1- IL SACROSANTO SGANASSONE: “VECCHIO DI MERDA, TE L’HA SUGGERITO TUA MOGLIE IL CAMBIO?” COSI’ LO STRONZETTO SERBO, RICHIAMATO IN PANCHINA, HA INSULTATO DELIO ROSSI 2- UNA “RISSA” CHE FA GIUSTIZIA DEL LETAME DEL CALCIO DEGLI ULTIMI TEMPI FATTO DI CALCIATORI ONNIPOTENTI, ATLETI CORROTTI, AGENTI IN GRADO DI RICATTARE, ALLENATORI DELEGITTIMATI ED EPISODI INDECENTI COME QUELLO DEGLI ULTRAS DEL GENOA CHE FANNO TOGLIERE LE MAGLIE AI GIOCATORI, LE GENTILEZZE RISERVATE DAI ROMANISTI A TOTTI E COMPAGNI DOPO IL 2-2 CON IL NAPOLI, L’ISTERISMO DEI LAZIALI A UDINE 3- LA CURVA VIOLA È TUTTA CON L’ALLENATORE E NON PERDONA L’ESONERO AI DELLA VALLE 4- ROSSI: “CHIEDO SCUSA MA SONO STATE TOCCATE COSE CHE RIGUARDANO LA MIA FAMIGLIA”

"TE L'HA SUGGERITO TUA MOGLIE IL CAMBIO?"
Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Il ragazzino ha vent'anni. È maleducato, protervo e convinto di chiamarsi Diego Maradona. Invece all'anagrafe è Adem Ljalìc e la sua partita con il Novara, durata meno di duemila secondi, è appena terminata. Richiamato per l'uruguagio di ventura Olivera al minuto trentadue, Adem ciondola verso la panchina.

Non è contento. Straparla. "Pezzo di merda, vecchio di merda". È abituato a farlo da quando è arrivato a Firenze di cui più dei monumenti, dicono, apprezzi le discoteche. Litigò violentemente con Sinisa Mihailovìc e adesso sta per provocare anche il suo successore, Rossi Delio da Rimini. Un padre che distribuiva l'Unità casa per casa, una vita porta a porta con la valigia da disfare da nord a sud, in peregrinazione costante da Foggia a Firenze. Ljalìc gli passa davanti, lo applaude, lo irride.

"Te l'ha suggerita tua moglie la sostituzione?". Seguono un paio di secondi di non ponderata riflessione in cui il signor Rossi, il tecnico che a Lecce trattava i minorenni del vivaio come un padre, decide di usare la cinghia. Gli punta il dito contro, poi si avventa tra le feritoie della panchina. Prova a colpirlo, poi tenta ancora. Un paio di schiaffi attutiti da giacche, braccia, grida, pugni in aria: "Mister, ma che cazzo fa?".

È una vignetta disneyana. Polvere, insulti e onomatopee. Non ride nessuno anche se Fedele Limone, storico vice di Rossi, uno che un nome da fumetto ce l'ha, capisce prima di tutti l'antifona e li divide. Ljalìc si divincola, trova una via d'uscita. Digrada verso l'esterno, incassa la solidarietà dell'ampia fronda anti-Rossi (Fèlipe, Romulo, De Silvestri), constata che non ha un solo graffio e per non perdere l'abitudine, infila anche un paio di "figlio di puttana".

Una brutta scena che a Rossi costa tre mesi di squalifica e la lettera di licenziamento (al suo posto Guerini), a Ljalìc l'espulsione dalla rosa e ai Della Valle l'ennesima frattura con la città, schierata, non da ieri, con il tecnico diventato con il passere delle ore eroe della curva.

Ieri mattina la voce di Rossi non tradiva emozione. Solo stanchezza da dividere tra telefonate in famiglia (tre figli, tutti in buona salute, di cui due, Greta, già fidanzata con Stefano Mauri della Lazio e Dario che lavora con Walter Sabatini della Roma in qualche modo, ancorati al calcio) e voglia di dimenticare.

Se Dario Rossi parla di "gesto da condannare assolutamente" ricordando come però in 28 anni mai avesse ricevuto un solo schiaffo dal padre, Delio rimanda approfondimenti a giorni meno caotici lasciando sibilare un "Preferisco l'etica ai moralisti" che molto spiega sullo stato d'animo di un signore che rischia l'aderenza vita natural durante a un attimo fuggente che non gli appartiene. Nel calcio, al riparo dalle telecamere (e qualche volta, vedi Cantona, anche davanti) la resa dei conti, meglio se rusticana, è un eterno classico. Bestie, ormoni, maschi. La nascosta normalità della sfera.

Da Nereo Rocco a Carletto Mazzone (che a Bologna, ne attaccò al muro più d'uno) passando per Bobo Vieri e Marcello Lippi. E poi Mancini e Dossena, Altobelli che lo schiaffo a Hansi Muller, reo di non avergli passato il pallone a San Siro, lo tirò en-plein air. O "l'asciugacapelli" di Alex Ferguson, guru del Manchester United, lo scozzese che negli spogliatoi, durante i rari intervalli di difficoltà, tirava moccoli e scarpe ad altezza uomo (David Beckham ne uscì con il sopracciglio pronto per la sutura).

Il problema è che il gesto di Rossi coincide con una follia collettiva che sembra progredire rapidamente e non sempre l'Italia è pronta a sottili distinzioni. Così alla mente tornano le maglie fatte togliere dagli ultras ai giocatori del Genoa, lo sputo impunito di Lamela a Lichsteiner, le polemiche tra Allegri e Conte, le gentilezze riservate dai romanisti a Totti e compagni dopo il 2-2 con il Napoli, l'isterismo dei laziali a Udine. Scendendo di categoria e incontrando altre piccole storie ignobili, l'ex distrazione nazionale somiglia sempre più alla perfetta metafora di decadenza e impazzimento del Paese.

Calendari demenziali, calciatori onnipotenti, atleti corrotti, agenti in grado di ricattare, allenatori delegittimati. Nello sport. Disoccupazione, disperazione, classe dirigente allo sbando, diritti svenduti. Nella realtà. La violenza non si giustifica mai, ma nelle piazze come sul campo non nasce dal nulla. È figlia di molti sottoinsiemi. Di frasi. Proclami. Bugie. Gigantismi inutili.

Così mentre si strappa il velo sul re in esilio e Arcore diventa un bordello a cielo aperto è difficile non pensare a chi voleva "un'Italia come il Milan" e già nel '94 argomentava sicuro, paragonando i cento metri del terreno di gioco al panorama nazionale: "La gente ha visto questi successi alla luce del sole, come espressione della nostra filosofia globale fatta di perseveranza, lavoro e sacrificio".

Ecco, 20 anni dopo, siamo qui. A osservare il giocattolo sgonfio, aspettando l'ultima tempesta, quella giudiziaria, che spazzi via il campionato virtuale e dia spazio a quello delle procure. Ci sarebbero state le norme, ma sono state violate. Così oggi fuori uno (Delio Rossi) per far rimanere dentro tutti gli altri.

Quelli come Houssine Kharja, nazionale marocchino che con un milione di euro di ingaggio l'anno e adirato per la mancata maglia da titolare, può prendere a calci una porta dello stadio Franchi, mandare a fare in culo l' universo mondo e poi fuggire sul fuoristrada previa imbarazzante giustificazione della società. E quelli come Mario Cognigni, il presidente della Fiorentina, che ai tempi belli di Mutu giocava di metafora sulle mazze da baseball da destinare sulla testa degli indisciplinati. Delio Rossi ha sbagliato. Stress, solitudine, isteria da risultato.

Altri hanno fatto peggio. Una volta in trasferta a Perugia, all'epoca del Lecce, Rossi aspettò l'arrivo di punta e portiere, Vucinic e Poleksic, seduto in pullman. Convocazione alle 9.30. I ragazzi, distratti, giocavano alla Playstation. Alle 9.31 Rossi toccò la spalla dell'autista. E quello partì. I due si fecero dare un passaggio in trattore e sorridendo, pagarono una multa. Regole semplici. Vento di preistoria.

2 - ROSSI: "MI SCUSO, PURE CON LJAJIC. MA ESIGO RISPETTO PER LA MIA FAMIGLIA"
Da "Gazzetta.it"

Prima un proverbio indiano: "Per dare un giudizio di una persona, devi camminare due giorni con i suoi mocassini". Poi uno nostrano, popolare, conosciutissimo: "Ferisce più la lingua della spada". Delio Rossi chiede scusa alla città di Firenze, alla squadra e anche a Ljajic da ex allenatore della Fiorentina che indossa ancora la divisa ufficiale. "E' difficile essere qui, sono venuto perché in base alla situazione che si è venuta a creare la mia avventura a Firenze è finita. E' stata un'avventura in cui ho creduto e credo ancora, ringrazio la famiglia Della Valle che mi ha permesso di viverla nel presente e mi auguravo anche nel futuro. Chiedo scusa per l'episodio".

L'UOMO ROSSI - Rossi si rivolge alla città di Firenze, ai giocatori, alla società e anche a Ljajic, il giocatore serbo aggredito durante Fiorentina-Novara. "Però ci tenevo a dire che ho visto molti moralisti, molti perbenisti che si sono permessi di dare giudizi senza aver vissuto la situazione, senza sapere la storia di un uomo, senza sapere di chi parlavano. Di un ragazzo che ha cominciato ad allenare i bambini del Foggia per portarli via dalle strade, gli operai nel dopolavoro, in serie C vincendo i campionati, e le volte che ho non vinto tornavo indietro e ripartivo daccapo. Sono arrivato ai professionisti senza giudicare nessuno, senza dare giudizi lesivi di nessuno, ho solo e sempre lavorato, sono per la cultura del lavoro".

RISPETTO - Cos'ha scatenato, allora, la reazione violenta del tecnico? "Su alcuni punti fermi non transigo - chiarisce Rossi -, sono il rispetto della mia persona, del lavoro, della squadra che alleno e della mia famiglia. Sono state toccate queste situazioni. Il gesto è stato brutto, deprecabile, sono dispiaciuto. Hanno detto che se ero furbo l'avrei fatto dentro lo spogliatoio invece che davanti alle telecamere, allora sarebbe stato virile? Non mi sembra giusto. Non ho mai detto di essere Padre Pio, andate a chiedere ai bambini e ai giocatori che ho allenato, anche stranieri: non mi sono mai permesso di alzare le mani verso nessuno, neanche sui miei figli. Ho sbagliato e pagherò".

ULTIMO SFORZO - L'ultimo invito di Delio Rossi, che preferisce non rispondere alle domande, è rivolto ai tifosi viola: "La barca è quasi in porto, bisogna solo mettere l'ancora, ma la palla rotola ancora. Per cui a Firenze dico di stare vicino ai Della Valle e a questi giocatori".

3- TRA BUFALE IRONIA E TWEET IL WEB SI SCHIERA CON DELIO
Alessandra Retico per "la Repubblica"

Tendenza Delio Rossi. Non è esattamente calcio, ma il risultato è certo: su internet si parla molto del recentissimo ex tecnico della Fiorentina e del calciatore da lui malmenato, Ljajic. Opinioni opposte, ovvio, nella democrazia della rete. Però la pancia più profonda e sanguigna ha deciso: ha ragione l´allenatore. L´anziano professionista e non il ragazzetto viziato. Che avrà sì perso la testa, ma magari averne uomini di polso (e mani) così: «Affidiamo il Trota a Delio Rossi» si suggerisce a proposito di Bossi junior.

Per scherzare, ma mica poi tanto. Ironia, bufale, eccessi. Sui social network sono nati gruppi e tag con i nomi degli infelici protagonisti. Per discutere dell´insospettabile picchiatore uscito fuori l´altra sera, però anche del padre che si riprende l´autorità demolita da una generazione di bambini ricchi e irrispettosi. "Rossi potrebbe avere torto ma i calciatori devono imparare ad avere rispetto per allenatori e arbitri dai giocatori di rugby!!!".

E anche: "Più la guardo e più provo un misto di tenerezza e compassione per un uomo arrivato al limite"; "Io gli avrei dato anche il resto nello spogliatoio". A sostegno dei suddetti argomenti leggere su facebook almeno: «Io non scherzo con Delio», «Sfottere Delio Rossi», «Delio Rossi per sempre» e soprattutto «Delio Rossi uomo vero», «Io sto con Delio Rossi».

S´era già capito allo stadio con gli applausi che la condanna del gesto non proveniva certo dagli spalti. Dalle curve anche meno estreme del web arriva il resto, su Twitter moltissimi cinguettii pro allenatore: "Non si sa cosa abbia detto il bambino viziato ma io cmq sto con Delio Rossi". Perché per tutta la giornata ieri è circolata in rete la voce che Ljajic abbia detto una frase insopportabile, facendo riferimento a un presunto figlio disabile del tecnico.

La vicenda non è confermata e tanto meno credibile, ma intanto i commenti si sono articolati puntuali: "Qualche ceffone gliel´avrei dato pure io. Quando ce vó ce vó" e anche "Se fosse vera la frase che circola sul web, ripeto SE fosse vera, Delio Rossi gliene ha date poche! Stiamo tutti con delio rossi". Non è unanime la posizione, certo, però la vicenda suscita umori assai interni e produce eventualmente anche idee da traslocare altrove: "Stavo pensando...si può mettere sulla panchina della politica Delio Rossi ?". Altro che sobrietà.

 

 

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