ANTONIO CONTE, RE DELLA PANTOMIMA – SIAMO ALLE SOLITE: "ANDONIO" LASCIA IL NAPOLI CON UNA SCENEGGIATA DELLE SUE, SCARICANDO LE RESPONABILITÀ SULLA MANCATA COMPATTEZZA DELL'AMBIENTE E PER LE CRITICHE RICEVUTE - LA VERITA' E' CHE CONTE, JUVE A PARTE, NON E' RIUSCITO MAI AD ALLENARE UNA SQUADRA PER PIÙ DI DUE ANNI - DAI TEMPI DI QUANDO ALLENAVA LA NAZIONALE, FINO AGLI SCAZZI CON LE DIRIGENZE DI CHELSEA E INTER E LA SFURIATA CON IL TOTTENHAM – “IL NAPOLISTA”: “LE CONFERENZE D'ADDIO DI CONTE SONO UN GENERE LETTERARIO” - VIDEO
Conferenza di Antonio #Conte dopo il primo anno all’Inter. pic.twitter.com/ro4QmkvDPl
— Carlo Gioia (@carlo_gioiaa) May 25, 2026
Mario Piccirillo per www.ilnapolista.it
Non si sa a quanto ammontasse il conto dell’ultima cena napoletana, al White Chill Out di Pozzuoli. Aveva tutte le sembianze di un “ristorante da cento euro”, il metro del benessere societario di Antonio Conte. Ma stavolta se n’è andato arringando contro la mancanza di compattezza dell’ambiente, mettendo in un soppalco i sottotesti economici. Con una conferenza stampa doppia – lui e De Laurentiis, con il cellulare del presidente a rompere il filo delle dichiarazioni asincrone. Uno parlava, l’altro scuoteva la testa.
“A Napoli ho fallito in una cosa, non sono riuscito a portare compattezza. Ho visto veleno e zizzania contro di me e i miei calciatori. Chi sparge veleno è un fallito, Napoli non ha bisogno dei falliti”
Nuova variante d’un genere letterario a sé: gli addii di Conte. Una specie molto peculiare di discorso di fine anno, con una sua grammatica sempre terribilmente appuntita. Non c’è mai stato un commiato dolce, nella storia di Conte. Mai.
IL RISTORANTE DA 100 EURO
antonio conte vince lo scudetto con la juve
Riavvolgiamo il nastro al 2024, Juventus. Perché è lì che il genere si cristallizza nella sua forma più pura. Tre scudetti consecutivi, una squadra costruita dal nulla sulle macerie del fallimento, e Conte che se ne va al secondo giorno di ritiro. Con una metafora gastronomica destinata a diventare un classico. “Non puoi sederti in un ristorante da 100 euro se in tasca ne hai solo 10”.
La Juventus come tavolo prenotato per cena di gala, Marotta e Agnelli come commensali con il portafoglio sottile. Nel video d’addio ufficiale i toni furono più pacati – “Vincere è difficile, confermarsi lo è ancora di più”.
CT: CONTRO TUTTI
Due anni dopo, la Nazionale. Europei da mezzo miracolo giocato bene, quarti di finale contro la Germania, eliminazione ai rigori con una squadra fatta di Pellé e Giaccherini. Il contesto ideale per un addio composto, un passaggio di consegne dignitoso. E invece: “Non mi sono mai sentito appoggiato da nessuno, ho sempre avuto tutti contro”
L’uomo che aveva appena condotto una selezione appena mediocre alla migliore prestazione europea degli ultimi anni decide che il momento adatto per regolare i conti con l’intero sistema calcio italiano: i club di Serie A che non concedevano stage. La Federcalcio assente. Il vuoto pneumatico attorno a lui.
IL CHELSEA E LA GUERRA FREDDA CON GRANOVSKAIA
L’addio al Chelsea è tecnicamente diverso dagli altri: non furono dimissioni ma un esonero. Eppure fu il più lungo della sua carriera, un addio in slow motion per quasi dodici mesi, centellinando una conferenza stampa alla volta. “Il mercato non l’ho fatto io”, disse a stagione in corso. La direttrice Marina Granovskaia mai nominata direttamente, sempre presente come un fantasma nelle sue parole. La Premier League vinta, l’estate passata a litigare sugli acquisti, la seconda stagione come sequenza di dichiarazioni ostili. Ottenne un risarcimento milionario dopo anni di tribunale.
L’INTER E IL PROGETTO TRADITO
L’addio all’Inter ha una struttura drammaturgica ancora diversa. Niente finale esplosivo, nessun monologo d’accusa. L’antifona è “Serve rispetto.” “Bisogna proteggere chi lavora “Non si possono fare miracoli” Alla fine oppone il silenzio del campione che lascia il giorno del trionfo, con una frase-sentenza a lento rilascio: “Il progetto dell’Inter è cambiato. Il mio non è mai cambiato”.
Suning ridimensiona per forza di crisi economica e direttive da Pechino. Hakimi parte, Lukaku partirà. E Conte – che ha riportato lo scudetto dopo undici anni di digiuno decide che l’austerity non fa per lui. Non ne ha la vocazione. Non ne ha il temperamento. Se ne andrà riuscendo a farsi pagare tre volte.
IL CAPOLAVORO TOTTENHAM
E poi c’è il Tottenham, che in Inghilterra è un capitolo ancora molto celebrato. Marzo 2023, pareggio per 3-3 contro il Southampton dopo aver sprecato due gol di vantaggio. Conte si siede davanti ai microfoni e produce quello che resterà, negli annali del calcio contemporaneo, come il discorso d’addio più devastante mai pronunciato da un allenatore. Secondo forse solo allo sfogo del Trap a Monaco (Strunz!”)
“Vedo giocatori egoisti. Vedo giocatori che non vogliono aiutarsi e non mettono il cuore. La scusa è sempre l’allenatore. Ma qui sono abituati così. Non giocano per qualcosa di importante. Non vogliono giocare sotto pressione. Questa è la storia del Tottenham. In 20 anni c’è questo proprietario e non hanno mai vinto niente. Perché? La colpa è solo del club o di tutti gli allenatori che sono passati di qui? Scuse. Scuse. Scuse. Cercare di proteggerli ogni volta. Bah. Dai, dai, dai. Siamo professionisti. Il club ci paga un sacco di soldi. I giocatori ricevono soldi, io ricevo soldi, capite?”.
Conte tirò dentro giocatori, dirigenza e storia del club: il sistema, la cultura, l’abitudine all’alibi sedimentata come calcare nelle tubature. Pochi giorni dopo, risoluzione contrattuale. Inevitabile come la pioggia a Londra. A Napoli se ne va col primo caldo afoso dell’anno.
ANTONIO CONTE EDER
antonio conte
antonio conte
antonio conte
antonio conte
antonio conte
antonio conte ha apprezzato i capelli di fellaini
ANTONIO CONTE
ANTONIO CONTE
ANTONIO CONTE
ANTONIO CONTE
Antonio Conte
Antonio Conte
antonio conte foto mezzelani gmt
INTER NAPOLI - LA FURIA DI ANTONIO CONTE




