renzi conte zingaretti

IN NOMINE PATRIS – IL VERO MOTIVO DEL PUTIFERIO SCATENATO DA RENZI SONO LE 400 POLTRONE DA ASSEGNARE IN ENI, ENEL, LEONARDO E ALTRE PARTECIPATE TRA POCO PIÙ DI UN MESE - MATTEUCCIO È STATO ISOLATO E PER QUESTO FA IL MATTO – CONTE VORREBBE ESCLUDERLO DAL GOVERNO, ALLA PATTUGLIA DI RESPONSABILI MANCANO SOLO 3-4 SENATORI PER AVERE UNA MAGGIORANZA - LE TRAME DI FRANCESCHINI E LA VOGLIA DI URNE DI ZINGA: “CON LE ELEZIONI LO CANCELLIAMO UNA VOLTA PER TUTTE”

 

 

DAGONEWS - DAL ROVENTE DOSSIER DELLE NOMINE PUBBLICHE: RENZI FURIOSO PER ESSERE STATO ESCLUSO DAL PRIMO VERTICE TRA PD E M5S. DA QUI LA MINACCIA DI SFIDUCIARE BONAFEDE (12 FEBBRAIO 2020)

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagonews-rovente-dossier-nomine-pubbliche-renzi-furioso-226822.htm

 

LA TELA DEI ROSSO -GIALLI

Alberto Gentili per “il Messaggero”

 

nicola zingaretti giuseppe conte

Prima dell' affondo contro Matteo Renzi, Giuseppe Conte ha telefonato a Nicola Zingaretti. «Bisogna fare chiarezza una volta per tutte, Renzi rappresenta un fattore di instabilità eccessiva, è diventato una palla al piede per il governo. Così ci porta tutti a fondo», hanno convenuto e argomentato il premier e il segretario dem, che ha offerto al presidente del consiglio la garanzia che il Pd non pensa di disarcionarlo: «Se cade il tuo governo, non se ne fanno altri. Si va sparati a elezioni e cancelliamo una volta per tutte Renzi...».

 

Da lì a pochi minuti, nella maionese impazzita che è diventato l' esecutivo rosso-giallo a un passo dalla crisi, è scattato l' affondo del presidente del Consiglio dopo giorni di silenzio. «Se non facciamo chiarezza una volta per tutte, finiremo ostaggio di Renzi», ha confidato Conte prima di telefonare a Sergio Mattarella per informarlo del marasma.

 

LA MOSSA PER DIVIDERE IV

matteo salvini e matteo renzi si incrociano in senato

Insomma, il sogno del premier (o il miraggio) è una maggioranza senza Renzi «che mi ricorda tanto Salvini...». Tant' è, che si fa sempre più assordante il tam tam di palazzo Chigi impegnato a rastrellare responsabili in Senato, tra le fila di Forza Italia e del gruppo Misto (si fanno i nomi di Cesa, Mallegni, Romani, Saccone), per rendere «irrilevanti» i voti renziani. «A palazzo Madama siamo già a quota 158 senza Italia Viva», dice chi è molto vicino a Conte, «per poter fare a meno di Renzi bastano 3-4 senatori.

 

ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018 - GIUSEPPE CONTE NEL QUARTIER GENERALE M5S DURANTE LE PROIEZIONI DI VOTO

Tanto più che, potete starne certi, anche una decina di renziani su diciassette alla fine volterebbero le spalle al loro capo ormai avvitato in un cupio dissolvi. Italia Viva è tutt' altro che monolitica...». Non a caso, a notte, Conte rivolge un appello: «Nei confronti dei parlamentari di Iv c' è massima disponibilità a confrontarci».

 

ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE

Renzi ha fiutato il pericolo. Eppure non arretra: «Ormai siamo in guerra e non ci fermiamo. Io non morirò giustizialista. Magari si creasse un' altra maggioranza, se mi mandano all' opposizione sarò l' uomo più felice della terra. Ma non ci sono i numeri e non è vero che Italia Viva potrebbe smottare», ha confidato ai suoi, mettendo in conto la possibilità di «un nuovo governo con un nuovo premier». Che poi è il vero obiettivo dell' ex premier, impegnato a cannoneggiare il Pd e in particolare Franceschini.

dario franceschini e nicola zingaretti – ritiro del pd all'abbazia di contigliano 17

 

«Se siamo arrivati a questo punto», ha spiegato l' ex premier, «è perché i dem stanno facendo di tutto per esasperare la situazione. Bastava che si decidesse una sospensione di 6 mesi della prescrizione e tutto sarebbe stato risolto. Invece, quelli vanno dritti per la loro strada. La ragione? Con Conte che fa da cameriere e con i 5Stelle non pervenuti per mancanza di un leader, Franceschini sta lavorando per far cadere questo governo e aprirsi la strada per palazzo Chigi».

«E la cosa più assurda», aggiunge un renziano di alto rango, «è che Conte non ha capito il gioco, crede nella lealtà di Franceschini.

giuseppe conte luigi di maio dario franceschini

 

E sta lavorando in segreto per sbatterci fuori dalla maggioranza, pensando di avere i numeri anche in Senato senza Italia Viva. Se deve finire così, per noi è okay: abbiamo solo due ministri, un sottosegretario e ci tagliano fuori da tutte le partite importanti. A cominciare dalla nomine, di cui siamo informati se va bene a cose fatte». Ecco il vero nodo dello scontro: le 400 poltrone da assegnare in Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, etc. tra poco più di un mese.

 

luigi di maio dario franceschini

All' orecchio di Dario Franceschini, naturalmente, sono arrivate le accuse di Renzi: «Sono tutte balle», dice chi è molto vicino al capodelegazione dem, «Dario non è così stupido da imbarcarsi in un' operazione del genere. Sa bene che i 5Stelle, dopo che Di Maio già si è chiamato fuori, non reggerebbero un governo senza Conte e a guida Pd. Dunque, questa ipotesi non sta in piedi e Dario non ci lavora. Anzi, è impegnato a sostenere il premier. Anche per lui se cade Conte ci sono solo le elezioni». «E non ci sarebbe neppure un governo istituzionale di cui si vagheggia in qualche corridoio parlamentare», ha confidato Zingaretti.

giuseppe conte alfonso bonafede 1

 

L' ATTO OSTILE IN CDM

In questo clima di veleni, minacce di crisi e sospetti, Pd-5Stelle e Leu di Roberto Speranza hanno raggiunto l' intesa sulla nuova prescrizione. La bozza presentata dal ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede, era diversa da quella concordata e dem e Leu hanno ottenuto di tornare al «lodo» originario: la prescrizione si sospenderà dopo la condanna in primo grado e tornerà a decorrere retroattivamente in caso di assoluzione in appello, mentre la sospensione diventerà definitiva solo in caso di doppia condanna. «E per stanare Renzi e metterlo con le spalle al muro», riferisce un ministro, «è stato deciso di tradurre questa intesa in una norma inserita nella riforma del processo penale». Del resto, nella riunione del governo, finita in tarda serata, mancavano le ministre renziane Bellanova e Bonetti.

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