OGGI GOLDMAN SACHS NON HA PIÙ BISOGNO DEI PRODI, MONTI, LETTA CHE LA INTRODUCANO AI TAVOLI CHE CONTANO. LA PARTITA SI È FATTA PIÙ EUROPEA

Un altro segnale che siamo un paese alla deriva? La più infernale banca d’affari americana non arruola più politici e pezzi grossi di Bankitalia (Draghi) - Krugman: “Quella non è una banca, è l’anticamera per un posto di primo livello in politica”… - -

Condividi questo articolo

Camilla Conti per il Fatto Quotidiano

"Quella non è una banca, è l'anticamera per un posto di primo livello in politica". Così definiva Goldman Sachs nel 2008 il Nobel per l'Economia, Paul Krugman. Tesi condivisa in Italia dove la prassi del colosso americano di arruolare nei propri ranghi persone che hanno ricoperto importanti incarichi istituzionali ha alimentato il mito della banca che nomina i governi.

GOLDMAN SACHSGOLDMAN SACHS

Certo, Goldman Sachs è sempre stata molto abile nel fenomeno cosiddetto delle revolving doors, porte girevoli: il passaggio di un professionista dal ruolo di legislatore o regolatore a quello di membro dell'industria che prima regolava e viceversa. Il caso più celebre è quello di Hank Paulson, ex amministratore delegato di GS diventato nel 2006 ministro del Tesoro nel governo di George W. Bush.

In Italia il percorso di solito è opposto: dalla politica alla banca. Gianni Letta, Mario Draghi, Romano Prodi, Mario Monti. Sono stati tutti advisor, ovvero consulenti, di Goldman Sachs. Un lavoro che consisteva nell'aiutare la società sfruttando la loro rete di relazioni. Il core business di Goldman Sachs sono i grandi clienti come Eni, Fiat, Enel e anche il governo italiano. O aziende più piccole ma globali, come Prada.

GOLDMAN SACHSGOLDMAN SACHS

L'obiettivo è conquistare credibilità sui mercati globali, per questo servono advisor eccellenti. "Un conto è fare pesca al traino, un altro fare la caccia ai marlin: devi avere una barca veloce con canne di un certo tipo e a bordo marinai d'altura. Sono due mestieri e due tecniche diversi", spiega al Fatto un banchiere riferendosi ai clienti di Goldman.

Si racconta che fu Gianni Letta, ingaggiato nel 2007, a suggerire di non impegnarsi in una partita tutta nazionale come il salvataggio di Alitalia.

Draghi, Merkel e MontiDraghi, Merkel e Monti

Quando Letta tornò a Palazzo Chigi nel 2008, poi, come consulente venne scelto il commercialista Enrico Vitali, partner dello studio di Giulio Tremonti. Il primo fu Prodi, che entrò nella banca Usa nel 1990, dopo sette anni da presidente dell'Iri.

I "complottisti" sostengono che Goldman Sachs abbia organizzato il colpo di Stato nei governi in Europa e avrebbe piazzato i suoi uomini di fiducia, come Mario Monti o Mario Draghi alla Banca centrale europea. Claudio Costamagna, ex Montedison, ex Citibank e oggi presidente-fondatore della società di consulenza on-line Advise Only, è stato anche capo dell'investment banking in Europa di Goldman Sachs.

mario DRAGHI E MONTImario DRAGHI E MONTI

In un intervista al Corriere della Sera del 2011 contestava le tesi del grande complotto: "Monti è un esperto di Antitrust, Prodi è stato per noi di Goldman, e stiamo parlando del 19 91, una sorta di pioniere e biglietto da visita: in Italia non ci conosceva nessuno, o quasi, e la banca d' affari conosceva poco il nostro Paese".

Ma quanto conta oggi Goldman Sachs in Italia? E chi sono i nuovi Goldman Boys? Perché non ci sono i super consulenti ma anche circa 250 - fra banchieri e trader - italiani sparsi in Europa che seguono il nostro mercato. L'attività è centralizzata su Londra e molti sono basati lì. Nel 2006 si è rafforzata la squadra di vertice di Goldman Sachs in Italia. Da Jp Morgan è arrivato Massimo Della Ragione dopo aver gestito operazioni come la fusione tra Unicredit e Hvb o la cessione della Bnl ai francesi di Bnp Paribas. Oggi è co-head di Goldman Sachs in Italia e ha responsabilità anche in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca.

lloyd blankfeinlloyd blankfein prodi romanoprodi romano

Sempre al vertice, ci sono anche i partner italiani: Francesco Pascuzzi, co-head dell'investment banking, Gilberto Pozzi, responsabile della divisione "fusioni e acquisizioni" per Europa, Medio Oriente e Africa, Alessandro Dusi, Francesco Garzarelli, capo dell'analisi dei mercati, e Simone Verri. Nomi noti nella City cui si aggiungono anche i managing director Antonio Gatti e Antonio Mattarella.

Una quarantina di professionisti che sono riusciti a scalare i gradini più alti della gerarchia della banca d'affari più influente del mondo. Con stipendi adeguati allo status: salario base di 900.000 dollari e un bonus in azioni incassabile dopo cinque anni. Qualcosa è cambiato negli anni della crisi: in Italia la banca non è più quella degli anni Ottanta-Novanta che per farsi conoscere nel nostro Paese aveva dovuto approfittare dell'ondata di privatizzazioni messe in campo da Prodi.

Oggi Goldman Sachs è fra i top 10 market maker del debito pubblico italiano. E non ha più bisogno di grandi nomi che la introducano ai tavoli che contano. La partita si è fatta più europea. Ma l'attenzione sull'Italia resta alta, con una visione positiva sul governo Letta (forte della presenza del ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, considerato l'uomo di fiducia di Draghi).

Lo scorso 5 giugno Goldman ha presentato alla Bocconi uno studio realizzato insieme al centro ricerche dell'università milanese sulle operazioni di fusioni e acquisizioni, in gergo finanziario m&a, dimostrando che rendono di più in fasi di crisi, come quella attuale. Quindi le imprese finanziariamente più sane non dovrebbero lasciarsi sfuggire l'occasione rappresentata da questi tempi di incertezza economica per ottenere ritorni maggiori. Ad accompagnarle all'altare ci penserà poi Goldman Sachs.

Paul KrugmanPaul Krugman

 

 

Condividi questo articolo

business