sergio mattarella antonio tajani giorgia meloni pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT - DOPO IL 18 LUGLIO, L’EUROPA STA CONTANDO I GIORNI CHE MANCANO ALLA FINE DEL GOVERNO DUCIONI – NEL MONDO IMPRENDITORIALE CIRCOLANO INDISCREZIONI SECONDO CUI LA DUCETTA POTREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI PER SFUGGIRE AL LOGORAMENTO INFLITTO DAI SUOI ALLEATI – IN CASO DI VOTO ANTICIPATO, TRA UN SALVINI “VANNACCIZZATO” IN MODALITÀ LE PEN-ORBAN E UNA MELONI REIETTA IN EUROPA, LA NUOVA FORZA ITALIA, MODERATA E ANTI-SOVRANISTA BY MARINA & PIER SILVIO, RESTERÀ ANCORA NEL CENTRODESTRA? – MACRON-SCHOLZ-TUSK-SANCHEZ, IMPEGNATISSIMI A STRINGERE LE FILA PER TRATTARE CON FORZA E NON DIVISI IL PROBABILE ARRIVO DELL’”AMERICA FIRST” DI TRUMP, SOLLECITANO GLI EREDI BERLUSCONI A SGANCIARSI DALL’ULTRADESTRA DI MELONI-SALVINI PER DAR VITA A UN NUOVO GOVERNO FILO-EUROPEO ALLEATO CON IL PD - “LA REPUBBBLICA”: “NON BISOGNA TRASCURARE LA PARTITA APERTA TRA ''MEDIASET FOR EUROPE" E I TEDESCHI DELLA PROSIEBENSAT, DI CUI PIER SILVIO DETIENE IL 29% ED È VICINO ALLA QUOTA DI CONTROLLO…”

GIORGIA MELONI AL TAVOLO CON VON DER LEYEN, MICHEL, MACRON, ORBAN E SCHOLZ

DAGOREPORT

Malgrado smorfie e moine, Giorgia Meloni non è stata mai simpatica (eufemismo) al quartetto Macron-Scholz-Tusk-Sanchez, particolarmente dopo il voto anti-Ursula von der Leyen. Mancando alle promesse se non ai patti, il “No” espresso nel Consiglio Europeo come premier del governo italiano, e poi replicato il 18 luglio come leader di Fratelli d’Italia per la presidenza della Commissione, ha fatto scendere il sipario ai rapporti con il paese fondatore dell’Unione Europea.

 

ROBERTO VANNACCI MATTEO SALVINI

Lo scenario di una Italia zavorrata dal debito pubblico più mostruoso d’Europa, unico stato che se ne frega di ratificare il nuovo Mes. in mano al novello sovranismo della Melona, aggravato dal sorpasso a destra dal suo alleato di governo Matteo Salvini, “vannaccizzato” in modalità Orban-Le Pen, inquieta perché è caduto in un momento di massimo disordine globale, con l’uscita indecorosa dalla corsa per la rielezione di Joe Biden.

giorgia meloni donald trump

 

I leader francesi, tedeschi, spagnoli e polacchi al vertice della Unione Europea sono impegnatissimi a stringere le fila dei 27 stati per trattare con forza e non divisi il probabile arrivo dell’”America First” di Trump, per il quale l’Europa è solo un’espressione geografica tra gli Stati Uniti e la Cina, che costa un botto di dollari agli americani. Mentre la Giovanna d’Orco della Garbatella ha già dimenticato i bacetti sulla cabeza di Biden pronta a salire, attraverso il suo amico Elon Musk, sul carro del tycoon vincitore.

 

L’articolo di “Repubblica”, vedi a seguire, fa un importante accenno agli interessi imprenditoriali di Mediaset in Germania ‘’nella società Prosiebensat, di cui Pier Silvio detiene il 29% ed è vicino alla quota di controllo’’. Per raggiunre l'obiettivo di portare al traguardo ''Mediaset for Europe", è da tempo che Berlusconi Jr. ha istaurato un rapporto con Friedrich Merz, a capo del partito tedesco della CDU, di quell’orientamento democratico-cristiano, centrista e liberal-conservatore che fa scopa col Dna di Forza Italia.

MARINA E PIERSILVIO BERLUSCONI

 

Le sollecitazioni da Berlino di mollare un governo impresentabile, ormai di ultradestra e anti-europeo e populista filo Putin e oggi pro Trump, non mancano. Da una parte, l’Europa. Dall’altra, l’Italia: gli eredi Berlusconi, che svariate volte sono entrati in collisione con la visione politica della Fiamma Magica di Palazzo Chigi (dalla tassa sugli extra profitti delle banche al taglio del canone Rai, fino allo sputtanamento di Pier Silvio del tentativo di Salvini di appropriarsi del santino di Berlusconi papà intitolandogli l’aeroporto della Malpensa), ebbene, i due eredi del Biscione non intendono passare alla storia con il marchio di quelli che fanno cambiare la Costituzione e cacciano Mattarella. (Avvisate Mauro Crippa, capo di Videonews e dell'informazione Mediaset, che anche il proto leghista e poi meloniano di ferro Fedele Confalonieri ha cambiato opinione sulla Ducetta.)

antonio tajani e giorgia meloni al senato

 

La Melona ha capito che la pacchia di Forza Italia irrilevante con un Tajani steso a pelle di leone ai suoi piedi è finita e a settembre, davanti all’impossibilità di mettere giù la legge bilancio secondo le regole-killer del nuovo Patto di Stabilità, pur di non perdere la faccia davanti al suo elettorato, lo scenario potrebbe anche precipitare: prima di novembre, la premier potrebbe dimettersi e chiamare le elezioni anticipate.

elly schlein ai funerali di silvio berlusconi

 

Ma una volta che i due Berlusconi assicurano il capo dello Stato che Forza Italia è pronta a mollare l’ultra-destra di Meloni e Salvini, per allearsi con la sinistra del Pd, Mattarella stavolta, invece di chiamare il Draghi di turno, si fa portare subito il Decreto di scioglimento delle Camere. E con due gambe, il tavolo non potrà stare in piedi e i fratellini d’Italia ritorneranno a fare l’unica cosa di cui sono capaci: l’opposizione a via della Scrofa…

 

 

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

pier silvio marina berlusconi

Questa non è soltanto una storia di volti nuovi e restyling di Forza Italia. È […] il racconto di un disincanto inconfessabile, ma progressivo e inarrestabile: quello verso Giorgia Meloni della famiglia Berlusconi. Che non crede più nella presidente del Consiglio, o almeno: non come prima.

 

Che facendosi interprete di un’ansia che investe mondi produttivi (e in particolare quello lombardo) considera prioritaria la stabilità del sistema e teme alcuni recenti strappi politici della premier con l’Europa.

 

Ecco perché nelle ultime settimane Antonio Tajani […] si è esposto almeno cinque volte pubblicamente per segnalare un rischio: se l’Italia rompe con Bruxelles, i mercati finiranno per aggredire l’Italia già in autunno.

TAJANI e il nome di berlusconi nel simbolo di forza italia

 

 

«Proprio tu?»: così inizia la rottura tra la famiglia e Palazzo Chigi In politica, nulla è personale, quindi tutto è personale. E dunque, la foto sul sagrato del Duomo di Milano di fronte al feretro di Silvio Berlusconi è l’ultimo momento di autentica sintonia privata tra la famiglia e Meloni.

 

Pier Silvio e Marina difendono da tempo la leader, anche a dispetto del patriarca: attorno alla figura di “Giorgia” padre e figli discutono, anche animatamente, nel 2022. Con la morte del fondatore, c’è da mettere in sicurezza un governo appena nato. Forza Italia è un partito in disfacimento, destinato a confluire in Fratelli d’Italia. Poi succede qualcosa, sempre alla voce: interesse.

 

PIER SILVIO BERLUSCONI E GIORGIA MELONI - FUNERALI DI SILVIO BERLUSCONI

Il primo segnale lo notano in pochi: l’esecutivo cancella il bonus cultura voluto da Matteo Renzi, danneggiando tra gli altri anche Mondadori. «Proprio questo governo doveva farlo?». Poi, dal nulla, il cataclisma. La premier annuncia unilateralmente la misura sugli extraprofitti, che fa infuriare l’azienda. Tajani finisce stritolato tra i Berlusconi e Palazzo Chigi. Marina attacca. Il vicepremier intanto reagisce, la misura verrà infine svuotata. Ma il conflitto sotterraneo mai più si arresterà.

 

A fine ottobre, due fuori onda di Striscia la Notizia affossano Andrea Giambruno, il compagno di Meloni, provocando la fine del rapporto. L’ira della leader è incontenibile, come i sospetti attorno al programma e al suo editore (è proprio di ieri una precisazione dell’ufficio stampa di Striscia a Dagospia , in cui si afferma che «non c’è stato nessun complotto e ingerenza di Mediaset nella scelta di trasmettere i fuorionda»).

 

IL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONI

Marina frena Pier Silvio. […] C’è un momento del 2023, dunque, in cui i fratelli Berlusconi sembrano decisi a chiudere il partito, sfruttando il rapporto diretto tra azienda e Meloni. Ma l’idillio si infrange sugli interessi concreti. La linea cambia. I Berlusconi tengono in piedi FI con quasi cento milioni di fidejussioni. I rapporti con Palazzo Chigi, intanto, peggiorano.

 

Tra marzo e aprile 2024, la svolta: la famiglia – e diversi manager dell’azienda – donano nuove risorse a FI. Ossigeno, ma soprattutto un segnale: investiamo in questo asset. Il sorpasso ai danni della Lega alle Europee certifica che può sopravvivere. Ma non basta, perché Pier Silvio Berlusconi si lascia tentare da un antico desiderio: impegnarsi personalmente in politica. Ne parla con la sorella, si apprende da fonti vicine alla famiglia, ma subito emerge un problema: dovrebbe vendere le aziende. Non siamo nel 1994, esistono ostacoli legislativi europei.

 

LA PARTITA DEL CUORE NEL CENTRODESTRA - MEME BY SARX88

E poi, gli ricorda Marina, esporrebbe troppo le imprese. Ma c’è di più, a motivare la prudenza: c’è la sensazione che il ciclo di Meloni sia in fase discendente. Peggio: nel mondo imprenditoriale circolano indiscrezioni secondo cui la premier potrebbe anticipare le elezioni per sfuggire al logoramento. Conviene dunque metterci la faccia, se il centrodestra è a rischio alle prossime elezioni? No, non adesso. […] Il piano è rafforzare il partito. E mettere pressione all’esecutivo, perché le tensioni intanto crescono.

 

L'EREDITA DI BERLUSCONI - MEME BY EMILIANO CARLI

[…] Pier Silvio invoca un volto in grado di conquistare l’area moderata. In privato, si espone anche di più, sostenendo che Tajani non potrà essere quel leader che ha invocato dal palco. Seguono tensioni e un pranzo riparatore, presente anche Gianni Letta (a lungo critico con Meloni, ultimamente un po’ meno).

 

Perché Berlusconi Jr. sceglie questa strada? È un segnale al governo, ancora una volta. Il frutto di un braccio di ferro che ha provocato nell’ultimo mese due scontri tra la famiglia e Palazzo Chigi. Il primo: Marina si dice più in sintonia con la «sinistra di buon senso » se si parla di diritti Lgbtq+, aborto e fine vita, Meloni le replica indirettamente in Aula alla Camera attaccando i grillini che si aggrappano a «diritti e aborto» perché «a corto di argomenti».

 

silvio berlusconi con marina e pier silvio

Ma il momento peggiore si verifica quando Matteo Salvini presenta una proposta per ridurre il canone Rai: l’effetto sarebbe quello di incrementare la raccolta pubblicitaria di Viale Mazzini e aumentare la concorrenza con Mediaset. Meloni tace, dando ordine ai suoi uomini di fare altrettanto. Il sospetto è che ci sia il suo via libera, dietro all’operazione. Nel frattempo, il leghista si produce in un pesante sgarbo alla famiglia Berlusconi, organizzando il blitz per intitolare Malpensa al Cavaliere senza coinvolgere Arcore. Anche in questo caso, Palazzo Chigi lascia fare.

 

MARINA PIER SILVIO E PAOLO BERLUSCONI

[…] Marina frena dunque Pier Silvio, almeno per il momento. Ma se volesse scendere in politica, dovrebbe liberarsi dell’impresa. In questo senso, non bisogna trascurare un’altra partita aperta, quella tra Mediaset e i tedeschi della ProsiebenSat, di cui l’italiano detiene il 29% ed è vicino alla quota di controllo. Come in ogni grande risiko, il rapporto teso tra il governo italiano e quello tedesco potrebbe non aiutare. Meloni, intanto, osserva. E sospetta. Non le piace […] l’atteggiamento degli eredi di “Silvio”. A loro imputa in privato un modus operandi codificato: alzano il prezzo (e la tensione) per pesarsi, e pesare. Grande è la confusione sotto il cielo.

marina berlusconi silvio berlusconi veronica lario pier silvio berlusconi barbara pier silvio e marina berlusconi ai funerali di silvio berlusconiIL BACIO TRA GIORGIA MELONI E MARINA BERLUSCONIMARINA BERLUSCONI - GIORGIA MELONI - MARTA FASCINAeleonora barbara luigi marina pier silvio berlusconi funerali silvio berlusconi MARTA FASCINA - MARINA E PIER SILVIO BERLUSCONI - PAOLO BERLUSCONI - SERGIO MATTARELLA antonio tajani e giorgia meloni al senato marina pier silvio barbara eleonora luigi berlusconi

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…