himalaya ladakh india cina confine

DELHI E CASTIGO – TENSIONE AI PIEDI DELL’HIMALAYA: TRE SOLDATI INDIANI SONO MORTI IN UNO SCONTRO CON LE FORZE ARMATE CINESI AL CONFINE (CONTESO) DELLA REGIONE DI LADAKH – GIÀ NEL 1962 CI FU UNA GUERRA, MA ALLORA I DUE STATI NON ERANO POTENZE NUCLEARI – XI JINPING TIENE MOLTO A QUEL PEZZO DI TERRA PERCHÉ DA LÌ PASSA UN RAMO DELLA VIA DELLA SETA - VIDEO

 

 

 

1 – GUERRA MONDIALE, ALLARME CINA-INDIA. MORTI AI PIEDI DELL’HMALAYA

Da www.cronacaoggi.com – Notizie dall’italia e dal mondo scelte da Marco Benedetto

 

scontri al confine cina india

Guerra mondiale, si rischia per questi sassi. Cina, India, Corea in fermento. Tre morti indiani, quanti cinesi non si sa. La scaramuccia a 4 mila metri di quota al confine ai piedi dell’Himalaya. Già nel 1962 ci fu una guerra. Ma allora erano pezzenti, ora sono potenze nucleari. Qui passa un ramo della Via della Seta. Tensione anche al confine fra le due Coree, ma non sembra una cosa seria, poco più di un petardo

 

Venti di guerra al confine fra Cina e India, come 60 anni fa. Solo che allora erano masse di pezzenti, ora sono due potenze nucleari.

 

Soldati cinesi uccidono tre militari indiani in uno scontro ad alta quota in Ladakh

I morti sono un colonnello e due soldati

xi jinping narendra modi

 

India-Cina, scontri all’arma bianca sul confine. Tre soldati indiani morti, ma niente spari

Gli indiani dicono che ci sono stati morti anche fra i cinesi, ma i cinesi tacciono

 

Il Ladakh è una regione indiana al confine fra il Kashmir indiano e la Cina, ai piedi dell’Himalaya e del Caracorum, superificie doppia della Sicilia, tutto in alta quota. La capitale, Leh, è a 3.400 metri di altezza, il confine con la Cina è a più di 4 mila.

il colonnello santosh babu

Ogni giorno camion di soldati indiani partono dalla base a Leh e si arrampicano a quota 4.500 per presidiare il confine. Ultime scaramucce nel 1975.

 

Himalaya conteso, scontri e morti al confine fra India e Cina

Filippo Santelli per www.repubblica.it

 

Almeno tre soldati indiani, tra cui un colonnello, sono morti in un "confronto violento" con le forze cinesi avvenuto la scorsa notte lungo il confine conteso nella regione himalayana del Ladakh, ha riportato martedì pomeriggio un portavoce dell'esercito di Dehli.

truppe al confine della regione di ladakh

 

Secondo alcune fonti indiane ci sarebbero vittime anche da parte cinese, che però al momento non risultano ufficialmente. Si tratta del primo scontro tra i due eserciti con vittime dal 1975, un episodio che rischia di portare oltre il punto di rottura i rapporti già molto fragili tra le due superpotenze asiatiche. Secondo l'esercito indiano gli ufficiali dei due campi stanno discutendo sul luogo per "calmare" la situazione.

 

soldati indiani nella regione di ladakh

Sono settimane ormai che lungo il confine tra Cina e India, 3500 chilometri molti dei quali contestati da anni dalle due potenze, si susseguono provocazioni e piccoli tafferugli. I due Paesi, entrambi governati da leader nazionalisti, hanno continuato ad ammassare soldati nelle aree strategiche, tra reciproche accuse di aver travalicato la frontiera. Alcune risse a pugni e bastonate hanno provocato dei feriti, seppure non gravi.

 

il confine conteso tra india e cina 2

Negli ultimi giorni però la tensione sembrava essere scesa grazie a una serie di contatti tra i due stati maggiori. Mercoledì scorso la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino aveva esplicitamente parlato di un "consenso" per la de-escalation. Ma evidentemente in prima linea la tensione è rimasta alle stelle, fino al violento scontro e ai morti di questa notte.

 

Il ministero degli Esteri di Pechino ha accusato l'India di aver "attraversato due volte il confine lunedì per condurre attività illegali, provocando e attaccando il personale cinese", sostenendo però che le due parti si sarebbero accordate per "risolvere la questione con il dialogo". Qualcosa in questa de-escalation è evidentemente andato storto.

 

il confine conteso tra india e cina

In attesa di conoscere i dettagli, la gravità dell'episodio appare già destinata a mettere a dura prova le relazioni tra i due Paesi, la cui opinione pubblica, per volontà dei rispettivi leader, è infiammata di retorica nazionalistica.

 

Lo scorso anno il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro indiano Narendra Modi avevano cercato di ricomporre le relazioni con una serie di incontri "informali", l'ultimo dei quali tenuto proprio a Wuhan ad ottobre. Nonostante le parole al miele però nessuna delle due potenze intende arretrare di un passo nelle proprie rivendicazioni di confine.

 

Anzi, nei mesi successivi sia la Cina, penetrando in vari punti in territorio indiano, che l'India, rafforzando alcune strade e collegamenti a ridosso del confine, hanno continuato a puntellare le rispettive posizioni, considerate strategiche per questioni militari, economiche e di immagine. L'incidente era nell'aria, resta da capire se e come i due Paesi riusciranno a gestirlo

il confine conteso tra india e cina confine tra india e cina ai piedi dell'himalayasoldati cinesi regione di ladakh

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…