israele elezioni

QUINDI, CHE SUCCEDE IN ISRAELE? – NÉ NETANYAHU NÉ EISENKOT HANNO OTTENUTO LA MAGGIORANZA DEI SEGGI ALLA KNESSET, IL PARLAMENTO ISRAELIANO: LA NOVITÀ È IL BOOM DEI PARTITI ARABI (17 SEGGI), CHE SARANNO DECISIVI. MA IMPOTENTI: UN GOVERNO DI MINORANZA DELL’ATTUALE OPPOSIZIONE CON UN LORO APPOGGIO ESTERNO È IMPROBABILE – LO SCENARIO PIÙ PROBABILE È UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE SENZA GLI ESTREMISTI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE SAREBBE MOLTO GRADITO ANCHE DAGLI STATI UNITI DI TRUMP. MA EISENKOT NICCHIA: IN PASSATO, CHI HA GOVERNATO CON “BIBI” È FINITO TRITURATO. LE ELEZIONI ANTICIPATE? SONO UN GROSSO RISCHIO SOPRATTUTTO PER EISENKOT…

supporter di netanyahu nella sede del likud a gerusalemme dopo le elezioni in israele

ISRAELE: 84,5% SCHEDE SCRUTINATE, 54 SEGGI A SCHIERAMENTO NETANYAHU, 49 A EISENKOT, 17 A PARTITI ARABI

(Adnkronos) - Con l'84,5% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano 54 seggi allo schieramento guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu e 49 seggi a quello guidato da Gadi Eisenkot, di Yashar. I partiti a guida araba - la Lista Comune e Ra'am - scendono a 17 seggi.

 

ISRAELE: NESSUN BLOCCO CON MAGGIORANZA SENZA ARABI, I 3 SCENARI POSSIBILI

(Adnkronos) - Nessuno dei due principali blocchi, quello del premier Benjamin Netanyahu e quello dell'ex capo delle Idf Gadi Eisenkot, ha ottenuto la maggioranza dei seggi alla Knesset nelle elezioni parlamentari che si sono svolte ieri in Israele e che hanno registrato una affluenza storica.

 

benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse.

Quindi senza il sostegno delle due liste arabe, che insieme hanno ottenuto una forza senza precedenti, nessuno dei due blocchi riuscirà a formare una coalizione di governo.

 

Cosa succederà, quindi, ora in Israele?

 

Tre, secondo Haaretz, gli scenari possibili. Innanzitutto, un governo di minoranza, che però sembra essere uno scenario sempre più improbabile.

 

Secondo i risultati parziali, infatti, il blocco guidato da Eisenkot è in svantaggio rispetto al blocco di Netanyahu, sempre escludendo i partiti arabi.

 

suppoorter di netanyahu con cappellino make israel great again foto lapresse

Ciò richiederebbe l'astensione della Lista Unita di Yousef Jabareen e il voto favorevole di almeno un parlamentare, o forse di più, del partito Ra'am, guidato da Mansour Abbas. In queste circostanze, anche se i risultati finali mostrassero un pareggio tra i due blocchi, le possibilità di formare un governo di minoranza appaiono estremamente esigue, nota Haaretz.

 

Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader dei partiti di opposizione Yisrael Beiteinu e Insieme, si sono sempre detti contrari a un simile governo, ma nelle ultime ore non hanno parlato di un simile scenario.

 

Yousef Jabareen e gli altri esponenti della lista unita araba dopo le elezioni in israele -

Un governo di unità nazionale sarebbe invece il modo con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu riuscirebbe a restare al potere. In tal caso, i due scenari ora sul tavolo sono la formazione di un governo di unità nazionale o nuove elezioni.

 

Nel suo discorso di stanotte, Netanyahu ha ringraziato i suoi "partner leali" e ha dichiarato che "la maggioranza sionista deve unirsi". Gli esponenti politici hanno letto le sue parole come un messaggio ai suoi alleati di blocco, ovvero i leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, così come i partiti Haredi. Quindi una dimostrazione della sua intenzione di preservare l'alleanza con loro.

 

donna musulmana vota in israele

Netanyahu dovrà però affrontare diverse pressioni, sia all'interno di Israele, compreso il presidente Isaac Herzog, sia soprattutto da attori internazionali preoccupati per la formazione di un governo di destra e che vorrebbero il blocco di Eisenkot incluso nel prossimo esecutivo.

 

Fonti politiche citate da Haaretz ritengono che anche il presidente statunitense Donald Trump potrebbe intervenire e spingere per la formazione di un governo di questo tipo. Il blocco di Eisenkot, però, ha ottimi motivi per mantenere la parola data e rifiutare un governo di unità nazionale, soprattutto perché significherebbe dipendere da Netanyahu.

 

manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse

All'interno del blocco c'è il timore che, anche se uno dei partiti accettasse di entrare a far parte di un governo di unità nazionale, Netanyahu potrebbe farlo cadere da un momento all'altro. Nuove elezioni: una scommessa sulla bassa affluenza alle urne.

 

L'ipotesi prevalente tra gli esponenti politici è che nuove elezioni siano una possibilità concreta, nonostante l'affluenza alle urne eccezionalmente alta. Netanyahu potrebbe puntare su questo, scommettendo che l'elevata partecipazione degli elettori arabi non si ripeterà alle prossime elezioni e che gli israeliani arrivati dall'estero per votare non lo faranno più.

 

supporter di netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse 2

Per ora, Netanyahu si concentrerà sul consolidamento del suo controllo sulla Knesset e sulla permanenza alla guida del governo provvisorio, in qualità di primo ministro. Se il blocco di Eisenkot sostenesse nuove elezioni, potrebbe tentare di sostituire Netanyahu e il presidente della Knesset prima di sciogliere il Parlamento. Una simile mossa richiederebbe la cooperazione con i partiti arabi, un'opportunità che Netanyahu cercherebbe di sfruttare.

 

PERCHÉ NETANYAHU HA VINTO DUE VOLTE

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per www.ilfoglio.it

 

manifestazione contro netanyahu in israele foto lapresse

L’affluenza alta non era il segnale del cambiamento, nemmeno del rovesciamento. Il Likud di Benjamin Netnayhu rimane il primo partito e durante la notte cresce, aumenta i suoi seggi, accresce la distanza da Yashar di Gadi Eisenkot, il più votato nel blocco del cambiamento, ma troppo poco per potersi imporre come il futuro primo ministro: il blocco non corre, arranca.

 

Dopo la chiusura delle urne, la sala in cui il Likud ha organizzato la nottata elettorale, davanti alla stazione di Gerusalemme, inizia a riempirsi di sostenitori, bandiere enormi, cappellini con la scritta “make Israele great again”, volti del leader Netanyahu ovunque, con chiunque, soprattutto con il presidente americano, Donald Trump. Il premier rimane al centro, tutto il resto gli gira attorno.

 

manifestazione contro netanyahu a tel aviv foto lapresse

[…] Netanyahu arriva in sala quando ormai a Gerusalemme sono le tre, la sala si è riempita, i suoi sostenitori non si sono stancati di agitare la bandiera di Israele, un signore anziano ne porta una enorme. E’ difficile dire chi sia il suo popolo, questa notte è arrivato quello che vuole essere visto, ragazzini e anziani, religiosi e laici.

 

Poi c’è il sommerso, quello che è andato a votare per lui e forse per lui si è anche mobilitato ma non vuole apparire. Quell’Israele che i sondaggi non avevano guardato. Netanyahu arriva acclamato, ringrazia, canticchia, rivendica i successi sulla sicurezza, le eliminazioni illustri, da Sinwar a Nasrallah, da Haniyeh a Khamenei, i cui volti sono comparsi durante tutta la serata sugli schermi nella sala. Rivendica l’amicizia con Trump e il lavoro da finire insieme. Loda l’acume del paese, che sa sempre cosa scegliere.

 

supporter di ben gvir foto lapresse

E infine getta la prima sfida e dice che il paese ha bisogno di un ampio governo di destra nazionale e bisogna “fare di tutto affinché non venga fermato da un governo dei partiti arabi”. Sono loro la vera sorpresa, i partiti arabi cresciuti di molto, tanto che più di un ago della bilancia sono ormai la rotonda attorno alla quale il futuro governo potrebbe dover gestire  il traffico delle sue alleanze.

 

Gli arabi si sono movimentati, qualcosa è cambiato nel paese. Bibi ha vinto, ma dentro la coalizione con cui ha governato c’è chi ha perso, è caduto. Primi fra tutti i partiti degli ultraortodossi, Shas si è indebolito rispetto al passato e nelle sue comunità si è registrato un astensionismo più forte del solito. Il partito rappresenta alla vecchia maniera una società che sta cambiando. L’estrema destra di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich è rimasta quasi invariata rispetto alle scorse elezioni.

manifesto contro netanyahu foto lapresse

 

Bibi ha vinto due volte, nei seggi e contro la scommessa che un blocco di partiti aveva fatto dimostrandosi incapace di trovare punti in comune se non quello di contrastare il premier. La formula tabù, “unità nazionale”, è quella che le leadership politiche non vogliono pronunciare ma che i cittadini caldeggiano. Tornare al voto è rischioso, soprattutto per l’opposizione.

La statua del leone che dal deserto del Negev guarda verso la Striscia di Gaza (foto di Micol Flammini) aipac lobby pro israele negli usa elezioni in israele foto lapresse attacco iraniano in israele 2elezioni in israele foto lapressedroni di hezbollah colpiscono il nord di israele

manifesto di avigdor liebermann a sderot, israele - foto di micol flamminidonna musulmana vota alle elezioni in israele foto lapresseitamar ben gvir foto lapressebenjamin netanyahu al mercato mahane yehuda di gerusalemme campagna elettorale foto lapressegadi eisenkot foto lapresse

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