kamala harris.

HARRIS A PEZZI - SPONSORIZZATA DA OBAMA, ERA LA CANDIDATA DESIGNATA PER IL DOPO-BIDEN, MA ORA IL PARTITO DEMOCRATICO LA SCARICA: È IMPOPOLARE E CONTINUA A MACINARE GAFFE - RAMPINI: “BIDEN L’AVEVA SCELTA PER RAGIONI ESTETICHE: DONNA, CINQUANTENNE, E DISCENDENTE DA BEN DUE MINORANZE ETNICHE, INDIANA E AFROAMERICANA. ERA L’ESATTO CONTRARIO DEL PRESIDENTE, VECCHIO MASCHIO BIANCO CATTOLICO. PERCIÒ ERA ‘RIVOLUZIONARIA’ PER DEFINIZIONE. MA LA VERA KAMALA HARRIS NON CORRISPONDEVA A QUELLO STEREOTIPO…”

 

Federico Rampini per il “Corriere della Sera”

 

kamala harris

L’allarme per il crollo della Harris genera un dibattito prematuro sulla ricandidatura di Biden. Sembrava scontato che questo fosse un presidente da un solo mandato: avrà 82 anni alla rielezione. È vero che lui sarebbe il primo presidente a non ricandidarsi dai tempi di Lyndon Johnson, distrutto dalla guerra del Vietnam nel 1968; ma il fattore età pesa insieme con una lucidità che non è sempre al 100%.

 

kamala harris ospite di charlamagne tha god

Sparito il «piano B», cioè l’opzione Kamala, oggi i notabili del partito fingono di credere all’affermazione della Casa Bianca (il vecchio Joe farà il bis). E il toto-nomine è passato al «piano C», lanciando candidati come Pete Buttigieg o Mitch Landrieu: non a caso i due gestiscono l’unico grande piano che Biden è riuscito a fare approvare al Congresso, i mille miliardi di investimenti in infrastrutture.

 

sondaggio sul gradimento di kamala harris

Quel che rimane dell’agenda di riforme ha ricevuto un colpo formidabile. Un senatore democratico moderato, Joe Manchin, ha negato il suo voto — decisivo — al Build Back Better, il maxi-piano da duemila miliardi per la transizione a zero emissioni e per costruire un Welfare «europeo».

 

joe biden kamala harris

La Harris è stata interpellata da un celebre conduttore televisivo afroamericano, Charlamagne Tha God, con una domanda sferzante: «Chi governa l’America? Biden o Manchin?» La vice è andata su tutte le furie, mesi fa sarebbe stata considerata lei la vera leader in pectore dietro l’ombra di Biden.

kamala harris ride a una giornalista che le chiede dell'afghanistan

 

Il veto di Manchin segnala un fenomeno più ampio, con ricadute potenziali sul mondo intero: nel partito democratico è cominciata la riscossa dei centristi ed è finita l’epoca della spesa pubblica facile. L’America ha fatto scuola a tutti i Paesi occidentali, per le immense risorse pubbliche mobilitate durante la pandemia.

 

La ripresa americana, e la rinascita dell’inflazione, portano il segno di quelle politiche keynesiane adottate con perfetta continuità da Donald Trump e Biden. Ora quel capitolo si chiude.

 

La lotta all’inflazione diventa la priorità della banca centrale. I democratici devono riconvertire il loro messaggio. Una emorragia di voti li minaccia tra i giovani: il ticket Biden-Harris aveva promesso un perdono di debiti universitari (diecimila dollari a testa) che non potrà mantenere.

 

Il crollo di Kamala ha un retroscena segreto, insito nelle divisioni nel partito democratico. I media progressisti voltarono le spalle alla vicepresidente a giugno. Galeotto fu il suo viaggio nell’America centrale. Biden le aveva delegato uno dei dossier più esplosivi: la crisi migratoria, la pressione dei profughi al confine Sud.

 

kamala harris 8

Il messaggio della Harris fu «aiutiamoli a casa loro». Usò slogan duri, «restate perché non vi accoglieremo». Fu una missione difficile ma indispensabile. La Casa Bianca aveva bisogno di contrastare il messaggio estremista della sinistra «no border», dopo che la leader radicale Alexandria Ocasio Cortez aveva preconizzato l’abolizione della polizia di frontiera.

joe biden kamala harris 1

 

Tanto più con milioni di disoccupati e il covid ancora in agguato, liberalizzare gli ingressi sarebbe stato un suicidio politico per i democratici. Biden è la memoria storica della sinistra classica, socialdemocratica e operaista: le classi lavoratrici americane sono state protette meglio quando le frontiere erano semi-chiuse e l’immigrazione veniva governata.

kamala harris.

 

Quando la Harris si è immolata per questa causa, la sinistra del suo partito l’ha vista come una traditrice. Si è dissolto l’equivoco che aveva segnato la sua nomina. Biden aveva scelto la Harris per ragioni letteralmente estetiche: donna, cinquantenne, e discendente da ben due minoranze etniche, indiana e afroamericana. Era l’esatto contrario del presidente, vecchio maschio bianco cattolico. Perciò era «rivoluzionaria» per definizione.

 

willie brown e kamala harris a cena nel 1995

La vera Harris non corrispondeva a quello stereotipo. Sua madre veniva dall’India, ma dalla casta privilegiata dei bramini tamil, ed era una brillante ricercatrice medica all’università di Berkeley. Il padre era giamaicano, ma un noto economista, una celebrity accademica.

 

Come ministra della Giustizia in California la Harris aveva inflitto pene severe ai criminali, in contrasto con la filosofia delle procure progressiste. La Harris si era prestata a una finzione corteggiando Black Lives Matter, #MeToo e tutte le frange radicali della sinistra. La sua biografia si prestava a tutt’altra narrazione: la storia dei suoi genitori è l’apoteosi di un American Dream costruito da élite di immigrati iperqualificati che diventano classe dirigente e adottano le regole del gioco anglosassoni; il contrario dell’attuale ideologia politically correct.

 

Contro Kamala si è consumata la vendetta di coloro che si sono sentiti traditi, perché non è la pasionaria su cui avevano scommesso. Forse è tardi per farla adottare da quei moderati di centro che tentano la riconquista del partito.

Kamala Harris:e Obama

 

Mancano dieci mesi al voto nelle legislative di metà mandato. Ci vorrebbe una spettacolare inversione nel clima politico per salvare la maggioranza democratica al Congresso. In caso contrario si confermerà l’impazzimento del ciclo politico americano: gli elettori scelgono un presidente per quattro anni, ma dopo un solo biennio gli tolgono la maggioranza parlamentare e con essa ogni agibilità di governo. Lapidario questo giudizio di Matt Lewis sul Daily Beast : «Se è Kamala Harris l’ultima barriera fra noi e un secondo Trump, allora che Dio ci aiuti».

kamala harris ride a una giornalista che le chiede dell'afghanistan 1joe biden kamala harris kamala harris 5kamala harris ospite di charlamagne tha godkamala harris e doug emhoffjoe biden e kamala harriskamala harriswillie brown con la moglie il giorno del giuramento da sindaco kamala harris 1Kamala Harris:e Obama JOE BIDEN E KAMALA HARRIS kamala harris 9

Ultimi Dagoreport

antonio barbera giulio base monda buttafuoco borgonzoni mantovano

FLASH! – BIENNALE DELLE MIE BRAME: IL MANDATO DI ALBERTO BARBERA ALLA DIREZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA TERMINA FRA UN ANNO MA DA MESI SI SUSSEGUONO VOCI SULLE ASPIRAZIONI DI ANTONIO MONDA (SPONSOR MANTOVANO) E DI GIULIO BASE, SUPPORTATO DALLO STRANA COPPIA FORMATA DALLA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI E DA IGNAZIO LA RUSSA (GRAZIE ALLO STRETTO RAPPORTO CON FABRIZIO ROCCA, FRATELLO DI TIZIANA, MOGLIE DI BASE) - IL PRESIDENTE ‘’SARACENO’’ BUTTAFUOCO, CHE TREMA AL PENSIERO DI MONDA E BASE, NON VUOLE PERDERE LA RICONOSCIUTA COMPETENZA INTERNAZIONALE DI BARBERA E GLI HA OFFERTO UN RUOLO DI ‘’CONSULENTE SPECIALE’’. RISPOSTA: O DIRETTORE O NIENTE…

peter thiel narendra modi xi jinping donald trump

DAGOREPORT - IL VERTICE ANNUALE DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI (SCO), SI AVVIA A DIVENTARE L’EVENTO POLITICO PIÙ CLAMOROSO DELL’ANNO - XI JINPING ATTENDE L’ARRIVO DEI LEADER DI OLTRE 20 PAESI PER ILLUSTRARE LA “VISIONE CINESE” DEL NUOVO ORDINE GLOBALE – ATTESI PUTIN, L’INDIANO MODI (PER LA PRIMA VOLTA IN CINA DOPO SETTE ANNI DI SCAZZI), IL BIELORUSSO LUKASHENKO, IL PAKISTANO SHARIF, L’IRANIANO PEZESHKIAN E IL TURCO ERDOGAN - SE DA UN LATO IL SUMMIT SCO RAPPRESENTA IL TRIONFO DEL DRAGONE, CHE È RIUSCITO A RICOMPATTARE MEZZO MONDO, DALL’INDIA AL BRASILE, MINACCIATO DALLA CLAVA DEL DAZISMO DI TRUMP, DALL’ALTRO ATTESTA IL MASSIMO FALLIMENTO DELL’IDIOTA DELLA CASA BIANCA – L’ANALISI SPIETATA DELL’EMINENZA NERA, PETER THIEL, A “THE DONALD”: "A COSA SONO SERVITI I TUOI AMOROSI SENSI CON PUTIN PER POI RITROVARTELO ALLA CORTE DI PECHINO? A COSA È SERVITO LO SFANCULAMENTO DELL’EUROPA, DAL DOPOGUERRA AD OGGI FEDELE VASSALLO AI PIEDI DEGLI STATI UNITI, CHE ORA È TENTATA, PER NON FINIRE TRAVOLTA DALLA RECESSIONE, DI RIAPRIRE IL CANALE DI AFFARI CON LA CINA, INDIA E I PAESI DEL BRICS?” – "DONALD, SEI AL BIVIO’’, HA CONCLUSO THIEL, "O SI FA UN’ALLEANZA CON LA CINA, MA A DETTAR LE CONDIZIONI SARÀ XI, OPPURE DEVI ALLEARTI CON L’EUROPA. UNA TERZA VIA NON C’È…”

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...