giorgia meloni arrabbiata

DOPO APPENA UN ANNO DI GOVERNO, MALGRADO SI ATTACCHI A DIO, PATRIA E FAMIGLIA (PERCHÉ POI NON SI SPOSA? BOH!), GIORGIA MELONI SI È RIVELATA UN PREMIER POLITICO DECISAMENTE IRRILEVANTE, SIA IN CASA (OGNI GIORNO SABOTATA DA SALVINI E BOICOTTATA DA TAJANI-BERLUSCONI), SIA ALL’ESTERO (ISOLATA IN EUROPA E PRESA IN GIRO A WASHINGTON) - DOPO I PRIMI MESI DA DRAGHETTA, LA CULTURA POLITICA DI “IO SONO GIORGIA” È DIVENTATA QUALCOSA DI SIMILE A UNO SKETCH SGUAIATO DI “GIGGI ER BULLO” - VIA VIA CHE SI AVVICINANO LE ELEZIONI EUROPEE, L’ESTABLISHMENT DI BRUXELLES, CHE HA BISOGNO DI COMPATTEZZA E NON SI PUÒ PERMETTERE DI SBANDARE VERSO L’ALA DESTRORSA DI AFD, VOX, ORBAN, LE PEN, HA INIZIATO A STRINGERE I BULLONI. COSÌ, A UN ANNO DALLA NASCITA, IL GOVERNO MELONI RISCHIA DI FINIRE COME QUELLO DI BERLUSCONI DEL 2011 FATTO FUORI DA PALAZZO CHIGI A COLPI SPREAD...

meloni orban

DAGOREPORT

Dopo un anno di governo, un fatto è chiaro: malgrado si attacchi a Dio, Patria e Famiglia (perché poi non si sposa? boh!), Giorgia Meloni è un premier politico decisamente irrilevante, sia in casa che all’estero, cosa che la rende molto debole, quindi nervosissima, dunque pericolosa. 

 

il comizio di giorgia meloni per vox, in spagna 8

Se la sinistra si rifugia nella grotta di Elly, a destra va in onda Piedigrotta di Salvini. L’apocalisse di sbarchi a Lampedusa, per Matteo è stato pari a un’overdose di viagra. Quell’8 per cento alle elezioni politiche del 2022, la cocente sconfitta in Lombardia e la perdita del potere nella regione più importante e doviziosa d’Italia, oggi in mano a Fratelli d’Italia, non riesce a metabolizzarlo. 

matteo salvini e marine le pen

 

E se la Meloni del no-Mes e del Patto di Stabilità alla “come dico io” e dei video in gloria dei post-fascisti spagnoli di Vox, ha fatto incazzare vieppiù l’Unione Europea, volando a Budapest tra le braccia di quella peste della democrazia che inciucia con Putin e si chiama Orbán, olplà! subito Salvini la scavalca al volo invitando sul pratone di Pontida come guest-star Marine Le Pen, il nemico più intimo di Macron, mentre la di lei nipote Marion annuncia il suo arrivo fra i migranti Lampedusa. 

MARION LE PEN MATTEO SALVINI VINCENZO SOFO

 

Ah, la questione migranti. Sapete che fine ha fatto il decreto Sicurezza sull'immigrazione per favorire le espulsioni e i rimpatri dei migranti irregolari, con Salvini che chiede il ritorno ai vecchi decreti Sicurezza del governo gialloverde? E’ finito appallottolato nel cestino della Ducetta. Motivo? Non vuole dare il più forte e collaudato strumento di propaganda all'alleato leghista, ex ministro degli Interni, soprattutto in vista delle europee.

ALFREDO MANTOVANO ORAZIO SCHILLACI GIORGIA MELONI CARLO NORDIO MATTEO PIANTEDOSI

 

Basta? Non basta. In modalità Marchese del Grillo, con la consueta verve da mangiatore di fuoco, la Sora Giorgia ha pensato bene di “commissariare” il Viminale esautorando il ministro Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini, dalla questione migranti affidando la gestione del dossier sbarchi al sottosegretario factotum Mantovano. 

 

migranti a lampedusa 5

Meloni faccio-tutto-io però si è dimenticata l’atto più importante: di scodellare il decreto necessario per dargli i poteri di coordinatore. Così, quando i prefetti si trovano alle prese con le ondate migratorie, a chi si rivolgono, a chi rispondono, a Piantedosi o a Mantovano?

ursula von der leyen giorgia meloni tunisia

 

In tale marasma, mentre l'immigrazione clandestina, con oltre seimila profughi sbarcati a Lampedusa, si fa sempre più drammatica, l’irrilevanza della Ducetta sullo scenario internazionale diventa sempre lampante. Vedi il caso dell’accordo strombazzatissimo con lo scaltro Kais Saied, leader tunisino.

 

Doveva essere una lezione di alta diplomazia al Truce leghista fautore del “blocco navale” con i mezzi della Marina, e si è rivelato un disastro che ha incarognito ancor di più il rapporto di Giorgia con Ursula, proprio quando ha davanti una Legge di Bilancio da brividi e lividi. In cassa c’è il piattino della cieca, angosciante dato di debolezza che dovrebbe consigliarla a non fare il gradasso con Bruxelles. 

mark rutte ursula von der leyen kais saied giorgia meloni

 

Dopo aver abbindolato una recalcitrante Von der Leyen a volare a Tunisi per incontrare Saied e mettere fine all’”invasione”, l’accordo è finito come era previsto da tutti: a puttane. Il leader tunisino infatti non si è accontentato di intascare (sulla carta) aiuti dall’Unione Europea per oltre 200 milioni ma, come condizione sine qua non, avrebbe fermato le partenze dei barchini solo dopo aver incassato dal Fondo Monetario Internazionale l’atteso finanziamento di circa due miliardi. 

 

giorgia meloni e joe biden - g20 new delhi

Purtroppo, per il FMI, il Ras di Tunisi non corrisponde ai canoni della democrazia e dei diritti civili e il finanziamento è stato negato. La figura di merda è continuata sull’altra sponda dell’Atlantico. Quando Meloni è volata a Washington e si è inginocchiata ai piedi di nonno Biden, ci ha provato a salvarsi dalla bruciante sconfitta tunisina e ha provato a pietire al capo della Casa Bianca di intercedere presso il FMI per sbloccare i 2 miliardi per la Tunisia.  E qui Biden, pur potendolo fare, ha fatto il pesce in barile: non posso interferire, intromettermi in certe questioni, vediamo…

 

giorgia meloni punto stampa a bruxelles 2

Vi ricordate quando la Ducetta si gonfiava i polmoni e annunciava al popolo, a mo’ di invettiva: “Bruxelles avrà bisogno di Roma nei prossimi mesi”? Ancora: “Perché se pensano di prepararci imboscate in Europa, allora tanto vale che gli roviniamo il giocattolo, visto che noi siamo l'Italia e da noi non possono prescindere”. Ecco: la politica europea di “Io sono Giorgia” si è rivelata qualcosa di simile a uno sketch sguaiato di “Giggi er Bullo”. 

giorgia meloni viktor orban

 

Via via che si avvicinano le elezioni europee, l’establishment di Bruxelles ha bisogno di compattezza, non può sbandare con l’ala destrorsa di AFD, Vox, Orban, Le Pen e ha iniziato a stringere i bulloni. Così, a un anno dalla nascita, il governo Meloni rischia il crack. A partire dal determinante dossier sul Patto di Stabilità che non si schioda dal 3 per cento (e il deficit è volato al 7), la Bce che stronca la tassa sugli extraprofitti bancari, le future rate del Pnrr che diventano un quiz, il fondo salva-Stati da ratificare, la questione Ita, la polemica con Gentiloni “commissario traditore”, Francia e Germania che chiudono le frontiere: i temi sul tavolo sono grandi quanto l’irrilevanza della premier.

 

GIORGIA MELONI MARINA BERLUSCONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Una inconsistenza di cultura politica, abituata com’è a comandare anziché a negoziare, che ha portato la Gabbiana di Colle Oppio a inimicarsi pure Marina Berlusconi che ha preso a calci il mite Tajani per la tassa sugli extraprofitti bancari che mette le mani in tasca alla banca Mediolanum, di cui è proprietaria al 30 per cento la famiglia di Arcore. 

 

Una guerra che vede in ballo soprattutto l’occupazione di quell’area di centro da parte della Meloni, inventatasi da “rivoluzionaria” a “conservatore”, che è sempre stata il luogo deputato di Forza Italia. Isolata a Bruxelles, presa in giro a Washington, la luna di miele finita nelle casse vuote del Mef e il consenso è crollato. 

 

silvio berlusconi giorgia meloni

Il gradimento per il governo è passato dal 50% al 35% in un solo anno, secondo il sondaggio SWG, è in calo anche la fiducia espressa nei confronti della Ducetta che passa dal 43% al 39%. E subito sale il vittimismo: “La sinistra esulta contro l’Italia, stappa bottiglie se cala il Pil”, poi digrigna i denti e chiama a raccolta i Fratelli d’Italia annunciando “complotti” e “dossieraggi”, preconizzando che "Il dibattito politico sarà ancora più feroce, gli attacchi si moltiplicheranno, le trappole e i tentativi di disarcionarci anche".

 

giorgia meloni matteo salvini silvio berlusconi al compleanno di salvini

Così, a un anno dalla nascita, il governo Meloni rischia di finire come quello di Berlusconi del 2011 fatto fuori da Palazzo Chigi a colpi spread. 

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