margherita agnelli john lapo ginevra elkann gianni marella

LUPI E AGNELLI – COME MAI JOHN, LAPO E GINEVRA ELKANN HANNO PROROGATO DI 10 ANNI IL TERMINE DELLA LORO SOCIETÀ PERSONALE, “DICEMBRE”, NON IN SCADENZA? LA DECISIONE SI INTRECCIA CON IL PROCEDIMENTO INTENTATO DALLA MADRE MARGHERITA SULL’EREDITÀ DELL’AVVOCATO, E CON L’EMERGERE DELLE CARTE DELL’ESECUTORE TESTAMENTARIO DI MARELLA CARACCIOLO, NONNA DEI TRE RAM-POLLI – IL RIASSUNTO DELLA COMPLICATISSIMA FAIDA FAMILIARE

Mario Gerevini per www.corriere.it

 

MARGHERITA AGNELLI

Mentre John, Lapo e Ginevra Elkann poche settimane fa hanno deliberato di prorogare di 10 anni il termine della loro società personale (la Dicembre), nel procedimento torinese sulla faida familiare emergono le carte del notaio svizzero esecutore testamentario di Marella Caracciolo, la nonna degli Elkann.

 

Si chiama Urs von Grünigen; in pensione da un paio d’anni, si dedica all’escursionismo, alla cucina e a difendersi dalle accuse di Margherita Agnelli sulla falsità dei testamenti. Ma come è finito in mezzo al conflitto Agnelli-Elkann questo sconosciuto professionista svizzero, unico soggetto senza legami di parentela con la famiglia? Cosa dice nelle carte depositate a Torino?

 

ginevra john lapo elkann

E lo scontro giudiziario tra madre e figli è del tutto scollegato dalle manovre sulla Dicembre? Perchè prorogare al 2060 una cassaforte familiare, tra le più ricche e potenti in Europa, che aveva scadenza nel 2050? Facciamo il punto e un breve riassunto dei soggetti in campo.

 

Madre e figli

Margherita Agnelli, 67 anni, rimasta unica figlia dell’avvocato Gianni Agnelli e di Marella dopo il suicidio nel 2000 del fratello Edoardo a 46 anni, è madre di otto figli: i tre Elkann avuti giovanissima (tra i 20 e i 24 anni) nel primo matrimonio e i cinque de Pahlen con il secondo marito.

 

John dal notaio

MARELLA CARACCIOLO IN AEREO CON MARGHERITA, EDOARDO E DI SPALLE GIANNI AGNELLI

Andiamo al 7 novembre scorso. Fuori da un’aula del tribunale di Torino si affollano i giornalisti per un’udienza, che sarà interlocutoria, nella causa sull’eredità. Lo stesso giorno, intorno alle 19, in un ufficio del Lingotto, davanti al notaio Remo Morone, viene decisa una «modifica dei patti sociali della Dicembre società semplice».

 

Sono presenti di persona John e Ginevra Elkann mentre Lapo è rappresentato da Gianluca Ferrero, un professionista vicino alla famiglia che di lì a poco sarà nominato presidente della Juventus, decapitata dall’ inchiesta sui bilanci.

 

LA LETTERA DI MONACO CHE INCORONA JOHN ELKANN COME EREDE DI GIANNI AGNELLI

Il cuore dell’impero

La Dicembre, che ha sede proprio nello studio Ferrero, è il cuore dell’impero e del potere di John Elkann. Un tempo era controllata da Gianni Agnelli che nel 1996 fece entrare il nipote con una piccola quota.

 

Lo incoronò tre anni dopo facendo scrivere nello statuto che in caso di sua morte o interdizione tutti i poteri sarebbero passati a John Elkann. Il resto è un’esecuzione del volere dell’Avvocato con il nipote che progressivamente sale fino al 60%, tra acquisti propri e donazioni della nonna Marella, con Lapo e Ginevra al 20% ciascuno.

 

gianni e marella agnelli

Secondo una perizia commissionata pochi mesi fa da Margherita Agnelli al professore della Bocconi Fabrizio Redaelli, la società degli Elkann valeva 4,6 miliardi nel 2019, anno della morte di Marella. Perizia e data non casuali: Margherita e i suoi figli de Pahlen ritengono infatti, nel più ampio disegno di azzerare ogni atto ereditario, di poter rivendicare diritti anche sulle quote della cassaforte. E questa, ragionevole, velleitaria o folle che sia, è comunque una pretesa sottoposta all’alea della decisione di un giudice.

 

gianni agnelli con la moglie marella e i figli edoardo e margherita

La Dicembre detta legge

La ragione di vita della Dicembre è gestire la partecipazione del 38% nell’olandese Giovanni Agnelli bv, l’ex accomandita che raccoglie decine di membri della famiglia Agnelli ormai allargata a numerosi altri cognomi.

 

Ma con quel 38%, che è una maggioranza relativa, detta legge anche sulla governance e sulle decisioni strategiche della holding di partecipazioni Exor che gestisce, tra le altre, quote rilevanti in Stellantis (14,4%), Ferrari (23%), Cnh (27%) e ha il controllo di Juventus (64%), del gruppo editoriale Gedi (La Repubblica, La Stampa ecc), per un valore totale intorno ai 30 miliardi. Giusto un anno fa era scattato il voto multiplo su Exor aumentando la presa della famiglia che con il 52% del capitale controlla l’85% dei diritti di voto.

LAPO GINEVRA E JOHN ELKANN

 

La modifica dei patti

Dunque ogni piccola mossa della Dicembre viene soppesata, analizzata, interpretata da uno stuolo di manager, banchieri, avvocati, investitori che fanno parte della filiera o seguono il gruppo dall’esterno.

 

La politica (legittima) di privacy societaria concorre ad alimentare ancor di più teorie e congetture. Il 7 novembre viene presa un’unica decisione: prorogare il termine della società dal 2050 al 2060. Quindi non era in scadenza. Forse la società ha contratto obbligazioni che andavano oltre il 2050? O l’ha fatto qualche controllata con l’esigenza di adeguamento della capofila?

 

Tra le altre è circolata anche l’ipotesi che la proroga con relativa modifica dei patti serva a riaffermare semplicemente davanti a un notaio lo status e l’assetto giuridico attuali della società. Oppure sia strumentale ad aprire una finestra per un socio che vuole recedere.

LE DISPOSIZIONI SULLE CASE DI GIANNI AGNELLI

 

Ma chi? John che potrebbe isolare e blindare la quota di maggioranza, magari in un trust? Congetture, speculazioni, appunto. Poi però abbiamo avuto una spiegazione tecnica, anche se un po’ criptica, da fonti vicine alla famiglia: la durata massima è stata aggiornata portandola al livello dell’età media attesa, calcolata sul socio più anziano. Cioè John, nato nel 1976 che nel 2060 avrà 84 anni. Una sorta di adeguamento alla normativa e alla giurisprudenza in materia di società semplici.

 

Torino e la Svizzera

Al tribunale di Torino l’altra partita in corso è cominciata nel febbraio 2020 quando Margherita e quattro dei suoi figli de Pahlen, assistiti dall’avvocato Dario Trevisan, hanno chiamato in causa i tre Elkann ritenendo illegittima la successione, a loro vantaggio, prima di Gianni Agnelli, morto nel 2003 e poi di Marella, scomparsa nel 2019. E in mezzo ci è finito anche il notaio von Grünigen.

 

MARELLA CARACCIOLO - EGON FURSTENBERG - GIANNI AGNELLI - MARIA SOLE AGNELLI - SUSANNA AGNELLI - EDOARDO AGNELLI - GIOVANNI NUVOLETTI

Adesso siamo in prossimità di una decisione di merito ma i legali degli Elkann, Eugenio Barcellona e Carlo Re, hanno sollevato una questione pregiudiziale, cioè la competenza di Torino a giudicare visto che in Svizzera sono in corso procedimenti sulla stessa materia. Il tribunale dunque dovrà esprimersi sul difetto di giurisdizione.

 

Italia o Svizzera? È anche una delle questioni chiave contestate da Margherita alla successione della madre: si è radicata infatti in terra elvetica, compreso il testamento a favore dei tre Elkann, ma Marella - in questa prospettiva legale sostenuta da corposa documentazione ma altrettanto documentalmente avversata dalla controparte - non aveva residenza abituale in Svizzera dunque l’ordinamento è quello italiano che però vieta i patti successori.

gianni agnelli con la moglie marella e i figli edoardo e margherita

 

Incognite e certezze

Se passasse questa tesi potrebbe vacillare uno dei vecchi capisaldi (il patto successorio) dell’intero impianto dell’eredità Agnelli e, in teoria, Margherita potrebbe aspirare alla quota del 50% del patrimonio materno con possibili impatti sugli assetti della cassaforte Dicembre.

 

È una costruzione piena di «se» e dalle incognite giudiziarie ma non scalfisce le certezze dei legali degli Elkann secondo i quali gli assetti della Dicembre non possono essere messi in discussione e nemmeno gli accordi originari onnicomprensivi di Margherita sull’eredità dell’Avvocato e sulla rinuncia a quella della madre (in cambio di 1,3 miliardi), tant’è che ha perso in tutti i tribunali.

 

Urs von Grünigen

LE DISPOSIZIONI SULLE CASE DI GIANNI AGNELLI

Il notaio Urs von Grünigen viene coinvolto proprio perché esecutore testamentario e poi amministratore dell’eredità (nominato dal Comune di Luenen) fino all’esito della controversia. Quindi a oggi, dopo tre anni, è tutto fermo, congelato: non si è ancora proceduto alla divisione dei beni tra cui la villa di Sankt Moritz Chesa Alkyone destinata a John (4.299 mq di abitazione e 4.272 mq di parco), Chesa Medzi per Lapo (1.245 mq e 1.876 mq) e la casa di Lauenen per Ginevra (1.107 mq).

 

I dubbi di Margherita

Margherita sostiene che la madre sarebbe «stata indotta a rilasciare il testamento, nonostante non ne potesse comprendere la portata» e che per motivi di salute fosse «minata nella sua effettiva capacità naturale a testare». Inoltre le tre versioni del testamento svizzero del 2011, 2012 e 2014 sarebbero invalide per vizi di forma: notaio e testimoni non parlerebbero l’italiano e Marella non parlava il tedesco, è sbagliata la data di nascita, le firme sono tremule, l’ultima «irriconoscibile».

Edoardo, Marella e Gianni Agnelli

 

A supporto ha presentato perizie grafologiche. E durante il procedimento torinese i suoi legali hanno chiesto, senza ottenerla, che fosse ammessa una querela di falso del testamento (strumento processuale che non ha alcun collegamento con la querela penale).

 

«Marella capace di intendere e volere»

Il notaio di Gstaad, chiamato in causa e assistito dall’avvocato Giorgio De Nova, ricorda che le iniziative giudiziarie «promosse in Svizzera» da Margherita «per rimuoverlo dall’incarico (tenute significativamente celate a codesto tribunale) sono state integralmente respinte». Margherita aveva chiesto al notaio formali informazioni sulla successione Caracciolo e sulle operazioni di inventario, senza ottenere risposta.

 

margherita agnelli e gianni agnelli

Si apprende dal documento prodotto da von Grünigen che in Svizzera pendono ben tre giudizi (denominati Thun II, Ginevra III e Thun I) sulle stesse materie trattate a Torino. «Marella Caracciolo - sostiene il notaio - era pienamente capace di intendere e volere nel momento in cui ha comunicato le proprie ultime volontà».

 

E oggi Margherita e i suoi figli sono «definitivamente estranei alla Successione Caracciolo e quindi anche alle attività del notaio quale esecutore testamentario e amministratore dell’Eredità Caracciolo», quindi non hanno alcun titolo «per chiedere l’esonero del notaio da tale incarico e l’accertamento di suoi pretesi obblighi di rendere il conto della gestione dell’Eredità Caracciolo».

margherita agnelli gianni agnelli Edoardo, Marella e Gianni Agnelli Gianni Agnelli con Marella gianni agnelli e marellla agnellifamiglia agnellimargherita agnelli e gianni agnelli 1marella agnelli john elkann margheritamargherita agnelli e gianni agnelli 2il matrimonio tra margherita agnelli e alain elkannMARGHERITA AGNELLI CONTRO LA FIGLIA MARIA - LA CONVOCAZIONE IN TRIBUNALESERGE DE PAHLEN - MARIA CON LA FIGLIA ANASTASJA - MARGHERITA AGNELLI MARGHERITA AGNELLI E I DE PAHLEN A CALVIMARGHERITA AGNELLI E I DE PAHLEN A CALVIMARGHERITA AGNELLImargherita agnelli serge de pahlenmargherita agnelli e gianni agnelli 1

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…