sesso prostata

FORZA, DATECI DENTRO: TROMBARE PREVIENE IL CANCRO ALLA PROSTATA! - ALDO CAZZULLO INTERVISTA IL PROFESSOR BERNARDO ROCCO, PRIMARIO DI UROLOGIA DEL POLICLINICO GEMELLI: "SI PENSA CHE IL SESSO POSSA ESSERE D’AIUTO. SEMBRA CHE L’AUMENTO DELLA FREQUENZA DELL’EIACULAZIONE SIA PROTETTIVO" - "TANTI UOMINI ASSOCIANO L’INTERVENTO ALLA PROSTATA ALL’IMPOTENZA? LE OPERAZIONI CON I ROBOT CONSENTONO MOLTA PIÙ PRECISIONE. È PIÙ FACILE RISPARMIARE I NERVI DA CUI DIPENDE L’EREZIONE" - QUANDO BEPPE GRILLO CONSIGLIO' COME PREVENIRE IL TUMORE ALLA PROSTATA: "BISOGNA TROMBARE! BISOGNA EIACULARE 21 VOLTE AL MESE. IO SONO GIÀ A QUOTA 18" (E ROCCO SIFFREDI CONFERMO': "SE TROMBI LA SVUOTI MEGLIO, SE TI FAI LE PIPPE LA SVUOTI A METÀ")

1. LO DISSE GRILLO, LO CONFERMA ROCCO SIFFREDI: ‘’PER NON FARSI VENIRE UN TUMORE ALLA PROSTATA BISOGNA TROMBARE UNA VOLTA AL GIORNO, VA SVUOTATA CONTINUAMENTE” 2. “SE TROMBI LA SVUOTI MEGLIO, SE TI FAI LE PIPPE LA SVUOTI A METÀ, PERÒ VA BENE LO STESSO. SE TI FAI UNA BELLA CHIAVATA SI SVUOTA CON PIÙ PRESSIONE, CON UNA SEGA NO” 2. C’È ANCHE UN CONSIGLIO DEL PROFESSOR SIFFEDI PER LE DONNE: “SE SOFFRITE DI STITICHEZZA CONSIGLIO FORTEMENTE IL SESSO ANALE, ME LO HANNO DETTO MOLTI ESPERTI” 3. “L’ART. 18? NEL PORNO NON ESISTE. SE NON FUNZIONI TI ATTACCHI AL CAZZO PER DAVVERO” 4. “I LLOYD’S DI LONDRA MI HANNO RIFIUTATO UN’ASSICURAZIONE SUL PISELLO. VOLEVO FARE UNA POLIZZA, ME LO AVEVANO ADDENTATO DELLE RAGAZZE UN PO’ FUORI DI TESTA, MI AVEVANO ANCHE MESSO DEI PUNTI. MI HANNO DETTO CHE ERA TROPPO USURATO E A RISCHIO”

 

https://www.dagospia.com/media-tv/rocco-siffredi-per-non-farsi-venire-tumore-prostata-bisogna-trombare-85711

 

Estratto dell'articolo di Aldo Cazzullo per il "Corriere della Sera"

 

BERNARDO ROCCO

Professor Bernardo Rocco, lei è il pioniere della chirurgia robotica.

«Si opera dalla consolle, con il robot al fianco. È come manovrare una playstation».

 

Qual è la prevenzione primaria?

«Astensione dai fattori di rischio, ad esempio il fumo».

 

E quella secondaria?

«L’analisi precoce. Io opero i tumori al rene, alla vescica, alla prostata. Quello alla prostata è l’equivalente maschile del tumore al seno. Ma mentre le donne hanno imparato a fare regolarmente la mammografia, gli uomini esitano a farsi controllare».

 

Come mai? Pudore?

TUMORE ALLA PROSTATA

«O pigrizia. È come fare shopping: gli uomini si sottraggono o escono di casa con un obiettivo preciso; le donne fanno una capatina un po’ in tutti i negozi, random. E poi i maschi tendono ad aver paura di fare “outing”, di esporre un problema».

 

Cosa dovrebbero fare invece?

«Ci sono diversi step. L’esame del sangue: il psa è un valore quasi sempre indicativo. L’esplorazione rettale. Nei soggetti a rischio, la risonanza. Se necessario, la biopsia. È come passare la popolazione al setaccio, e individuare i soggetti che meritano un approfondimento. Nel peggiore dei casi, si scoprono tumori che non necessitano di essere trattati».

 

TUMORE ALLA PROSTATA

Spesso si muore con il cancro alla prostata, non per il cancro alla prostata. Così almeno si sente dire.

«Per anni si è osteggiato il rischio di “over detection” — troppe diagnosi — e di “over treatment”: troppi trattamenti. Certo non tutti i tumori portano alla morte: a volte si investono energie e si perde serenità per diagnosticare tumoretti indolenti, o si trattano cose che sarebbe meglio non trattare. Il punto è bilanciare le cose».

 

Qual è l’incidenza della malattia?

«Tra i bianchi, un uomo su otto sviluppa un tumore alla prostata. Tra i neri, uno su quattro».

 

Come mai?

«Non si sa con certezza. Si ipotizzano fattori ormonali, ma anche genetici. Probabilmente influisce anche l’accesso storicamente più limitato allo screening precoce».

 

E in Italia?

sesso ufficio

«Abbiamo 40 mila nuovi casi all’anno, circa settemila morti, e 550 mila portatori. Una malattia da combattere, ma con cui si convive».

 

Quali sono i fattori di rischio, oltre al fumo?

«Sulla prostata il fumo incide relativamente poco, a differenza che sui polmoni o sulla vescica».

 

Il sesso?

«Si pensa che possa essere d’aiuto. Sembra che l’aumento della frequenza dell’eiaculazione sia protettivo».

 

[…] Il vino?

«Mi piace molto. In particolare il brunello di Montalcino.

I miei genitori, entrambi figli di medici, si sono incontrati a Siena».

 

Il vino non è cancerogeno?

«Basta non esagerare».

sesso 3

 

Qualcosa con cui si può esagerare?

«Pare che il tè verde aiuti».

 

Altri consigli di lunga vita?

«Fare attività fisica. Comportarsi in modo virtuoso, o almeno con buon senso. Imparare a prepararsi bene alla vecchiaia. Non aumentare troppo di peso. Fare i controlli giusti. Tenere contatti costanti con una figura medica di riferimento. E non ammazzarsi con lo smartphone».

 

Cosa c’entra lo smartphone?

«È alienante. In particolare durante l’età evolutiva».

 

Davvero con i robot si opera anche a distanza?

«Io l’ho fatto. Nel 2024, su modelli, quindi non su creature vive. Da un laboratorio di Orlando, Florida. Un modello era a Dubai, un altro a Shangai. I cinesi lo fanno già sugli esseri umani: l’operatore era qui a Roma, il paziente in Cina. Il mio ex capo ha operato dall’America un paziente in Angola».

sesso in ufficio 5

 

[…] Quando è stato fatto il primo intervento a distanza?

«Il 7 settembre 2001. Un chirurgo di New York operò un paziente in Francia: colecistectomia. La conferenza stampa per dare l’annuncio fu fissata per l’11 settembre; ma quel giorno il mondo aveva altro cui pensare. La tecnica fu rilanciata dai cinesi. Ma il primo e per vent’anni unico robot-chirurgo porta un nome italiano: Da Vinci».

 

Come si fa a operare a migliaia di chilometri di distanza?

«Le indicazioni arrivano con le velocità del passaggio di segnale: la fibra, il 5g, in futuro 6g. Il valore accettabile dalla latenza arriva fino a un decimo di secondo».

 

sesso 1

Quindi può passare al massimo un decimo di secondo tra il suo movimento alla consolle e quello del robot al tavolo operatorio?

«Sì. Oltre diventa pericoloso. Al nostro livello, un decimo di secondo non è pochissimo».

 

Perché in Italia non si può ancora fare?

«Perché la tecnologia non ha limiti; la burocrazia sì. Siamo in tre ad avere già i robot pronti: qui al Gemelli di Roma, all’ospedale del Mare a Napoli, e a Torino. L’intervento è lo stesso se hai il paziente al fianco della consolle o se ce l’hai a diecimila chilometri.

 

SESSO

Abbiamo avuto l’approvazione del comitato etico del Gemelli, e custodisco tra le mie cose più care una lettera di papa Francesco che ci incoraggia ad andare avanti: mi è arrivata attraverso il cardinal Ravasi, che ha celebrato il nostro matrimonio. Stiamo lavorando con il ministero per avere il marchio Ce, il via libera europeo. In Belgio e in Spagna già lo fanno».

 

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In caso di errore di chi è la responsabilità?

«I cinesi ne hanno discusso, e hanno stabilito che la responsabilità è del chirurgo che è sul posto, accanto al robot che opera».

 

Se operano i robot, i medici perdono il lavoro.

«No. Si crea una rete. Alla stessa macchina si possono collegare più persone, che da posti diversi lavorano insieme. E si può insegnare ai giovani medici dei Paesi africani, asiatici, sudamericani. È come fare scuola guida a distanza».

 

L’anno prossimo si terrà a Roma il convegno di robotica di cui lei è presidente, con la professoressa Fagotti e il professor Alfieri.

MATRIMONIO SENZA SESSO

«Verranno da tutto il mondo, saranno presentati oltre trenta sistemi robotici, per operare l’addome, il torace, gli arti. L’obiettivo è ridurre l’impatto della chirurgia sul paziente. E renderla molto più democratica».

 

Cioè?           

«Un chirurgo modesto grazie alla robotica diventa molto più bravo».

 

Rispetto alla mano che impugna il bisturi qual è la differenza?

sesso di coppia

«È come guidare una vecchia 500, su cui cambiavi facendo la doppietta, e guidare una Mercedes con il cambio automatico e tutti i sistemi di assistenza. Ancora adesso si opera la prostata a cielo aperto. Ma abbiamo già sistemi molto meno invasivi».

 

Tanti uomini associano l’intervento alla prostata all’impotenza.

«Per quanto riguarda la deficità erettile, l’attività robotica consente molta più precisione. È più facile risparmiare i nervi da cui dipende l’erezione. Poi certo l’età del paziente conta. Ho operato un 45enne che aveva 188 di Psa; i livelli normali sono tra 1 e 4. Dopo l’intervento si è dovuto sottoporre a ogni ciclo di cura. È tornato a una vita perfettamente normale. Purtroppo non è un caso rappresentativo, non succede sempre così. Però succede».

aldo cazzullo

 

I pazienti devono restare anonimi, ma Alberto Nobili, lo storico pm antimafia, l’ha ringraziata in pubblico.

«Gli ho ricostruito la vescica usando un pezzo di intestino. Lo stesso giorno ho fatto lo stesso intervento con la stessa tecnica su un noto killer di mafia. E l’ho trovato un segno di civiltà: il servizio sanitario nazionale si prende cura allo stesso modo di un magistrato coraggioso e di un assassino». […]

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