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QUANTI INFILTRATI DI PUTIN CI SONO NEI NOSTRI SERVIZI SEGRETI? – L’EX 007 GAVINO PIRAS, ARRESTATO CON L'ACCUSA DI SPIONAGGIO PER MOSCA, MENTRE ERA ANCORA IN SERVIZIO DIFENDEVA LA RUSSIA E CRITICAVA I DIRIGENTI DELL’AISI E GLI AGENTI DEL CONTROSPIONAGGIO, OVVERO LA DIVISIONE DEPUTATA A COMBATTERE PROPRIO L'INFILTRAZIONE RUSSA – PIRAS NEL 2013 ANDÒ IN PENSIONE, MA CONTINUÒ A OPERARE DA FUORI PER PORTARE AVANTI LE SUE OPERAZIONI DA “TRADITORE” DELLA PATRIA – COM'È STATO POSSIBILE CHE ABBIA CONTATTATO E RECLUTATO PER ANNI PERSONALE DELLA DIFESA IN GRADO DI FORNIRGLI DOCUMENTI “RISERVATI”? – CHE IL NOSTRO PAESE SIA L'ELDORADO PER I RUSSI LO CONFERMA UN’ALTRA STORIA INQUIETANTE: I VISTI “FACILI“ CONCESSI A CITTADINI RUSSI DALL'AMBASCIATORE ITALIANO IN UZBEKISTAN, PIERGABRIELE PAPADIA. OLIGARCHI E UOMINI DEI SERVIZI RUSSI AVREBBERO COMPRATO I DOCUMENTI PER…

Estratto dell’articolo di Jacopo Iacoboni per “La Stampa”

 

GAVINO RAOUL PIRAS

Gavino Piras si vantava di esser stato un agente dei servizi segreti interni, ma parlava troppo. E, peggio ancora, scriveva. Così, anche al di fuori dell'inchiesta della Procura di Roma, possiamo ricostruire, attraverso alcune delle sue comunicazioni con terze persone, che per tanti anni l'ex agente italiano arrestato la settimana scorsa con l'accusa di spionaggio per Mosca ha battagliato per difendere la Russia anche alle spalle di altri agenti del controspionaggio italiano.

 

E parlava di conseguenza. Per esempio ha costantemente parlato male degli agenti, a volte anche di qualcuno dei dirigenti di divisione dell'Aisi, quando si muovevano nelle indagini con un'impostazione che a Piras sembrava infondata contro la Russia, o viziata da spettacolarismo anti-russo.

 

Insomma: da anni la storia di Piras è una specie di cartina di tornasole di una inquietante presenza filorussa nella nostra intelligence. Se sono veri questi racconti di Piras, anche nel controspionaggio: la divisione deputata a combattere l'infiltrazione russa. […]

 

ex 007 italiani spiavano per conto di mosca 2

Stando a questi scambi ricaviamo, per esempio, che nell'ormai lontano 2008 Piras si doveva esser scontrato con un importante agente (di cui ovviamente non faremo il nome: chiamiamolo con un'iniziale inventata W.). W. nel 2012 era in posizioni apicali nella divisione controspionaggio dell'Aisi, e Piras sosteneva in giro, senza tante cautele, che per ascendere a ruoli di comando aveva dichiarato falsamente di esser stato vicedirettore del controspionaggio del Sismi (Piras aveva torto, tra parentesi).

 

ex 007 italiani spiavano per conto di mosca 1

Ma la cosa che qui ci interessa è che nel 2012, racconta Piras, W. aveva «fatto arrestare un uomo particolarmente famoso per la sua alta professionalità in tema di controspionaggio russo, proveniente dal Sismi/Aise». Secondo Piras l'arrestato era stato poi prosciolto in Appello, e dunque a detta sua tutte le accuse di spionaggio a favore dei russi erano false. Piras accusava W. di aver voluto ostentare «prova dello spionaggio russo».

 

[…]  Fatto è che Piras nel 2013 lascia il servizio, ma continua a operare da fuori e – ci dice un'altra fonte – a reclutare per le sue operazioni definite «assai dubbie». C'è chi racconta che fosse già stato individuato in interlocuzioni ambigue coi russi.

 

ex 007 italiani spiavano per conto di mosca 5

La domanda allora è: com'è stato possibile che, uscito dal servizio ad appena 47 anni, e scontrandosi con funzionari leali all'Occidente, abbia potuto contattare e reclutare personale della Difesa in grado di fornirgli documenti?

 

Misteri dell'infiltrazione russa in Italia. Nelle carte Piras pare aver avuto accesso a documenti importanti, con classifiche oscillanti tra il "riservato", il "riservatissimo" e il "segreto" (per esempio armi occidentali mandate in Ucraina). Diceva ai suoi: «Chi paga? Io posso fare tutto quello che vuoi, ma chi paga?

 

ex 007 italiani spiavano per conto di mosca 3

(…) In dodici anni migliaia di informazioni». «Certo, basta pagare». Per addirittura dodici anni abbiamo avuto un agente molto probabilmente reclutato dal Gru – i servizi militari di Mosca?

 

Dall'indagine di Roma emerge anche che Piras ha raccontato a uno dei suoi soci, Di Pasquale, un «precedente storico» di infiltrazione che lui attribuisce (senza riscontri, al momento) a un ex dirigente del Sisde e altri ex agenti degli apparati di sicurezza italiani: soggetti legati alla Cina avrebbero tentato di farsi dare la cartella clinica del Pontefice (Bergoglio) durante un ricovero. Un'operazione attraverso intermediari che, stando a Piras, avrebbe fatto ottenere circa 250 mila euro.

 

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I soldi sono quasi sempre strumento di questa infiltrazione. I russi pagano, e gli italiani a volte accettano. La Stampa raccontò di funzionari dello Stato russo che offrirono valigetta con 250 mila euro ad almeno un ricercatore senior dell'Istituto Spallanzani, all'epoca in cui Mosca era molto interessata ad avere per prima i ceppi virali del Covid. C'è chi rifiutò, e ci raccontò tutto.

 

Ora c'è un'altra notizia che sta preoccupando molto in ambienti internazionali, e riguarda la storia dei visti facili concessi a cittadini russi dall'ambasciatore italiano in Uzbekistan Piergabriele Papadia (che avrebbe agevolato anche diversi ingressi di russi per il padiglione russo alla Biennale di Venezia).

 

Piergabriele Papadia

Papadia, secondo un'indagine di Roma (separata da quella su Piras), aveva inserito nel suo ufficio una russa di 53 anni, residente in Bulgaria. Si chiama Tatiana Tarakanova. Aveva già lavorato con lui al consolato italiano a Mosca.

 

Avrebbero venduto visti a russi a cifre impossibili per russi normali (da 4 mila a 16 mila euro a persona), ma del tutto accessibili per due categorie: oligarchi, e siloviki, ossia gli uomini dei servizi russi. Tarakanova avrebbe agito coperta dagli apparati russi, e con questo sistema sono penetrati di recente in Italia 97 nuovi russi, molti dei quali legati ai servizi di Mosca. Gente che esce, gente che entra.

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