGHETA TRA IL 2007 E IL 2008 CHIACCHIERAVA AL TELEFONO CON DELL’UTRI (NON INDAGATO) DI SCHEDE ELETTORALI DA INCENERIRE E 41 BIS DA ATTENUARE - NON SE NE FECE NULLA, MA LE CARTE SONO SPARITE DA PIAZZALE CLODIO…

Domenico Lusi per "l'Espresso"

Un fascicolo di indagine aperto dalla Dda di Reggio Calabria, inviato per competenza a Roma due anni fa e poi svanito nel nulla. Aldo Miccichè, potente uomo d'affari vicino al clan 'ndranghetista dei Piromalli, finito al centro dell'inchiesta per avere tentato di ottenere da Marcello Dell'Utri, senza esito, un'attenuazione del regime detentivo del 41 bis, in cambio di brogli nel voto degli italiani all'estero alle politiche del 2008.

E un magistrato, Giuseppe Pignatone, attuale numero uno della Procura di Roma, che quando era capo a Reggio Calabria firmò, insieme all'aggiunto Michele Prestipino e al pm Roberto Di Palma, l'ordine di cattura internazionale che il 23 luglio scorso ha portato all'arresto di Miccichè a Caracas, dopo anni di latitanza.

Sono gli ingredienti del giallo che da alcuni mesi si sta silenziosamente consumando negli uffici giudiziari romani di piazzale Clodio. Dell'indagine su Miccichè si sono infatti perse le tracce. È toccato proprio a Pignatone scoprirlo lo scorso marzo, subito dopo il suo insediamento a capo della procura della capitale. Né il predecessore, Giovanni Ferrara, né Giancarlo Capaldo, ex capo della Dda di Roma e procuratore reggente fino all'arrivo di Pignatone, hanno saputo spiegare che fine abbia fatto il fascicolo. Che, materialmente, non si trova più.

Dopo mesi di accurate ricerche non solo l'incartamento non è ancora saltato fuori, ma non si sa neppure con certezza a chi sia stato assegnato, né se sia stato istruito oppure archiviato. Buio totale, insomma. Per ora ai piani alti di piazzale Clodio si minimizza, negando ogni ipotesi di insabbiamento, nella convinzione che prima o poi il fascicolo si troverà. Se questo non accadrà, si potrà comunque procedere una volta richieste le carte ai magistrati di Reggio Calabria. Fra l'altro non si tratta di un caso isolato. La ricerca degli atti sull'affaire Miccichè ha fatto emergere decine di altri procedimenti che da tempo giacevano in Procura, senza che nessuno provvedesse ad istruirli.

Resta il fatto di un'inchiesta, per ora evaporata, su un nome non nuovo alla magistratura. Aldo Miccichè, 76 anni, originario di Moropati, già segretario provinciale della Dc a Reggio Calabria e consigliere provinciale a Roma, ha i primi guai con la giustizia già nel 1983, per una presunta truffa legata alle case prefabbricate per i terremotati dell'Irpinia.

Il caso, affidato al giudice istruttore Augusta Iannini, attuale membro dell'Autorità della privacy e nota alle cronache anche perché moglie di Bruno Vespa, si conclude con l'archiviazione. Le disavventure di Miccichè non finiscono qui: nel 1987 è di nuovo indagato per truffa e per il fallimento di alcune sue società.

Nel 1990 viene arrestato e l'anno dopo, per sfuggire alla condanna per bancarotta, ripara in Venezuela. Di lui non si sa più nulla fino al 2008, quando il suo nome riaffiora nell'inchiesta della Procura di Reggio Calabria "Cento anni di storia", conclusa con pesanti condanne per gli uomini del clan Piromalli. A Miccichè vengono inflitti 11 anni, già confermati in appello, per associazione mafiosa.

Il suo arresto potrebbe dare nuova linfa all'inchiesta sui presunti brogli nel voto degli italiani all'estero. Proprio di questo si parlava, infatti, nelle carte inviate due anni fa a Roma. Tra dicembre 2007 e aprile 2008 Miccichè, intercettato, parla spesso al telefono con Dell'Utri, con il quale risulta peraltro essere in affari. In una delle conversazioni garantisce al senatore del Pdl, che non è indagato, di essere in grado di bruciare e sostituire migliaia di schede con i voti degli italiani in Venezuela. Concetto ribadito, alcuni giorni dopo, anche a Filippo Fani, stretto collaboratore della senatrice Barbara Contini, all'epoca responsabile Esteri del Pdl.

La contropartita richiesta sarebbe stata, secondo l'accusa, un'attenuazione del 41 bis, ma il progetto fallisce per «l'impossibilità dei referenti politici ed istituzionali contattati di affrontare e risolvere la situazione». Su questo e molto altro ancora Miccichè dovrà ora fornire chiarimenti sia ai pm reggini che a quelli di Roma. Sempre che, nel frattempo, sia riapparso il fascicolo fantasma.

 

aldo-miccichéMARCELLO DELLUTRI GIUSEPPE-PIGNATONETribunale penale di Roma

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