donald trump hillary clinton

VIENE A GALLA IL VERO RUSSIAGATE: ''FU LA CLINTON A ORDINARE PIANO ANTI TRUMP''. DESECRETATO UN MEMO INVIATO NEL 2016 DALLA CIA ALL'ALLORA DIRETTORE DELL'FBI JAMES COMEY, NEL QUALE SI INDICAVA CHE HILLARY AVEVA APPROVATO UN PIANO PER COLLEGARE LA CAMPAGNA DI TRUMP ALL'HACKERAGGIO DEL PARTITO DEMOCRATICO, DI CUI VENNE ACCUSATA LA RUSSIA. DESTINATARIO DEL MEMO PETER STRZOK DELL'FBI, CHE CON LA SUA AMANTE TRAMAVA CONTRO TRUMP ED È STATO DESTITUITO

Da www.ilmessaggero.it

 

Si arricchisce di nuovi elementi l'intricata vicenda del Russiagate, l'inchiesta sui presunti legami Trump-Putin (mai provati), poi divenuta Obamagate nella contronarrativa repubblicana, che accusa l'establishment democratico di avere organizzato una montatura ai danni dell'allora candidato repubblicano Donald Trump.

 

Il numero uno dell'intelligence Usa, John Ratcliffe , Director of National Intelligence (Dni), ha declassificato un memo inviato nel 2016 dalla Cia all'allora direttore dell'Fbi James Comey, nel quale si indicava che informazioni di intelligence suggerivano che la candidata democratica alla presidenza, Hillary Clinton, aveva approvato un piano per collegare la campagna di Trump all'hackeraggio del Democratic National Committee, di cui venne accusata la Russia.

dibattito trump clinton

 

La scorsa settimana, durante un'audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato, Comey affermò di non ricordare di aver ricevuto il documento. Insieme a lui, destinatario del memo era anche il capo della sezione controspionaggio dell'Fbi Peter Strzok, che guidò le indagini sull'uso di un server di posta elettronica personale da parte di Hillary Clinton, all'epoca in cui era segretario di Stato. Una pratica vietata. Le tre pagine del documento, in parte coperte da omissis, sono state inviate da Ratcliffe ai presidenti e ai membri delle commissioni Intelligence di Senato e Camera dei Rappresentanti. Insieme al memo, sono state desecretate anche alcune note scritte dall'allora direttore della Cia, John Brennan.

 

La scorsa settimana, Ratcliffe aveva già reso noto un sommario relativo al contenuto del documento ora declassificato, nel quale sosteneva che la Clinton avrebbe approvato il piano per prendere di mira Trump il 26 luglio del 2016, mentre le note scritte a mano da Brennan riguardavano un briefing con il presidente Barack Obama alla fine di luglio. Ratcliffe spiegava che le informazioni relative al presunto piano della Clinton venivano da un'analisi di intelligence russa della quale le autorità Usa erano entrate in possesso. Ratcliffe suggeriva anche che, poiché le informazioni provenivano dalla Russia, andavano gestite con attenzione, perché potevano essere state intenzionalmente manipolate.

 

peter strzok lisa page

Da questo complicato intreccio, nel memo della Cia inviato a Comey e Strzok si afferma che il 'pianò della Clinton serviva a distrarre l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica dalla vicenda che la riguardava direttamente: lo scandalo legato all'uso di un server privato di posta elettronica durante il suo incarico da segretario di Stato. Le note dell'ex direttore della Cia Brennan, inoltre, descrivono la «presunta approvazione da parte di Hillary Clinton il 26 luglio (2016, ndr) di una proposta avanzata da un suo consigliere di politica estera per diffamare Donald Trump, alimentando uno scandalo riguardo alle interferenze dei servizi di sicurezza russi».

 

Le note di Brennan presentano anche tre 'puntì provenienti da «Potus», l'acronimo usato per indicare il presidente degli Stati Uniti, vale a dire Barack Obama. Nell«unico punto non coperto da omissis si legge, »qualsiasi prova di collaborazione tra la campagna di Trump e i russi«». Infine, le note di Brennan comprendono un altro elenco di 'puntì sotto l'intestazione «JC», che potrebbe fare riferimento al direttore dell'Fbi James Comey. Questo starebbe a significare che Brennan fornì un briefing anche a Comey o ricevette l'ordine di farlo.

 

peter strzok

Ce n'è abbastanza, secondo gli ambienti repubblicani, per rendere ancora più concreta l'ipotesi del complotto anti-Trump, legando artificiosamente il suo nome alla Russia, prima con l'indagine condotta dall'Fbi e poi con quella affidata al procuratore speciale Robert Mueller. E tuttavia, al di là delle esasperazioni legate alla attuale campagna presidenziale, una lettura attenta dei documenti e della tempistica degli eventi dell'epoca, prima e dopo il 26 luglio 2016, data del presunto 'via liberà della Clinton al piano anti-Trump, offre diversi spunti di riflessione.

 

Come fa notare l'Epoch Times, il 22 luglio 2016, Wikileaks rese pubbliche migliaia di email del Democratic National Committee (Dmc), lo stato maggiore dei Democratici Usa. Poco più di un mese prima, il Dnc aveva denunciato l'hackeraggio dei suoi server da parte di pirati informatici russi. Il 25 luglio del 2016, Jake Sullivan, uno dei principali consiglieri politici della campagna di Hillary Clinton, parlò pubblicamente di possibili legami tra il candidato repubblicano Donald Trump e la Russia.

 

ROBERT MUELLER JAMES COMEY

Lo stesso giorno, l'Fbi confermò di avere aperto un'indagine sull'hackeraggio dei server del Dnc. Il 26 luglio, la Clinton accettò la nomination democratica alla Presidenza. Lo stesso giorno, secondo quanto lascerebbero intendere i documenti ora declassificati, la Clinton approvò il piano contro la campagna di Trump.

 

Sempre lo stesso giorno, l'ex agente segreto britannico Christopher Steele, produsse una bozza del suo famoso 'dossier' anti Trump (che poi si scoprì essere stato finanziato dai Democratici), nel quale si affermava anche l'esistenza di una vasta operazione di hackeraggio da parte della Russia. Infine, sempre il 26 luglio del 2016, il diplomatico australiano Alexander Downer informò il vice capo missione dell'ambasciata Usa a LOndra di avere avuto una conversazione con un giovane consulente della campagna di Trump, George Papadopoulos, nel quale questi lo aveva informato che la Russia era in possesso di materiale «sporco» sulla Clinton, sotto forma di migliaia di email hackerate.

 

trump e clinton

Secondo numerose testimonianze e secondo quanto anche attestato dal rapporto sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, che accorpò l'indagine dell'Fbi, Papadopoulos ricevette a sua volta l'informazione dal misterioso professore maltese Joseph Mifsud, dopo un incontro alla romana Link Campus University. Mifsud, come è noto, è scomparso da anni.

 

Per chiedere informazioni sul conto di Mifsud, il ministro della Giustizia Usa William Barr e il procuratore John Durham, al quale è stata affidata la contro-inchiesta sul Russiagate, nel 2019 volarono in due occasioni a Roma, per incontrare i vertici dell'intelligence italiana, che hanno sempre smentito qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.

 

Proseguendo con la cronologia, il 27 luglio 2016, Trump in una conferenza stampa disse: «Russia, se stai ascoltando, spero che tu sia in grado di trovare le 30mila email mancanti». Il riferimento era alle email transitate sul server privato di Hillary Clinton, all'epoca in cui era segretario di Stato, misteriosamente scomparse o cancellate. Il giorno seguente, il 28 luglio, l'avvocato dell'Fbi Lisa Page scrisse un sms al capo della sezione controspionaggio Peter Strzok (col quale, emerse in seguito, aveva una relazione): «Avete già aperto (un'indagine, ndr) su di lui?».

 

BARACK OBAMA john brennan

Al messaggio, la Page allegò un link a un articolo intitolato, «Trump e Putin. Sì, c'è veramente qualcosa». Strzok rispose al messaggio: «Aperto su Trump? Se Hillary volesse, sai che ci sarebbero 5 uffici pronti». Il 29 luglio del 2016, il direttore dell'Fbi Comey, il vice direttore dell'Fbi Andrew McCabe e i vertici del Bureau, fecero una riunione per discutere della 'soffiatà ricevuta dal diplomatico australiano Downer, oltre che di altre informazioni avute su due membri della campagna di Trump, Carter Page e Paul Manafort. In seguito, McCabe riferì all'ispettore generale del dipartimento di Giustizia, che condusse un'indagine interna sulla gestione della vicenda Russiagate, che non ricordava di aver partecipato a quella discussione.

 

Il 30 luglio, l'ex agente britannico Steele, ingaggiato per produrre il dossier anti Trump e informatore dell'Fbi, produsse un memo nel quale sosteneva che da otto anni la Russia stava 'coltivandò Trump. Inoltre, riferiva di un presunto timore del Cremlino riguardo alle conseguenze dell'hackeraggio dei server del Democratic National Committee. Il 31 luglio, Strzok in un'email segnalava l'apertura ufficiale di un'indagine sui presunti legami tra la campagna Trump e la Russia. Nome dell'indagine, 'Crossfire Hurricanè. Elemento scatenante della stessa, la conversazione tra Papadopoulos e Downer e il precedente contatto tra lo stesso Papadopoulos e Joseph Mifsud.

 

JOHN DURHAM

Troppo presto per trarre delle conclusioni, anche perché è lecito attendersi la pubblicazione di altri documenti riservati, oltre alle conclusioni dell'indagine affidata al procuratore Durham. 'Colpi a sorpresà che potrebbero essere svelati in vista delle elezioni presidenziali di novembre, nelle quali Trump userà l«Obamagatè, come egli stesso ha ribattezzato il Russiagate, per sostenere ancora una volta la tesi di un complotto democratico ai suoi danni. Quel che è certo è che la vicenda è tutt'altro che conclusa.

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