sergio de caprio ultimo

“CREDO NELL'ANTIMAFIA SERIA, DI SERVIZIO E NON QUELLA CHE SI TRASFORMA IN MANIPOLAZIONE E CONTROPOTERE” - L’ATTACCO DEL CAPITANO “ULTIMO”, SERGIO DE CAPRIO, OGGI ASSESSORE ALL'AMBIENTE IN CALABRIA: “QUANDO PRESI RIINA, UN PROCURATORE M'ACCUSÒ DI AVERLO "UMILIATO". I PM DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA HANNO MINATO IL NOSTRO IMPEGNO E SPEZZATO IL FRONTE DELLA LOTTA ALLE COSCHE - HO LASCIATO UN MESSAGGIO ALLA SEGRETERIA DEL MINISTRO GUERINI PER CAPIRE COME SI STA IMPOSTANDO LA LOTTA ALLA 'NDRANGHETA, MA NON HO AVUTO RISPOSTA, EVIDENTEMENTE DEVE ESSERE ALLE PRESE ALTRE PRIORITÀ…”

Antonello Piroso per “la Verità”

 

SERGIO DE CAPRIO - CAPITANO ULTIMO

Anche gli eroi vanno in pensione. Sì, è vero: la qualifica è abusata, spesso usata a sproposito, ma come altro si può definire l'uomo che ha catturato l'allora nemico pubblico numero 1, il capo dei capi, il mammasantissima di Cosa Nostra, l' artefice della strategia stragista mafiosa che stava facendo tremare l'Italia tutta intera, ovvero Totò Riina?

 

Ha compiuto 60 anni il 21 febbraio scorso, il capitano Ultimo, che io continuo a chiamare così anche se nel frattempo il suo nome e cognome sono diventati di dominio pubblico (Sergio De Caprio, nda) e il suo grado nell'arma dei carabinieri è diventato quello di colonnello. Ma non sparisce dalla vita pubblica: è assessore all' Ambiente della regione Calabria, voluto in quel ruolo dalla scomparsa presidente Jole Santelli, che «si è battuta fino alla fine come una leonessa contro la sua malattia, con spirito di sacrificio e di amore per la sua terra: onore a lei».

carlo alberto dalla chiesa

 

Però il suo appendere virtualmente la divisa al chiodo (molto virtualmente: il suo non indossarla sempre - come i vertici, le «giacche blu» come li chiama lui, avrebbero voluto - è uno dei tanti motivi per cui Ultimo o lo si ama o lo si contesta) è l'occasione per fare un piccolo bilancio, professionale ma anche esistenziale.

 

Capitano, prendiamo subito il toro per le corna. Lei e i suoi uomini, dopo mesi di appostamenti, tirate giù dalla macchina e catturate Riina, lo portate in caserma, gli fate le necessarie foto di rito, e già per quello fioccano le polemiche: lo scatto del boss sotto la foto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (una sua vittima, tra l'altro) viene giudicata una provocazione.

lorenzo crespi e il capitano ultimo sergio de caprio

«Una situazione incredibile: un procuratore ha detto che era rimasto colpito da quella immagine, perché avevamo "umiliato" Riina. Naturalmente massimo rispetto per quel magistrato come per tutti i magistrati, però diciamo che siamo rimasti, come dire?, spiazzati».

 

Certo, ovviamente deferenza anche per quelli che l'hanno mandata a processo, dopo aver posto fine alla latitanza di Riina, per aver smesso di fare la guardia al suo covo. Accusandola di favoreggiamento. Risultato? Lei viene assolto, senza che poi la stessa Procura di Palermo faccia appello.

TOTO RIINA

«La Procura ha sostenuto non li avessimo avvertiti, invece avevamo condiviso tutte le scelte. Un altro passaggio paradossale, che segna il declino di un modo di fare la guerra alla mafia, che poi era quello di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ma anche della dottoressa Carla Del Ponte, l'Antimafia dei combattenti costruita con il sangue delle vittime, l'Antimafia seria, di servizio e non quella che si trasforma in manipolazione e contropotere».

 

Una vicenda comunque grottesca, quella del suo processo, in America l'avrebbero portata alla Casa Bianca per una foto con il Presidente.

«Con il risultato di indebolire l'immagine e la forza di uno Stato unito come un sol uomo nella guerra alla criminalità, quasi legittimando in maniera implicita la sottovalutazione, la minimizzazione del ruolo di Cosa Nostra nelle stragi, perché non funzionale a una certa narrazione».

SERGIO DE CAPRIO ULTIMO - RITA DALLA CHIESA

 

Si sta riferendo alla cosiddetta trattativa Stato-mafia?

«Non mi permetto di entrare nelle dinamiche processuali, o di giudicarle. Faccio una riflessione di ordine generale, al di là delle inchieste. Una trattativa postula l'esistenza di due parti (che nel caso specifico sarebbero emissari di Riina e funzionari dello Stato, i quali spontaneamente o "spintaneamente" l'avrebbero avviata o recepita) e di un oggetto che possiamo definire "accordo", le cose cioè su cui le medesime parti convengono. Ma qui cosa succede?».

 

Che quasi tutti i killer e i capi mafiosi (in libertà è rimasto il solo Matteo Messina Denaro) o hanno iniziato a collaborare con la giustizia, penso a Giovanni Brusca, o sono finiti in carcere e, come Riina, ci sono morti.

barillari toto' riina

«Bene, seguo il suo ragionamento: significa che una delle due parti non avrebbe mantenuto fede agli accordi. Ma questa "violazione" contrattuale, chiamiamola così, viene forse impugnata, fatta valere dai boss detenuti o dai loro avvocati? No: se ne fa carico una parte terza, alcuni pm che appunto hanno ritenuto sussistano elementi a suffragio di tale ricostruzione. Fatto strano, incomprensibile, gravissimo perché ha contribuito a minare quell' impegno che è stato profuso con lutti e dolore nella guerra alla mafia, a spezzare il fronte».

GIOVANNI BRUSCA

 

Come se si volesse o dovesse dimostrare un teorema. Tanto più che poi i magistrati (penso per esempio ad Antonio Ingroia, che nel frattempo si è perso nel «labirinto degli dei») si sono ritrovati con il cerino in mano, affidandosi a un personaggio come Massimo Ciancimino, la cui credibilità è stata demolita dalle condanne per riciclaggio, calunnia, detenzione di esplosivi. Lasciamo la Sicilia per la Calabria, terra di 'ndrangheta, una delle più potenti organizzazioni criminali al mondo, dove tutela dell' ambiente vuol dire occuparsi di traffico di rifiuti, cementificazione selvaggia, acque, depuratori e reti fognarie.

«È un onore essere qui. La gente di Calabria è splendida. Sono stato accolto con affetto e rispetto, ma non posso negare che a livello organizzativo scontiamo lacune, inefficienze, ritardi. Partiamo da una situazione di assenza della capacità operativa della struttura deputata a occuparsene, l'Arpa Calabria, l'agenzia per il monitoraggio ambientale, anche per la scarsità di risorse a disposizione».

sergio de caprio ULTIMO

 

Pochi soldi?

«Be', tenga conto che l'ente ha a disposizione un budget di 15 milioni di euro, quando ne servirebbero altrettanti per arrivare a quei 30 milioni che sono poi il bilancio dell' Arpa dell' Umbria. Ora, le pare possibile che l'attuale stanziamento sia la metà, in una regione che ha, tanto per dirne una, 800 chilometri di coste? Abbiamo chiesto al commissario straordinario, reitereremo la richiesta anche al ministro della Salute Roberto Speranza, perché in tutto questo i calabresi non hanno da anni l'autodeterminazione, ma sono controllati "da remoto". Speriamo che ci rispondano, altrimenti faremo sentire la nostra voce insieme a quella dei sindaci di questa regione, spesso dimenticata e trattata come l'ultima delle province dell' impero».

massimo ciancimino processo sulla trattativa stato mafia 2

 

Senza dimenticare che se è vero che non tutti i calabresi (uno per tutti: mio padre) sono 'ndranghetisti, tutti gli 'ndranghetisti sono calabresi: le cosche sono vive e vegete.

«Solo pochi giorni fa sono andato a Cetraro, un comune in provincia di Cosenza, dove c'è stato un grave atto di intimidazione ai danni del maresciallo a capo della locale stazione dei carabinieri, cui è stata mitragliata l'auto. Ho chiesto anche a nome loro di poter parlare con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, ho lasciato un messaggio alla sua segreteria, anche per vedere di aprire un tavolo tecnico insieme al ministro dell'Interno per capire come si sta impostando la lotta alla 'ndrangheta, ma non ho ancora avuto risposta, evidentemente deve essere alle prese con tante altre priorità».

Sergio De Caprio

 

Non ultima forse il rilancio del suo partito, il Pd, ma non voglio maramaldeggiare. La Calabria è alle prese con la gestione dei vaccini anti-Covid, campagna che sta andando a rilento (i medici di base dicono che su 130.000 ultraottantenni, ne sono stati vaccinati solo 30.000). So che non è di sua competenza e non è materia sua, ma le chiedo se le risulta questo stallo, aggiungendo che, come testimoniato da più parti, a fine giornata le dosi inutilizzate vengono buttate e non utilizzate per altri soggetti.

jole santelli

«Non mi sono ancora vaccinato, aspetto il mio turno quando sarà, perché ci sono persone - gli anziani, i malati, i fragili - che ne hanno bisogno prima di me e prima dei politici. Quanto al problema, io non sono calabrese ma difendo la Calabria perché la sanità è stata commissariata e si sono deresponsabilizzate le persone del settore. Vengono commissariati i comuni, dove viene mandato un impiegato per la gestione degli affari correnti, il quale lavora 18 ore la settimana. Ma come si fa a parlare di task force a Roma o a Bruxelles, quando poi sul territorio siamo messi così? Senza pianificazione, senza uomini, senza mezzi».

 

La trovo battagliero come sempre, ma non avevo dubbi. So anche che la casa famiglia da lei fondata a Roma, i «Volontari del Capitano Ultimo», dove vengono portati avanti progetti di solidarietà a sostegno degli ultimi, lavora come e più di prima. Soprattutto in tempi di pandemia. Un' esperienza anche spirituale. Crede in Dio, Capitano?

falcone borsellino

«Con molti dubbi e errori, non sono perfetto. Cerco di applicare gli insegnamenti di Nostro Signore, ho fede nell' atto del dono, perché in ogni gesto di aiuto e generosità nei confronti degli umili, dei deboli, dei dimenticati, c' è Gesù. Credo nella Chiesa dei poveri, perché se siamo tutti in mezzo alla stessa tempesta, non siamo tutti sulla stessa barca. Dobbiamo impedire al virus di allargare ancora di più il divario e le disuguaglianze».

 

In conclusione, Capitano: ha dato di più l' Arma dei Carabinieri a Ultimo, o lei all' Arma?

«L'Arma mi ha dato tutto, e io ho restituito pochissimo rispetto a quello che ho ricevuto. Mi hanno insegnato a essere, ancora prima che un combattente, un uomo, e che prima vengono il bene comune e la sicurezza dei cittadini e poi le esigenze personali. L’ho imparato da tutti i carabinieri che ho incontrato, rispetto al quale io sono niente. Io sono Ultimo».

Ultimi Dagoreport

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!