ASPETTAVAMO IL FENOMENO SINNER, ABBIAMO TROVATO UNA SQUADRA! I TRE MOSCHETTIERI DELL'ITALTENNIS, COBOLLI, BERRETTINI, ARNALDI, ALLA CONQUISTA DEL ROLAND GARROS – OGGI I QUARTI CON COBOLLI CHE SFIDA AUGER ALIASSIME. SE LO BATTE IN SEMIFINALE AFFRONTERA’ IL VINCENTE DEL DERBY BERRETTINI-ARNALDI E AVREMO SICURAMENTE UN ITALIANO IN FINALE AL ROLAND GARROS - LA SORPRESA PIÙ BELLA DI PARIGI È LA CONFERMA DEL MOMENTO D’ORO DELL’ITALTENNIS. IL FENOMENO È FIGLIO DI UNA MAMMA, LA SQUADRA DI UNA PROGRAMMAZIONE…
Luigi Garlando per gazzetta.it - Estratti
Li aspettiamo oggi dietro al Convento dei Carmelitani Scalzi per emozionarci ancora. Scusate se abusiamo anche noi del facile paragone con i “Tre moschettieri” di Alexandre Dumas, ma siamo a Parigi e non si possono leggere le imprese di “Aramis” Cobolli, “Porthos” Berrettini e “Athos” Arnaldi senza scomodare “D’Artagnan” Sinner.
«Jannik è fuori? Tutti per uno, uno per tutti!». Sinner c’entra comunque, perché è stato lui a creare il Rinascimento azzurro, a vincere una Davis quasi da solo e a trasmettere autostima a tutti, tanto che l’ultima l’hanno vinta senza di lui e in tre hanno scalato il Roland Garros fino ai quarti. Un giorno, Cobolli, dopo un allenamento con Jannik, ansimò: «Stavo a morì...». Ma a forza di “morì”, sull’esempio di Sinner, il talento di Cobbo è diventato adulto.
Per far fuori Cerundolo, carnefice di Sinner, Berrettini è stato un po’ Porthos, il moschettiere più potente e un po’ Montecristo, perfido nella vendetta: ha fatto annusare qualche set-point all’argentino, per poi infilzarlo al tie-break, gelido come un Sinner.
Matteo è stato il più esposto in difesa di Jannik durante la squalifica, Jannik ha ricambiato con parole da amico che gli hanno dato forza nei momenti cupi. Arnaldi, che ha salvato punti sulla luna, morto e risorto dopo 5 ore e mezza di lotta, è stato il pozzo di energie, mancate a Sinner.
Perderemo un Matteo, ma l’altro sarà in semifinale. Aspettavamo un fenomeno, abbiamo trovato una squadra: la sorpresa più bella di Parigi e una lezione, perché il fenomeno è figlio di una mamma, la squadra di una programmazione.
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