nicola zingaretti giuseppe conte silvio berlusconi

L’INCUBO DI CONTE – L’APERTURA A BERLUSCONI CHE VEDE UNITI RENZI, BETTINI E DI MAIO SIGNIFICA NON SOLO RAFFORZARE AL SENATO I NUMERI TRABALLANTI DEL GOVERNO MA È SOPRATTUTTO UNA MOSSA CHE TOGLIE LA GAMBA DI FORZA ITALIA AL TAVOLO DEL CENTRODESTRA - UNA VOLTA MESSI NELLA CONDIZIONE DI NON NUOCERE MELONI & SALVINI, PER L’EUROPA CONTE NON SERVE PIÙ. IN PRIMAVERA, AL PRIMO SEGNO DI PANDEMIA PIATTA E VACCINATA, SI CAMBIA PREMIER…

Conte Casalino meme Osho

Laura Cesaretti per “il Giornale”

 

È servita mezza giornata di intenso pressing sui Cinque stelle e su Conte da parte del Pd per ottenere, nel pomeriggio, l'imbarazzata nota con cui il ministro grillino Patuanelli si è assunto la paternità del famoso emendamento pro-Mediaset.

 

«È una norma di origine governativa, lavorata da me personalmente con il ministero dell'Economia. Non è una norma ad azienda o per fare un dispetto ad un'azienda francese ma semplicemente una presa d'atto di una sentenza europea che porta ad avere un vuoto normativo da colmare», scrive il ministro dello Sviluppo economico nel claudicante italiano tipico dei grillini.

travaglio conte

 

Tra i giallorossi i nervi sono a fior di pelle, e siccome negli ultimi giorni i pentastellati e i loro organi di partito (vedi il Fatto Quotidiano) hanno cercato di addossare ai Dem la colpa dell'«inciucio» con l'odiato Cavaliere e della norma che tutelerebbe Mediaset da scalate estere, il Pd ha reagito.

 

Ricordando a Palazzo Chigi e agli alleati che sono stati loro a volerla, come captatio benevolentiae verso Fi, il cui aiuto in Senato «ci serve come il pane», come spiegano a Palazzo Madama. Tanto più che il governo già domani porterà in Consiglio dei ministri una richiesta di nuovo scostamento di bilancio da 7 miliardi, e che per farlo passare serve la maggioranza assoluta delle Camere.

stefano patuanelli

 

Il rischio di una rivolta tra i pentastellati sull'emendamento Mediaset (inserito nel decreto Covid), con conseguente spaccatura in aula, ieri ha messo in allarme i vertici Pd e lo stesso governo. Ma, emendamento a parte, l'ostruzionismo sordo di Palazzo Chigi al dialogo con Forza Italia «sta bloccando tutto», come dicono dal Pd.

 

L'ipotesi di una commissione bicamerale per coinvolgere le opposizioni sul Recovery Plan è stata osteggiata sottobanco dal presidente grillino della Camera, Fico, e dal ministro D'Incà, braccio armato di Conte nei rapporti con il Parlamento.

 

Renzi Di maio

Il timore del premier è che, dopo il voto della manovra, parta un'operazione di allargamento della maggioranza che non solo rafforzerebbe il peso del Pd nella maggioranza, consentendogli di arginare la superiorità numerica dei Cinque stelle, ma che aprirebbe la strada al famoso rimpasto. Che negli incubi contiani è il cavallo di Troia per arrivare alla sua sostituzione, obiettivo di un «asse del male» che secondo Palazzo Chigi vede uniti Renzi, Bettini e Di Maio.

 

Dicono che nelle ultime settimane il premier abbia iniziato a diffidare anche del segretario dem Zingaretti, sospettato di accarezzare il sogno di approdare a Palazzo Chigi. La diffidenza contiana è largamente ricambiata dal Pd, sempre più insofferente verso l'immobilismo di un premier «che ha come unica priorità quella di restare in sella», come accusano i dem.

Bettini e Zingaretti

 

«Attenti, che a mettervi contro di me vi mettete contro il Quirinale», si sono sentiti dire dal premier autorevoli esponenti del Pd nelle scorse settimane. Ma in casa dem si getta qualche dubbio su questo assunto: «A noi in verità risulta che anche al Colle ci sia crescente preoccupazione per i ritardi, le lentezze e gli errori del governo nella gestione della pandemia, per l'ottusa ostinazione con cui si rifiuta di discutere del Mes e anche per come vengono fatti cadere nel vuoto i continui appelli di Mattarella al dialogo», spiega un dirigente.

QUIRINALE REPARTO MATERNITA' BY MACONDO

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)