ron cellamare

RON, CHE SMEMORATO! "NON RIESCO A RICORDARE I TESTI DEI MIEI BRANI, REINVENTO LE PAROLE, A VOLTE. E TALVOLTA MIGLIORO IL BRANO” – IL BUIO NEGLI ANNI ’70, I FISCHI, LA RINASCITA: “NON SOPPORTO DI ESSERE DEFINITO TRISTE” - DALLA? UN GRAN BUGIARDO. SCRISSI “ATTENTI AL LUPO” PENSANDO A MIA NONNA E ALLA SUA CASETTA. LUCIO LA SENTÌ E DISSE: CON QUESTA VENDIAMO UN MILIONE DI DISCHI. NE ABBIAMO VENDUTI BEN DI PIÙ” - LOU REED CHE SPACCAVA BOTTIGLIE E IL PRIMO INCONTRO ALLA RCA CON RENATO ZERO. “MIO PADRE VOLEVA SCAPPARE. DISSE: "QUESTA È UNA GABBIA DI MATTI"… - VIDEO

Paolo Baldini per il Corriere della Sera

 

 

Ron, mi dica di lei una cosa che nessuno conosce.

«Che sono smemorato. La memoria è sempre stata il mio lato debole».

 

Racconti

RON ROSALINO CELLAMARE

«Da bambino prendevo le medicine per migliorare la concentrazione. E non riuscivo a mettermi in testa le poesie. Un incubo. Ore con mia madre a studiare. La mattina a scuola, tutto cancellato, tabula rasa . La maestra mi guardava negli occhi: "Rosalino ripeti Davanti San Guido !".Quattro righe e calava il vuoto. Un altro incubo sono i testi delle canzoni durante i concerti. Sì, anche quelli di cui sono autore».

 

Come risolve?

«Devo avere tutto scritto davanti a me. Una specie di "gobbo" a cui aggrapparmi in caso di necessità. Il racconto a braccio, a ruota libera mi viene facile, mi è congeniale. Ricordare, invece, è una fatica. Dovuta a una forma d'ansia: la paura di sbagliare. Infatti, sbaglio. Sono talmente distratto che non riesco a evitare gli errori anche se sto leggendo. Reinvento le parole, a volte. E talvolta miglioro il risultato finale. Sono fatto così, non so che fare...».

 

Lei che ragazzino era?

RON ROSALINO CELLAMARE

«Non sono mai stato un ragazzino nel senso comune del termine. La mia carriera è iniziata troppo presto. Nel 1970 ero al Festival di Sanremo a cantare Pa' diglielo a ma' . Non ho vissuto l'adolescenza e ho sempre lavorato con persone più grandi di me: Sergio Bardotti, Lucio Dalla, Gianfranco Baldazzi. All'inizio, ero in soggezione. Mi dicevo: abbi pazienza, Rosalino, un giorno sarai anche tu come loro».

 

Lei è un timido?

«Sono un maturo signore di 68 anni che si conosce poco, coltiva dubbi e incertezze. E non sopporta di essere definito triste».

 

Torniamo al ragazzino di un tempo.

«Timido sì, ma terribile. Sui 12-13 anni, facevo certi scherzi agli amici... Un po' Pinocchio e un po' Lucignolo. Stavo per ore sotto il letto. Immobile. Guardavo la rete, il materasso. Ero sereno.Pensavo. A scuola andavo malissimo. Un asino pazzesco. I miei genitori erano preoccupati per quel figlio un po' stranetto . Così mi misero in collegio, a Saronno. Studiavo da geometra».

 

DALLA RON DE GREGORI

Che Italia ricorda?

«Vengo dalla provincia: Garlasco, Pavia, dove vivo ancora oggi. Lì ho fatto elementari e medie. Sono nato in un cortile con tante case, famiglie, terrazzi, fiori. Tutti erano un po' mio padre, un po' mia madre, un po' i miei fratelli. Non ci si sentiva mai soli. Un mondo semplice: si mangiavano le cose della terra, dell'orto. Papà era un commerciante di olio d'oliva.

 

I Cellamare sono originari di Trani, in Puglia. Mio nonno venne al Nord, a Milano, a 18 anni. Mia nonna era una mondina, andava alla fabbrica del tabacco, lavorava sempre, aveva tre figli. Era contenta di quello che faceva, si accontentava. L'andavo a trovare quasi tutti i pomeriggi. Mi preparava il tè con le ciambelle di Pavia, i brassadè , una ricetta di oltre cent' anni fa. Ricordo i suoi racconti sulla guerra, anzi sulle due guerre. Se non ci fosse stata lei, non avrei scritto Attenti al lupo ».

 

Si spieghi.

«Andandola a trovare mi accorsi che la casa aveva una finestra più piccola. Mi sedetti al pianoforte e scrissi: C'è una casetta piccola così / Con tante finestrelle colorate / E una donnina piccola così / Con due occhi grandi per guardare.

 

RON DALLA 1

In origine la canzone si chiamava proprio La casetta. Mi piaceva ma la sentivo troppo personale. Decisi che non sarei stato io a cantarla. Pensavo a Dalla. O a Celentano: mi sembrava avesse la tenerezza giusta. Lucio venne da me mentre preparavo il mio album. Mi chiese: "La fai, Rosalino?". "No", risposi. "Allora la faccio io: con questa, vendiamo un milione di dischi". Aggiunsi: "Sei matto, il solito sognatore!". Aveva ragione lui. Di dischi ne abbiamo venduti ben di più».

 

La leggenda parla di un'insegnante che la mette sulla strada della musica, la professoressa Adele Bartoli, genovese, severissima.

ron lucio dalla 4

«Insegnava pianoforte e canto. Una donna d'altri tempi. Mio fratello prendeva lezioni. Io andavo con lui. Lei mi notò: fammi sentire qualcosa. Le devo una libertà espressiva impagabile: levava i difetti più vistosi, non gli elementi speciali, quelli che ti rendono unico. Mi dette l'occasione di fare i concorsi per voci nuove. Cantavo brani come 24 mila baci . Il più importante fu la Fiera della Canzone Italiana di Milano».

 

Fu così che arrivò, in un lampo, all'Rca.

«Venne da me un certo dirigente. Volle conoscere i genitori. Mi fece un po' di domande. Un anno dopo, la convocazione a Roma: c'era un cantautore che doveva farmi ascoltare un brano "molto adatto a me". Presi il treno con papà. Arrivati, ci fecero attendere per ore.

 

ron lucio dalla

 

Nella sala d'aspetto, a un certo punto, entrò un tipo eccentrico, con una tutina stretta di leopardo. Si presentò a mio padre: ciao, Nì. Era Renato Zero. Non lo conoscevo: allora ascoltavo solo musica americana, Crosby Still & Nash, Cat Stevens, James Taylor. Papà mi guardò storto: voleva scappare. "Questa è una gabbia di matti", mi disse».

 

Invece?

«Di lì a poco, arrivò il cantautore. Era ingessato, aveva appena avuto un incidente con la moto sul Raccordo Anulare. Era Lucio Dalla. La canzone che aveva da propormi era Occhi di ragazza , davvero bellissima, che fu più tardi portata al successo da Gianni Morandi. Avrei dovuto cantarla a Sanremo in coppia con Sandie Shaw, la cantante scalza, ma le giurie la ritennero non idonea. Così ripiegai su Pa' diglielo a ma '».

 

Possiamo dire che il destino si compì in quell'istante e nacque allora l'universo musicale delle grandi anime, di Joe Temerario, dei cuori viaggianti?

lucio dalla ron

«Eh eh eh. Un giorno molto tempo dopo venne da me Morandi, diventato un amico. Mi prese da parte e chiese: ma quella canzone di Lucio che dovevi cantare era Occhi di ragazza ? Sai, lui m' aveva detto che l'aveva scritta per me».

 

Dalla era famoso per trasfigurare la realtà.

«Diciamo pure che era un gran bugiardo. Nel senso buono, eh. Un ottimista che amava confezionare i suoi racconti, immergerli in una sorta di realtà aumentata. Inseguiva la bellezza, la narrazione fantastica. Gli piaceva rendere la vita più interessante di quello che era. Come Fellini. Ogni volta, uno show, un esercizio di creatività. Diceva di aver fatto un viaggio in treno con Totò in cui avevano riso senza fermarsi un istante, di aver incontrato gli ufo e di averne visto uno che avanzava verso di lui e poi, improvvisamente, aveva cambiato rotta».

lucio dalla ron

 

Il momento peggiore della sua carriera?

«I due anni di Covid sono stati un tormento. Passavo davanti al pianoforte e alla chitarra e scappavo via. Testi zero. Musiche pessime. Buttavo tutto. Ero giù di morale. Mi teneva vivo l'idea di tornare prima o poi a fare i concerti».

 

Parliamo degli Anni Settanta.

«Ero appena salito in paradiso e arrivò il precipizio. Con Il gigante e la bambina avevo assaggiato il successo. Quello vero, improvviso, che fa girare la testa. Ed ecco gli Anni di piombo, l'epoca dell'impegno e dei cantautori. La cosiddetta musica leggera era considerata meno di un rottame. Vennero anni di buio totale. Mi misi a suonare per gli altri, non mi sentivo sminuito. Non ho mai pensato: io sono Ron e non posso accompagnare De Gregori o Venditti. Ma dentro di me mi chiedevo chi avesse spento la luce. Tornare indietro mi sembrava un fallimento».

 

Come ne uscì?

ron mara venier rita dalla chiesa barbara d urso e katia ricciarelli

«Grazie al tour Banana Republic con Dalla & De Gregori. Un evento che segnò l'inizio degli Anni Ottanta. Ogni sera, sold out . Prendevo tanti fischi. Tutti aspettavano Lucio e Francesco. Io proponevo I ragazzi italiani. Il pubblico non ne voleva sapere, la maggior parte mi aveva dimenticato. Ma io ero felice. Lì nacque il progetto Una città per cantare e io ripresi a pieno ritmo».

 

Ha molti amici nel mondo della canzone?

«Tosca, ad esempio. Insieme abbiamo vinto a Sanremo nel 1996 con Vorrei incontrarti tra cent' anni. Ma qui vorrei ricordare un musicista che non c'è più, Ivan Graziani. Con lui e Goran Kuzminac feci un tour di successo e un Q-Disc subito dopo Una città per cantare . Fummo interrotti dal terremoto dell'Irpinia del 1982. Ivan era bravissimo, generoso. In compagnia, uno spasso. Parlava e faceva battute imitando la voce di Oreste Lionello, il doppiatore di Woody Allen. Musicalmente, eravamo due opposti. Eppure, tra noi si creò una chimica speciale: funzionò».

 

ron mara venier barbara d urso rita dalla chiesa

L'incontro più importante?

«Con Jackson Browne, Lou Reed e Paul Anka negli Stati Uniti. Ero lì per ricaricare le pile. La Rai lo seppe e mi chiese delle interviste vip. Scelsi Lou Reed. Presi un appuntamento, aspettai una settimana. Quando entrai nella sede della Rca con la troupe la segretaria mi avvertì che Lou la sera prima aveva spaccato una bottiglia in testa a un tizio con cui aveva avuto da dire e che, quindi, si stava riprendendo. Ci spaventammo. Quando arrivò, I 'm sorry , si mise a nostra disposizione. Mi raccontò della musica americana tutto quello che da piccolo avevo sognato».

 

Negli Anni Settanta ebbe anche una promettente parentesi con il cinema. Due titoli: «L'Agnese va a morire» di Giuliano Montaldo e «In nome del Papa Re» di Luigi Magni.

ron

«Il cinema mi ha aiutato in un periodo nero. Ma non ho mai pensato che potesse sostituire la musica. Ricordo i buoni consigli di Nino Manfredi sul set di In nome del Papa Re . Di fronte alle mie ingenuità d'attore mi suggeriva di recitare con gli occhi. Il debutto avvenne però con il licenzioso Lezioni private in cui interpretavo un ragazzino innamorato dell'insegnante di musica Carrol Baker, bellissima e molto materna». Ron, lei ha appena celebrato cinquant' anni di carriera con l'antologia «Non abbiam bisogno di parole» (due doppi cd, 67 brani). In estate ha in programma un ampio tour con un'orchestra sinfonica e in settembre proporrà un album di inediti comprendente il singolo, uscito da poco, «Più di quanto ti ho amato».

Che cosa chiede ancora alla musica?

ron lucio dalla 2

«Di non annoiarmi mai».

DE GREGORI MANNOIA RON DANIELElucio dalla ron DALLA RON DE GREGORIron (2)

Ultimi Dagoreport

andrea orcel banco bpm giampiero maioli brasseur banco bpm giuseppe castagna

DAGOREPORT – AVVISATI QUEI "GENI" DELL'EGEMONIA BANCARIA DI PALAZZO CHIGI: BANCO BPM È PASSATO DALLA PADELLA DI UNICREDIT ALLA BRACE DI CREDIT AGRICOLE – ALTRO CHE ACCORDO: SI È CONSUMATA SOTTOTRACCIA LA ROTTURA TRA L’AD CASTAGNA E I VERTICI DELL’ISTITUTO FRANCESE, PRIMO AZIONISTA DELL’EX POPOLARE DI MILANO – IL NUMERO UNO TRANSALPINO, HUGUES BRASSEUR, CHIAMATO DA CASTAGNA IN SOCCORSO PER RIGETTARE L’ASSALTO DI ORCEL, AVEVA POSTO COME CONDIZIONE PER IL SUO SOSTEGNO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE, MASSIMO TONONI, OSTILE AI SOCI FRANCESI, IN VISTA DEL RINNOVO DEL CDA. MA TONONI HA LE SPALLE COPERTE: È LEGATO AL “GRANDE VECCHIO” GIUSEPPE GUZZETTI COSÌ COME GIORGETTI, E SARÀ RICONFERMATO – COSÌ I FRANCESI, INCAZZATISSIMI, PRESENTARANNO UNA LISTA DI MINORANZA, E PUNTANO A OTTENERE FINO A SEI CONSIGLIERI, GRAZIE ALLA NUOVA “LEGGE CAPITALI” – IL TERZO INCOMODO E' UN ALTRO ANTI-AGRICOLE: DAVIDE LEONE, AZIONISTA PESANTE CON L’8,2% , CHE SI AGGREGERÀ ALLA LISTA DI ASSOGESTIONI...

massimo giletti urbano cairo fabrizio corona salvatore baiardo matteo salvini pier silvio marina berlusconi

DAGOREPORT – A FINE GIUGNO È PRONTA UNA CORONA DI SPINE PER MASSIMO GILETTI, GIUNTO ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO BIENNALE CON LA RAI - LA DECISIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO DI TOGLIERSI DAI PIEDI GILETTI NON È LEGATA AGLI ASCOLTI: A SPAZZARLO VIA E' LO SPAZIO CONCESSO NELLA SUA TRASMISSIONE A FABRIZIO CORONA, CHE HA MESSO NEL SUO FRULLATORE DI SCIACALLO CAMUFFATO DA ROBIN HOOD LA FAMIGLIA BERLUSCONI: “DI SIGNORINI NON MI FREGA UN CAZZO. NEL MOMENTO IN CUI RACCONTI CHE MARINA SCENDE IN POLITICA, RACCONTI ANCHE IL SISTEMA SIGNORINI” – L’IRA FUNESTA DEGLI EREDI DI PAPI SILVIO SI SAREBBE FATTA SENTIRE AI PIANI ALTI DELLA RAI ATTRAVERSO DEBORAH BERGAMINI, VICESEGRETARIA DI FORZA ITALIA, LEGATISSIMA A MARINA ED EX FIDANZATA DELL'AD RAI ROSSI – SENZA IL SALVAGENTE SALVINI, ABBANDONATO  ANCHE DAL LEGHISTA ''FACENTE FUNZIONI DI PRESIDENTE'' RAI, ANTONIO MARANO, CON LA MELONI CHE HA UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA CONTRO CORONA, ORA GILETTI RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI A FAR COMPAGNIA A BARBARA D'URSO - VIDEO: FIORELLO A RADIO2 CON “FURBIZIO”

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….