ucraina biden putin zelensky

“ENTRO L’AUTUNNO LE TENSIONI SOCIALI IN EUROPA POTREBBERO DIVENTARE INSOSTENIBILI” - L’EX AMBASCIATORE IN IRAQ, MARCO CARNELOS, SULLA TESTATA BRITANNICA "MIDDLE EAST EYE" METTE IN LUCE LE CONTRADDIZIONI DELL’OCCIDENTE: ''LA GUERRA RUSSO-UCRAINA RISCHIA UN’ESCALATION. PUTIN È DETERMINATO AD INCASSARE AMPIE PORZIONI DEL TERRITORIO UCRAINO E L'OCCIDENTE È DETERMINATO A FERMARLO. ANCHE WASHINGTON HA ABBANDONATO OGNI ESITAZIONE NELL'INVIARE ARMI PESANTI A KIEV. LA LINEA DI DEMARCAZIONE TRA QUELLA CHE FINORA È APPARSA ANCHE UNA GUERRA PER PROCURA E IL COINVOLGIMENTO DIRETTO TRA RUSSIA E NATO È SEMPRE PIÙ ESILE. LA RAPPRESENTAZIONE SEMBRA AVER SOPPIANTATO LA REALTÀ. L'EMOZIONE STA AVENDO LA MEGLIO SULLA RAGIONE. COSA GIUSTIFICA UN RIFIUTO COSÌ IRREMOVIBILE NEL VOLER ACCETTARE CHE IL CONFLITTO IN UCRAINA È MOLTO PIÙ COMPLESSO E NON PUÒ ESSERE RIDOTTO ALLA BANALITÀ CHE PUTIN SIA PAZZO E CRUDELE?'

Articolo dell’Ambasciatore Marco Carnelos pubblicato recentemente sulla testata britannica Middle East Eye che solleva più di una riflessione e che abbiamo pertanto ritenuto opportuno tradurre e ri-editare con il consenso di questi ultimi

 

MARCO CARNELOS

La guerra in Ucraina rischia un’escalation. Vladimir Putin è determinato ad incassare ampie porzioni del territorio di questo Paese e l'Occidente è determinato a fermarlo. Anche Washington ha abbandonato ogni esitazione nell'inviare armi pesanti a Kiev.

 

La linea di demarcazione tra quella che finora è apparsa anche una guerra per procura e il coinvolgimento diretto tra Russia e NATO è sempre più esile. Le dichiarazioni da ambo le parti sembrano sempre più belliciste, lasciando margini minimi alla diplomazia ONU e turca. L’ex comandante in capo delle forze NATO in Europa, Generale Philip Breedlove, ha persino suggerito che l’Alleanza dovrebbe inviare truppe in Ucraina senza lasciarsi intimidire dalle allusioni di Putin sul possibile uso di armi nucleari.

VLADIMIR PUTIN

 

Le sanzioni imposte alla Russia, unitamente alle contromisure di Mosca, stanno esponendo l'economia e il sistema finanziario globali a tensioni fortissime: si sta profilando una tempesta perfetta di shock: energetico, alimentare, inflazionistico e da carenza di materie prime.

 

L’ordine mondiale sembra indirizzarsi verso blocchi differenziati: I membri della NATO, dell'UE e del G7 sono determinati a rendere la Russia un paria della comunità internazionale. Il resto dei BRICS (Brasile, Cina, India e Sud Africa) unitamente al cosiddetto Sud Globale (gli ex Non Allineati per intenderci) mantengono delle riserve, che includono anche la narrativa occidentale sulla guerra.

 

putin zelensky

Benché l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia deplorato a grande maggioranza l'invasione di Putin, e la Russia sia stata anche sospesa dal Consiglio dei diritti umani, solo i membri della NATO, dell'UE e del G7 hanno adottato le sanzioni.

 

Alla recente riunione dei ministri delle finanze del G20, nessuno ha seguito le delegazioni statunitensi, canadesi, britanniche, australiane e della Commissione UE fuori dalla sala per protesta quando ha preso la parola il rappresentante di Mosca. L'Indonesia, che detiene la presidenza del G20, e la Cina hanno fermato sul nascere la proposta di far espellere la Russia dal gruppo.

 

vladimir putin volodymyr zelensky

Con rischi così elevati e fratture così evidenti, ci si attenderebbe che le scelte dei principali attori della comunità internazionale debbano essere discusse in modo approfondito, critico e con una certa lungimiranza, ma un tale dibattito stenta a decollare, specialmente in Europa.

 

Il conflitto si è trasformato in un pericoloso gioco a somma zero, in cui la Russia ritiene di trovarsi di fronte a una scelta binaria, vincere questa guerra o essere distrutta; mentre l'Occidente sembrerebbe non accontentarsi di nulla di meno che di un cambio di regime a Mosca.

 

putin zelensky biden

Tralasciando opinioni e obiettivi dell'élite russa sul conflitto (è veramente difficile venirne a capo), il dibattito politico e mediatico occidentale offre invece una lezione oggettiva su come non comportarsi in caso di una crisi di tali dimensioni. La narrazione e la rappresentazione sembrano aver soppiantato la realtà. L'emozione sta avendo la meglio sulla ragione. Il buon senso sembra estinto, e tutto questo è accaduto nel giro di poche ore dall'invasione.

 

È ovviamente indiscutibile che vi sia stato un aggressore ed un aggredito, ma questa circostanza oggettiva non può divenire un colpo di spugna su ogni forma di dibattito intorno ai possibili effetti di un prolungato conflitto, soprattutto alla luce dell’enorme posta in gioco che sta determinando.

vladimir putin alla veglia di pasqua a mosca 3

 

La narrativa occidentale è andata ben oltre. Quello tra Russia e Ucraina è uno scontro tra due Stati sovrani, dove nazionalismi e identità culturali e religiose sono deflagrati su un territorio che per secoli ha visto confini molto fluidi. È a dir poco riduttivo, quindi, inquadrarlo unicamente come due sistemi di valori, autocrazia e democrazia, che si confrontano.

 

Naturalmente, Vladimir Putin ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario nell’alimentare tale visione quando, più volte, in diverse interviste a testate occidentali, ha enfatizzato la crisi del liberalismo occidentale. Detto questo, cosa ci si guadagna a presentarlo, apocalitticamente, come un evento spartiacque del ventunesimo secolo e a gestirlo nelle modalità estremamente restrittive tipiche del gioco a somma zero?

putin berlusconi

 

Non stupisce che comunità delle democrazie ritenga di dover essere unita senza alcuna distinzione per respingere la minaccia autocratica russa attraverso dure sanzioni e massicce forniture di armi.  Ma è inquietante che qualsiasi deviazione da tale partitura o dubbio sui suoi costi e implicazioni non vengano tollerati; né tantomeno alcun serio esame delle cause profonde del conflitto.

 

Il diluvio quotidiano di immagini raccapriccianti di cadaveri sepolti in fosse comuni costruite frettolosamente certamente non agevola una disamina fredda e razionale degli eventi e, quindi, ogni tentativo di produrre un'analisi politica ragionata viene equiparata ad un tradimento.

 

Autorevoli e rispettati studiosi di relazioni internazionali come John Mearsheimer sono stati spietatamente diffamati per aver semplicemente sollevato dubbi, anche ben argomentati, sulle azioni ed omissioni dei principali protagonisti che hanno prodotto questa drammatica crisi.

 

zelensky putin

Europa ed America, le culle del pensiero critico e della libertà di espressione, sono diventate pericolosamente intolleranti verso le opinioni dissenzienti; chiunque osi esprimere in buona fede qualsiasi dubbio sui rischi che certe scelte potrebbero comportare per la pace e l'economia del mondo è soggetto ad ondate di livore.

 

È a dir poco deprimente che tutto quello che il pensiero politico occidentale sia stato in grado di produrre in questo drammatico scorcio storico sia una mera replica del famoso slogan di George W. Bush dopo l'11 settembre 2001: "o con noi o contro di noi".

 

Le cisterne in fiamme a Bryansk

Qualsiasi accenno, serio, di dibattito è stato soppresso così pervicacemente da far sorgere l'inquietante sospetto che il nocciolo del problema, ancor prima che politico possa essere psicologico, e che debba essere ricercato anche nell’atavica necessità della cultura occidentale di confrontarsi con un nemico.

 

Non vi è stata alcuna tolleranza verso manifestazioni di "empatia cognitiva", ovvero tentare di capire se le esigenze di sicurezza russe avessero un qualche fondamento o avrebbero potuto essere affrontate più costruttivamente. Il semplice fatto che la Russia sia un'autocrazia - circostanza indubbia - le ha automaticamente delegittimate a prescindere dal loro merito. Gli equilibri di potere e di sicurezza globali, così importanti per garantire pace e stabilità, non possono funzionare con tali impostazioni massimalistiche né se si viene sopraffatti – pur comprensibilmente – dalle emozioni.

IL PIANO DI PUTIN PER TAGLIARE L'ACCESSO AL MARE UCRAINO E PRENDERSI LA TRANSNISTRIA

 

La semantica politica sembra poi essere stata deliberatamente utilizzata per non lasciare spazio a compromessi, comprensione o allentamento delle tensioni. Demonizzare l’avversario, per quanto questo possa essere efferato, non aiuta la ricerca di soluzioni.

 

Che una tale narrazione manichea possa prevalere è la testimonianza di una deriva della cultura politica occidentale che si intravede anche nella forte polarizzazione che caratterizza da alcuni anni a questa parte anche alcuni dibattitti su grandi temi etici e sui diritti civili.

 

Com'è possibile che il pensiero occidentale così intriso di sfumature sia divenuto così ristretto e ingabbiato in pure modalità binarie?

 

I CANCELLIERI TEDESCHI

E’ possibile, come sostengono alcuni autorevoli studiosi, che da molto tempo l'emisfero sinistro del cervello stia progressivamente prevalendo su quello desto? Ogni argomento è trattato con un prisma bianco o nero; ogni sfumatura è stata cancellata, e questo schema, ovviamente, non ha risparmiato il dibattito sulla guerra: o sostieni l'eroica lotta degli ucraini contro i russi spietati, a prescindere da costi e conseguenze, o sei un fantoccio di Putin. Qualsiasi timido rilievo sulle reali credenziali democratiche di alcuni gruppi politici ucraini è ormai equiparata ad una forma di blasfemia politica.

 

ANGELA MERKEL FRANK WALTER STEINMEIER

In Germania e in Italia, tale dibattito è divenuto tossico. Tutte le scelte di politica estera nei confronti della Russia negli ultimi due decenni sono state completamente ed emotivamente rivalutate esclusivamente attraverso il prisma dei paesi dell'Europa orientale e degli Stati Uniti.

 

L'establishment politico di Berlino è in stato di shock.  Più di un quarto di secolo di Ostpolitik è sotto attacco. L'attuale presidente della Repubblica ed ex ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, sta recitando un mea culpa che non è bastato a facilitargli la sua auspicata visita a Kiev. Gli ex cancellieri Gerhard Schroeder e Angela Merkel sono accusati, rispettivamente, di essere sul libro paga di Putin o di essere stati ingannati dai suoi disegni imperialisti e revanscisti.

 

faccia a faccia putin shoigu 2

Queste accuse suonano come una Rappresentazione. La Realtà è che questi leaders, nello stabilire solide relazioni economiche e commerciali con la Russia e nell’essersi affidati a quest’ultima per un approvvigionamento energetico affidabile ed economico abbiano forse inteso tutelare gli interessi nazionali del proprio paese.

 

L’errore che hanno compiuto, semmai, è stato quello di non usare questi legami per tentare di costruire una nuova architettura di sicurezza europea che conciliasse la sovranità e la sicurezza dell'Europa orientale, Ucraina inclusa, con quelle della Russia.

berlusconi putin

 

Hanno preferito temporeggiare; hanno lasciato che l'agenda orientale dell'UE fosse presa in ostaggio emotivamente dalla repulsione storica dei suoi membri orientali verso la Russia, e hanno finito con l’accettare un sostanziale veto USA verso qualsiasi formula che prendesse in considerazione anche le esigenze di sicurezza Mosca. Dopotutto, sono sei anni che l'establishment della politica estera degli Stati Uniti è ossessionato dal Russiagate.

 

berlusconi putin

A Roma, il dibattito si è concentrato sull'amicizia di lunga data dell'ex primo ministro Silvio Berlusconi con Vladimir Putin e sui legami della Lega con la Russia nonché sull'affidabilità delle forniture di gas di quest’ultima. Le implicazioni del conflitto per la nostra economia, nel contesto politico e nella rappresentazione mediatica trovano spazi esigui. L'Italia ha abbracciato la linea tracciata a Washington, Londra e Bruxelles con il tipico zelo di chi si desta da un lungo torpore e si sente a disagio per non aver fatto la cosa giusta.

 

Il risultato netto è un cambiamento di centottanta gradi in politica estera.  I rispettivi Governi e Parlamenti di Germania e Italia sembrano pronti ad assumere decisioni il cui esito finale potrebbe essere un doloroso danno alle rispettive economie ed alla loro competitività; e tutto questo subito dopo due anni terribili a causa della pandemia di Covid 19.

antony blinken e lloyd austin in ucraina

 

Entro questo autunno le tensioni sociali in Europa potrebbero diventare insostenibili.  Sia a Bruxelles che in altre capitali europee alcuni leader sembrano muoversi come sonnambuli verso un baratro.

 

Ma se i valori occidentali, costruiti sulla democrazia, la libertà, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sono così solidi e sono il fondamento di un ordinamento decisamente superiore a qualsiasi altro (altra circostanza indubbia) perché serpeggia tutto questo nervosismo nel tutelarli e promuoverli?

 

VOLODYMYR ZELENSKY ALLA MESSA DI PASQUA A KIEV

Per quale motivo un minimo dissenso sul conflitto ucraino è così facilmente percepito come sovversivo? Perché la guerra è presentata come uno scontro apocalittico? Perché all'inizio del ventunesimo secolo forme di manicheismo ancora resistono nell'Occidente iper-civilizzato e politicamente corretto?

 

Cosa giustifica un rifiuto così irremovibile nel voler comprendere e accettare che il conflitto in Ucraina è molto più complesso e non può essere ridotto alla mera banalità che Putin sia pazzo e crudele. Cosa porta a ritenere così inaccettabile un’analisi approfondita della sequenza di eventi che hanno condotto a tale tragedia per provare a trarne qualche lezione per evitare che altre crisi simili possano ripetersi altrove in futuro?

nuova fossa comune scoperta a mariupol

 

Le nostre democrazie sono state edificate sulle domande e sui dubbi, le autocrazie, invece, si sono sempre distinte per la loro soppressione. Perché nella vicenda ucraina entrambe sembrano adottare atteggiamenti simili? Di cosa abbiamo paura?

antony blinken lloyd austin in ucraina

 

 

case distrutte a mariupol.

 

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