bindi alfano

LA VOLPE E L’UVA IN PARLAMENTO – I BIG CHE NON SI CANDIDANO: DA ALFANO A ROSI BINDI A DI BATTISTA (CHE PIAZZA IL PADRE) – FUORI I VECCHI DEL PD, COME VANNINO CHITI E LA FINOCCHIARO – CALENDA RESISTE E ALLUNGA LA LISTA DELLE “RISERVE DELLA REPUBBLICA”

 

Lodovica Bulian per il Giornale

 

gentiloni aula montecitorio

Se non è un addio, è un arrivederci. A mai più, a tra cinque anni o chissà, anche meno se il rischio stallo nella complicata formazione di una maggioranza sfocerà in nuove elezioni. Chi per la famiglia, chi per anzianità di mandati, chi per evitare la debacle in un selettivo round elettorale e conservare, così, un jolly: a un mese e mezzo dal voto si allunga la lista dei protagonisti della Seconda Repubblica che lasciano lo scranno senza riprovarci.

Alfano 1

 

Almeno per ora. Con una sola granitica, certezza, che diventa il refrain di queste ore: «La politica si fa anche da fuori». Fuori dai palazzi. A dare il via alle defezioni è stato il recordman di incarichi e ministeri accumulati in un quinquennio, resistendo alle turbolenze del parlamento in equilibrio precario tra scissioni e cambi di maggioranza.

alessandro di battista con sahra e il figlio andrea

 

Angelino Alfano, quattro legislature alle spalle, annunciando la fine della maratona che lo ha visto passare dalla Giustizia, al Viminale fino alla Farnesina ha precisato che no, «non farò nemmeno il ministro». Sia chiaro, però, «lascio il Parlamento ma non la politica».

 

Appunto. Come il mattatore di piazza del movimento cinque stelle, Alessandro Di Battista già in campagna elettorale per soffiare sul consenso del «fratello», il candidato premier Luigi Di Maio. Prima di buttarsi tra la folla ha fatto digerire alla base il passo indietro annunciato per dedicarsi alla vita di neo papà: «In questo momento ho altre aspirazioni, ma si può fare politica lo stesso. Prima scrivevo e mi occupavo di cooperazione internazionale, tornerò a fare quello». La scrittura, ma anche una cartuccia da giocarsi in futuro, magari con un altro mandato a disposizione senza venir meno ai principi del M5s.

 

carlo calenda capalbio libri

C' è chi, nonostante in Parlamento non vi si sia mai nemmeno seduto, non ambisce nemmeno a farlo ora. Non dopo essersi accomodato sulla poltrona del ministro. Come il corteggiatissimo Carlo Calenda, candidato nel 2013 con scelta civica, ma non eletto. Il titolare dello Sviluppo economico nel governo Pd ma senza la tessera del Pd, da mesi viene tirato per la giacchetta da destra e sinistra negandosi a entrambe le parti. Per il ruolo da deputato o senatore, s' intende: «Il lavoro di parlamentare non lo sento un lavoro vicino a me».

UMBERTO BOSSI E SILVIO BERLUSCONI - Copyright Pizzi

 

anna finocchiaro

La fibrillazione tra i dem a caccia di deroghe ai tre mandati non tocca chi, come Rosy Bindi, dopo sei legislature e due ministeri, si chiama fuori dalla corsa. Una vita in parlamento, ora la «madre nobile» del Pd ammette di «non riconoscere più» suo «figlio». E poi «ho lavorato in questo palazzo per 23 anni, vorrei tornare agli studi, al mio vecchio amore per la teologia. Ma non mi ritirerò a vita privata». Anche l' ex «madrina», invece, dell' ex ministra per le riforme Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, terminerà qui, a differenza della giovane predecessora, una parabola politica lunga tre legislature vissute dagli scranni del Senato e cinque da quelli della Camera. Quella che si è conclusa ora è «l' ultima» anche per Vannino Chiti, ancora «amareggiato» dal suo Pd per com' è andata con la legge elettorale.

GIOVANARDI

 

Lascia anche la vicepresidente del Senato Linda Lanzillotta, eletta con Scelta Civica. Ininterrottamente in Parlamento dal 1992, Carlo Giovanardi dice no all' accanimento: «Ho 68 anni. Bisogna sapere quando dire basta».

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…