marco giusti ciro ippolito c'era cera c era una volta a napoli

LA NAPOLI DEI GIUSTI! – MARCO GIUSTI PRESENTA “C’ERA UNA VOLTA A NAPOLI”,  IL SUO NUOVO PROGETTO DOPO “ROMA SANTA E DANNATA” (GIRATO INSIEME A DAGO E A DANIELE CIPRI’), PRODOTTO E DIRETTO DA CIRO IPPOLITO, CHE TORNA DIETRO ALLA MACCHINA DA PRESA DOPO PIU’ DI 20 ANNI: “QUI È NATO IL CINEMA, ANCHE QUELLO MUTO, CHE PRENDE PIEDE AL VOMERO” – UN VIAGGIO ON THE ROAD PER RACCONTARE IL CINEMA NAPOLETANO DAGLI ANNI ‘20 FINO AI PRIMI ANNI '90, PASSANDO PER L’AVVENTO DEL FASCISMO, IL DIVIETO DI USARE IL DIALETTO E LE SALE E I PERSONAGGI CHE HANNO FATTO LA STORIA DELLA CITTA’…

Alessandra Farro per “il Mattino”

 

ciro ippolito marco giusti c'era una volta a napoli

Un vecchio maggiolino bianco cabriolet, mille euro in contanti e una sola destinazione: Napoli. Ciro Ippolito e Marco Giusti partono insieme per un nuovo, folle progetto, raccontare il cinema napoletano dagli albori fino ai primi anni '90 in «C’era una volta Napoli», prodotto dallo stesso Ippolito a low budget, per dimostrare ai giovani che non serve aspettare i finanziamenti regionali e ministeriali per fare cinema.

 

Le riprese del docufilm on the road sono terminate nei giorni scorsi al Chiaja hotel de charme, ex casa di tolleranza che conserva ancora mobili ed insegne degli anni ’50, dopo aver fatto tappa al cinema Paradiso a Materdei insieme a Benedetto Casillo, al Vomero tra via Scarlatti e via Cimarosa, dove è affissa la targa dedicata a Guido Lombardi, a Castellammare di Stabia ed Angri.

 

marco giusti e ciro ippolito c'era una volta a napoli

«Volevo scrivere un libro sulla storia cinematografica napoletana, Ciro mi ha proposto di farne un film», racconta il critico toscano classe ’53, volto noto televisivo, sdoganatore di B-movie e reduce dall’esperienza di «Roma santa e dannata», documetario diviso con Roberto D’Agostino: «Ippolito è stato uno spettatore attento delle produzioni che vanno dal ’47 in poi e, dagli anni ‘80, un produttore e regista altrettanto attento. Così, abbiamo deciso di ripercorrere le evoluzioni della cinematografia partendo dai film muti degli inizi del Novecento. Perché Napoli? Il cinema è nato qui, anche quello muto, che prende piede al Vomero, con la prima sala cinematografica in via Scarlatti».

 

ciro ippolito marco giusti

Ippolito poi del cinema popolare è diventato protagonista, dirigendo Mario Merola («Lacrime napulitane» del 1981, «Zampognaro innamorato» del 1983), Carmelo Zappulla («Pronto... Lucia» del 1982) e gli Squallor («Arapaho del 1984, «Uccelli d’Italia del 11985), per non dire dei tanti titoli sceneggiati o prodotti.

 

Il viaggio nei ricordi comincia negli anni ‘20, quando la maggior parte dei film erano girati e prodotti a Napoli da Gustavo Lombardo (fondatore della Lombardo Film prima, Titanus dopo) raggiungendo tutto il mondo, America compresa.  L’avvento del fascismo fu letale, tra le tante cose, anche per il cinema campano, vittima della fondazione di Cinecittà nel 1937 e del divieto di usare il dialetto.

 

benedetto casillo marco giusti

«Ho fatto restaurare il mio maggiolino: ormai ha 52 anni e compare nella maggior parte dei miei film», rilancia il settantasettenne regista partenopeo, che da vent’anni non si rimetteva dietro la macchina da presa. «Marco ed io siamo partiti da Roma per arrivare in città con la macchina targata Na, oggi non le fanno più. Attraverso il nostro viaggio non ripercorriamo soltanto la storia del cinema, ma anche della città. Ci perdiamo in diversi flashback, alcuni sui miei film degli anni ’80. Si parla del terremoto, di Scarpetta, di Viviani. Ci siamo resi conto che la musica è un tema ricorrente nelle produzioni partenopee: film e canzoni comunicano costantemente».

 

Il cinema era destinato agli analfabeti, al popolo, e doveva mantenere un linguaggio semplice, dialettale. Raccontava di amori e tradimenti. Durante il ventennio fascista, la narrazione popolare lasciò il posto ai racconti storici, per poi ritornare, dopo la Seconda Guerra Mondiale, al dialetto napoletano, come testimonia la ricca produzione di Roberto Amoroso.

c'era una volta a napoli

 

A questo punto del racconto, Ippolito si perde nei ricordi: molti film di Amoroso sono ambientati tra Porta Capuana e la zona della Ferrovia, dove il produttore di «Io speriamo che me la cavo» è nato e cresciuto: «Sotto casa mia c’erano sei cinema ed ogni cinema dava due film al giorno. Io andavo a vedere tutti gli spettacoli che potevo: dalla mattina alla sera, tornavo a casa alle 16, che al tempo era l’orario giusto per pranzare.

 

«Poi ci fu l’esplosione dei film di Natale Montillo, che è stato un grande esercente e produttore, ha costruito il primo cinema più grande d’Europa a Castellammare di Stabia, contava duemila posti, un’operazione all’avanguardia per l’epoca», continua Giusti: «Siamo andati a vedere cosa rimane della sala, abbiamo intervistato il nipote di Natale, oggi anche lui esercente. Incredibilmente, il cinema è ancora in piedi».

marco giusti e ciro ippolito c'era una volta a napoli

 

«La nostra avventura finisce nel modo in cui è cominciata: con una follia», conclude Ippolito con un sorriso a trentadue denti: «Nella piazza principale di Angri abbiamo raggruppato il gruppo folk Revotapopolo, composto da una cinquantina di musicisti vestiti da pulcinella, gli stessi (più o meno) che hanno suonato nel 1979 nei titoli di coda del mio “Mammasantissima” con Mario Merola».

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)