emmanuel carrere riccardo chiaberge marco travaglio

“CARRÈRE A ROMA HA FORTI PROBABILITÀ DI FARE BRUTTI INCONTRI” – RICCARDO CHIABERGE: “CARO DAGO, I SALOTTI ROMANI HANNO OTTIME RAGIONI PER CONTENDERSI LO SCRITTORE FRANCESE, TEMPORANEAMENTE PARIOLINO. MA IL SUO ULTIMO LIBRO, ‘KOLCHOZ’ (ADELPHI), L’AVRANNO LETTO DAVVERO? È UN ROMANZO POTENTE E ANCHE UNA SPIETATA REQUISITORIA CONTRO LA RUSSIA DI IERI E DI OGGI, CONTRO PUTIN E QUELLI CHE GLI TENGONO BORDONE – MA COME LA PRENDERANNO A ROMA? CI SONO PIÙ PUTINIANI A TRASTEVERE CHE SULLA MOSCOVA. LE MADAME VERDURIN TENDENZA ALBANESE, LE PALOMBELLE RUSSE, GLI HEZBOLLAH DEL PIGNETO NON AMANO SENTIR PARLARE DI UCRAINA, SE NON COME FORNITRICE DI COLF E BADANTI –  IN UN’ORA DI INTERVISTA, MARCO TRAVAGLIO È RIUSCITO A NON CITARE L’UCRAINA NEMMENO DI STRISCIO E A NON CHIEDERE A CARRÈRE NIENTE SU PUTIN…” – VIDEO

 

Riccardo Chiaberge per Dagospia

 

Caro Dago,

emmanuel carrere intervistato da travaglio.

i salotti romani hanno ottime ragioni per contendersi lo scrittore francese Emmanuel Carrère, temporaneamente pariolino. Ma il suo ultimo libro, Kolchoz (Adelphi), l’avranno letto davvero? Io l’ho appena finito di leggere, e non riuscivo più a staccarmi: è un romanzo potente, uno dei suoi migliori. Un reportage interiore alla scoperta di una madre amatissima e ingombrante e un’arrampicata genealogica sulle tracce dei suoi avi, metà russi e metà georgiani.

 

Ma non soltanto: è anche, in buona parte, una spietata requisitoria contro la Russia di ieri e di oggi, contro Putin e quelli che gli tengono bordone.

 

 

EMMANUEL CARRERE - KOLCHOZ

«Di tutti gli eventi storici a me contemporanei», confessa Carrère, «nessuno mi ha appassionato quanto la guerra in Ucraina. Non ne ho seguito nessuno con tanta attenzione». Nessuno. E ricorda che noi tutti, retrospettivamente, avremmo dovuto capire molto prima chi fosse Vladimir Putin.

 

Già ai tempi della seconda guerra cecena (1999), o nel 2008 quando si pappò il venti per cento della Georgia, o l’anno prima, quando disse chiaramente a Monaco, davanti a tutti i capi di stato europei, che l’Ucraina era russa e che la cosa non era negoziabile. Lo avremmo dovuto capire nel 2014, quando ha invaso la Crimea.

 

«Non abbiamo capito che Putin non aveva solo un debole per i Patek Philippe e per gli scopini dei cessi in oro massiccio…ma anche una visione, e che quando ha dichiarato che la caduta dell’impero sovietico era stata “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo” non stava scherzando: era determinato a porvi rimedio».

 

marco travaglio durante l intervista a emmanuel carrere.

E ancora: «Ci siamo illusi che il putinismo fosse semplicemente un regime mafioso», dominato dall’avidità. Invece ha costruito un “uomo nuovo”, un russo abitato dal risentimento, dalla violenza, dalla cultura della guerra di tutti contro tutti. Altro che Terza Roma, Mosca è diventata la capitale del Quarto Reich. E c’è gente che ancora non capisce, o finge di non capire.

 

Carrère smonta anche il luogo comune secondo cui non bisogna “umiliare” la Russia. Magari l’avessimo umiliata un po’ ai tempi della Crimea, forse non saremmo a questo punto. «Io sono sempre il primo a pensare che le cose sono complesse, che ci sono zone grigie, che la verità non sta mai da una sola parte, ma nessuno sano di mente può credere che la verità stia, anche solo un po’, dalla parte di Putin e dei suoi».

 

EMMANUEL CARRERE CON LA MADRE HELENE CARRERE D'ENCAUSSE

Emmanuel non parla per sentito dire. Sua madre, l’accademica di Francia Hélène Carrère d’Encausse, oltre ad avere radici in quella parte di mondo, è stata una delle maggiori studiose dell’Unione Sovietica e della Russia post-comunista (anche lei, peraltro, si era sbagliata sul conto di Putin).

 

E lui stesso ha viaggiato a lungo nelle periferie più desolate di quel paese (ci ha scritto libri come Limonov e Un romanzo russo), e ne conosce le pulsioni più profonde («La Russia ha bisogno dell’infelicità. Più il russo è infelice, più è russo»). La sua diagnosi, quindi, va presa molto sul serio.

 

Vladimir Putin - Forum economico internazionale di San Pietroburgo - foto lapresse

Ma come la prenderanno a Roma, dove ha deciso di parcheggiarsi per un anno, attratto dallo stile di vita “più rilassato” e dagli amici scrittori che lo hanno accolto a braccia aperte? Attenzione, ci sono più putiniani a Trastevere che sulla Moscova.

 

Le Madame Verdurin tendenza Albanese, le palombelle russe, gli hezbollah del Pigneto e i disarmisti diversamente salviniani non amano sentir parlare di Ucraina, se non come fornitrice di colf e badanti. E se sfiori l’argomento, ti rispondono con un vabbè, che non so come si traduca in francese, o ti accusano subito di russofobia. Anche i patrioti di Colle Oppio non vedono l’ora di scaricare quel rompicojoni di Zelensky, che poi se entra nella Ue sai quanto s’incazza la Coldiretti.

 

EMMANUEL CARRERE A FIRENZE

Nella città della Grande Bellezza, dove come dice lui «si conoscono tutti», Carrère ha forti probabilità di fare brutti incontri, e alcuni li ha già fatti.

 

In un’ora di intervista, Marco Travaglio è riuscito a non citare l’Ucraina nemmeno di striscio e a non chiedergli niente su Putin. In compenso ha cercato di fargli dire che Macron, il suo presidente, è un megalomane che mostra i bicipiti (infatti vuole riprendersi il Canada e invadere la Valle d’Aosta).

 

A Marco, facce la Grazzia! E pensa se a qualche cena lo mettono a sedere tra un Orsini e un Di Battista: rischia che gli va di traverso la vignarola. Non vorremmo deluderti, Emmanuel, ma in confronto a certe terrazze romane (e certi studi tv) il Forum di San Pietroburgo è un cenacolo di menti illuminate.

 

 

 

Articoli correlati

DUA LIPA, CARRERE E LA KITSCH-MONDANITA ITALIANA. MERLO:'OGGI LA ROMA DELLE TERRAZZE E DEI CIRCOLI..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

emmanuel carrere intervistato da travaglio marco travaglio durante l intervista a emmanuel carrere.

EMANUEL CARRERE DA BAMBINO CON I FRATELLI E LA MADRE HELENE

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…